«Noi non stiamo festeggiando, siamo molto preoccupati per il Paese», avverte Stefano Patuanelli, ex ministro dello Sviluppo e vicepresidente del M5S, ben attento a smentire la vulgata diffusa a destra di un’opposizione soddisfatta per la mancata uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione europea.
Ma non è un fallimento del governo?
«A noi interessa poco dire che sono stati incapaci, a quello ci pensano i numeri. Però un dato mi sembra oggettivo: siamo di fronte a un esecutivo che non ha la minima idea di come affrontare una crisi economica profonda che rischia di devastare il nostro tessuto sociale».
Che conseguenze ha lo sforamento del 3%?
«Quella immediata è non poter attivare le clausole di salvaguardia per gli impegni presi in sede Nato: significa non poter scorporare …
«Noi non stiamo festeggiando, siamo molto preoccupati per il Paese», avverte Stefano Patuanelli, ex ministro dello Sviluppo e vicepresidente del M5S, ben attento a smentire la vulgata diffusa a destra di un’opposizione soddisfatta per la mancata uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione europea.
Ma non è un fallimento del governo?
«A noi interessa poco dire che sono stati incapaci, a quello ci pensano i numeri. Però un dato mi sembra oggettivo: siamo di fronte a un esecutivo che non ha la minima idea di come affrontare una crisi economica profonda che rischia di devastare il nostro tessuto sociale».
Che conseguenze ha lo sforamento del 3%?
«Quella immediata è non poter attivare le clausole di salvaguardia per gli impegni presi in sede Nato: significa non poter scorporare le spese militari dal rapporto deficit/Pil e avere margini risicatissimi per la prossima manovra finanziaria».
Quindi servirà, come ventilato dallo stesso Giorgetti, uno scostamento di bilancio?
«La settimana scorsa, a una mia interrogazione, il ministro del Tesoro ha risposto esattamente questo: se l’obiettivo non verrà raggiunto, come oggi è accaduto, avrebbe dovuto procedere con lo scostamento proprio per far fronte agli impegni Nato. Questo governo verrà ricordato per aver aumentato deficit e debito pubblico non per la sanità, per la scuola o per il dissesto idrogeologico, ma per le armi».
Rischia anche la proroga del taglio delle accise che scade il 1° maggio, o troveranno i soldi?
«Conoscendo le dinamiche del Mef e della Ragioneria, le risorse per finanziare quel taglio a mio avviso le troveranno. Anche perché, essendo aumentato il prezzo della benzina, c’è un maggior gettito Iva. Stiamo parlando di qualche centinaio di milioni: non credo che non abbiano riserve per una misura che è assolutamente necessaria. Dopodiché da mesi noi chiediamo di tassare gli extraprofitti delle imprese energetiche, che a questo punto mi pare non solo doveroso, ma indispensabile».
Pensa che ora lo faranno?
«Sarà sempre troppo tardi».
La premier ha puntato il dito contro l’Istat che stima sempre al ribasso il Pil. Voleva un aiutino?
«Per Meloni non è mai colpa sua. Adesso è il turno dell’Istat, che però è allineato con tutti gli altri istituti, anche europei. Quando l’attuale governo si è insediato l’Italia era un Paese sano: l’hanno riportato all’ultimo posto in classifica per la crescita. E non oso pensare cosa accadrà quando non ci sarà più il Pnrr. L’unica nota positiva è che, per allora, a Palazzo Chigi non ci saranno più loro».
Meloni sostiene il contrario: nel 2022 il rapporto deficit/Pil era all’8,1 e ora sta 5 punti sotto.
«Quel rapporto iniziale è figlio del Covid, si era reso necessario per sostenere famiglie e imprese. Che cosa volevano, che facessimo morire di fame i cittadini e fallire il nostro sistema produttivo? È vero che quel rapporto è stato ridotto, ma a colpi di tagli e tasse, non con la crescita dove siamo di nuovo, ribadisco, fanalino di coda. Si sono dimostrati impreparati e incapaci».
Sul debito, concordano Meloni e Giorgetti, pesa ancora la coda del Superbonus. Si è pentito?
«Finché lo dice Meloni, che di economia non capisce niente, è un po’ patetico, ma del ministro dell’Economia mi meraviglio. Nel 2025, nella componente deficit dell’Italia, non c’è un euro riferibile al 110%. Noi siamo rimasti sotto procedura d’infrazione per l’extra-deficit, non per il debito. Dopodiché stanno per battere il record di governo più longevo della Repubblica, il Superbonus è stato gestito per più di cinque anni da Giorgetti e per nove mesi da me. Se ci sono colpe, di chi sono?».
Ma non hanno ragione quando lamentano che a far sballare i conti è stata la guerra in Iran?
«Ma nel 2025 la guerra in Iran non c’era, cosa c’entra? A pesare di più sono stati gli ultimi quattro anni inconcludenti, fatti di scelte di politica industriale ed economica completamente sbagliate».
Per esempio?
«Hanno cancellato il reddito di cittadinanza e Transizione 4.0. Capisco che si possa criticare quanto fatto prima, ma questo governo non ha combinato niente. Non hanno avuto mezza idea su come far crescere il Paese. E ora i risultati li vedono tutti».