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Candiani: “La norma sui rimpatri non va stravolta. Un pasticcio? Chiedete a Mantovano”

(ansa)

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L’ex sottosegretario all’Interno: “Se l’assistito vuole lasciare l’Italia, perché dev’essere convinto ad aspettare fino al terzo grado per essere espulso?”
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Stefano Candiani, deputato leghista ed ex sottosegretario all’Interno, avete fatto un pasticcio?

«Questo lo deve chiedere al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano... ai piani alti del Palazzo, non a me».

Siete arrivati a dover approvare un correttivo il giorno in stesso in cui il decreto Sicurezza viene approvato. Non è grave?

«Ma è già successo. Quante volte spuntano delle “manine” quando si scrivono le leggi di Bilancio?».

E di chi è la “manina” in questo caso?

«Ma non lo so...».

Quali sono i paletti della Lega per la nuova versione della norma?

«Che appunta sia correttiva, non di più. E se è correttiva, non deve stravolgere il contenuto. I presupposti sono quelli. Governo e parlamento vogliono avere un sistema di rimpatrio volontario davvero funzionante».

Anche gli avvocati si sono lamentati del meccanismo che li porterebbe a ricevere 615 euro solo se il migrante riparte.

«Ma noi non dobbiamo andare dietro…

Stefano Candiani, deputato leghista ed ex sottosegretario all’Interno, avete fatto un pasticcio?

«Questo lo deve chiedere al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano... ai piani alti del Palazzo, non a me».

Siete arrivati a dover approvare un correttivo il giorno in stesso in cui il decreto Sicurezza viene approvato. Non è grave?

«Ma è già successo. Quante volte spuntano delle “manine” quando si scrivono le leggi di Bilancio?».

E di chi è la “manina” in questo caso?

«Ma non lo so...».

Quali sono i paletti della Lega per la nuova versione della norma?

«Che appunta sia correttiva, non di più. E se è correttiva, non deve stravolgere il contenuto. I presupposti sono quelli. Governo e parlamento vogliono avere un sistema di rimpatrio volontario davvero funzionante».

Anche gli avvocati si sono lamentati del meccanismo che li porterebbe a ricevere 615 euro solo se il migrante riparte.

«Ma noi non dobbiamo andare dietro agli interessi degli avvocati, ma dell’assistito».

Appunto, se il legale è incentivato a spingere alla partenza non è detto che agisca per l’interesse del cliente, no?

«Ma se l’assistito vuole lasciare l’Italia, perché invece dev’essere convinto ad aspettare fino al terzo grado per essere espulso?».

È quello che accade?

«Al momento, se sono un avvocato e faccio il patrocinio gratuito, so che perdo il compenso se il migrante non fa ricorso e aderisce al rimpatrio volontario. Se invece lo spingo a fare appello – magari lo porto anche a schiantarsi contro un muro alla fine – però intanto io prendo il rimborso dallo Stato. Su queste pratiche ormai si è creato un business, il sistema si è incistato».

Anche i vostri alleati, Forza Italia e Noi moderati, hanno espresso dei dubbi.

«Sono fatti loro, non vado a polemizzare».

Voi della Lega invece non avete alcun ripensamento sulla misura?

«Come ho detto, il principio è giusto, non ci vedo niente di sconvolgente».

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