Non possiamo escludervi, ma non siamo costretti a premiarvi. Se Russia e Israele saranno presenti con i loro padiglioni alla Biennale di Venezia, la giuria non li riconoscerà in alcun modo. Per loro, niente Leone d’oro per la miglior partecipazione nazionale né per il miglior partecipante all’Esposizione, né tantomeno menzioni speciali. La motivazione: si tratta di «Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale».
È l’ultimo colpo di scena in Laguna a pochi giorni dall’inaugurazione prevista per il 9 maggio: la giuria della rassegna d’arte veneziana, fresca di nomina da parte della Fondazione Biennale presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, ha diffuso un documento in cui chiarisce il proprio «impegno a difesa dei diritti umani» e la fedeltà allo «spirito del progetto di Koyo Kouoh», ossia della curatrice di questa edizione della mostra, prematuramente scomparsa a maggio dello scorso anno, di cui tuttavia Buttafuoco ha conservat…
Non possiamo escludervi, ma non siamo costretti a premiarvi. Se Russia e Israele saranno presenti con i loro padiglioni alla Biennale di Venezia, la giuria non li riconoscerà in alcun modo. Per loro, niente Leone d’oro per la miglior partecipazione nazionale né per il miglior partecipante all’Esposizione, né tantomeno menzioni speciali. La motivazione: si tratta di «Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale».
È l’ultimo colpo di scena in Laguna a pochi giorni dall’inaugurazione prevista per il 9 maggio: la giuria della rassegna d’arte veneziana, fresca di nomina da parte della Fondazione Biennale presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, ha diffuso un documento in cui chiarisce il proprio «impegno a difesa dei diritti umani» e la fedeltà allo «spirito del progetto di Koyo Kouoh», ossia della curatrice di questa edizione della mostra, prematuramente scomparsa a maggio dello scorso anno, di cui tuttavia Buttafuoco ha conservato sia il progetto, sia il team curatoriale.
La presa di posizione della giuria apre un nuovo fronte, forse inatteso, per Buttafuoco e la Fondazione che il 21 aprile aveva annunciato la giuria, per la prima volta tutta al femminile, guidata dalla brasiliana Solange Oliveira Farkas. Insieme a lei, le giurate Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi scrivono nel documento che sono consapevoli del «rapporto che lega il lavoro degli artisti alle azioni dello Stato che essi rappresentano», e quindi pur prendendone atto, se ne dissociano. Alla Biennale non è rimasto che replicare che la giuria «opera in piena autonomia e indipendenza di giudizio», ma ciò non toglie che la matassa appaia sempre più intricata.
Autonomia e indipendenza. È intorno a queste parole che si gioca da settimane la partita Biennale. Autonomo si dichiara Buttafuoco, che rivendica la scelta della fondazione di non escludere nessun Paese. Autonomo si dice il ministro della Cultura Giuli che fin da subito si è detto contrario alla partecipazione della Russia. Autonoma si è dichiarata la consigliera del Collegio romano all’interno della fondazione, Tamara Gregoretti, che «in totale coscienza» appoggia la posizione di Buttafuoco. E autonomo resta il cda di Ca’ Giustinian (i rappresentanti istituzionali, cioè il comune di Venezia e la regione Veneto) riunitosi ieri, nell’appoggiare Buttafuoco e nel ribadire la certezza «di non aver violato alcuna norma e di aver agito nel pieno rispetto della convenzione in essere con l’agenzia europea Eacea». Infine, autonomi si ritengono tre dei curatori scelti da Kouoh, che nei giorni scorsi hanno sottoscritto un appello che chiede l’espulsione di Israele, Usa e Russia dalla manifestazione. Ma in tutta questa autonomia, il cortocircuito sembra ormai inevitabile.
Tra le due posizioni in campo – aprire a tutti oppure no – per il momento l’unica decisione certa è quella dell’Unione europea ed è relativa al ritiro dei finanziamenti per la Biennale a causa della partecipazione di Mosca. Una volontà confermata ieri dalla Commissione europea, in relazione a 2,3 milioni di euro per il triennio 2025/2028. L’esecutivo Ue ha dato alla Fondazione trenta giorni per rispondere e «spiegare le ragioni» che l’hanno portata a consentire la partecipazione russa. Se la risposta si rivelasse «insoddisfacente», il contratto di finanziamento sarà reciso. Una scelta che Mosca, con la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, ha definito «una ricaduta nell’anticultura». All’esame di Bruxelles c’è anche la risposta inviata dal governo italiano sulla questione.