Con un secco comunicato la presidenza della Repubblica ha fatto sapere di avere promulgato il decreto Sicurezza e successivamente di aver emanato il decreto legge correttivo, che sana l’incostituzionalità dell’ormai famoso articolo 30 bis che prevedeva un premiodi 615 euro agli avvocati per promuovere con successo le pratiche di rimpatrio volontario degli immigrati. Si chiude così una settimana incandescente. Sergio Mattarella viene descritto come contento perché si è trovata una soluzione a un problema di carattere costituzionale che lui aveva segnalato nell’incontro di lunedì al Quirinale con il sottosegretario Alfredo Mantovano.
Qualcuno, ieri, si aspettava anche una lettera di accompagnamento o almeno una nota esplicativa, che spiegasse le…
Con un secco comunicato la presidenza della Repubblica ha fatto sapere di avere promulgato il decreto Sicurezza e successivamente di aver emanato il decreto legge correttivo, che sana l’incostituzionalità dell’ormai famoso articolo 30 bis che prevedeva un premiodi 615 euro agli avvocati per promuovere con successo le pratiche di rimpatrio volontario degli immigrati. Si chiude così una settimana incandescente. Sergio Mattarella viene descritto come contento perché si è trovata una soluzione a un problema di carattere costituzionale che lui aveva segnalato nell’incontro di lunedì al Quirinale con il sottosegretario Alfredo Mantovano.
Qualcuno, ieri, si aspettava anche una lettera di accompagnamento o almeno una nota esplicativa, che spiegasse le ragioni dietro la decisione del capo dello Stato. Ma ciò non è avvenuto perché la vicenda è ritenuta sufficientemente chiarita dall’adozione del secondo decreto. C’era un vulnus, ed è stato sanato. Ampliando la platea di chi può assistere i migranti e prevedendo un compenso anche in caso di rigetto della domanda.
Il Quirinale poteva intervenire prima che l’articolo 30 bis - inserito all’interno del decreto Sicurezza - ottenesse il via libera al Senato lo scorso 17 aprile? Il punto, raccontano, è che è stato infilato all’ultimo secondo in aula, dopo che per ben due volte sia il ministero dell’Economia che quello della Giustizia avevano espresso parere negativo alla sua adozione, salvo poi, in zona Cesarini, dire di sì. E quindi cogliendo il Colle di sorpresa. A quel punto Mattarella si è trovato di fronte a un dilemma: respingere l’intero decreto aprendo uno scontro con palazzo Chigi (sarebbe stata la prima volta), o provare a porre rimedio all’incostituzionalità di una norma che tra le altre cose ledeva pure, e pesantemente, la funzione difensiva. Del resto per primi gli avvocati erano saliti sulle barricate, contestando la novità, col Consiglio nazionale forense che denunciava incredibilmente di essere stato coinvolto nel pagamento senza «essere mai stati informato». Mattarella ha deciso di intervenire con il bisturi.
Questa la rotta concordata con Mantovano, e così si è arrivati alla doppia firma. E se, per ipotesi, il decreto bis sarà fatto decadere? Rimarrebbe in vita la norma incostituzionale? Il punto è stato oggetto di disanima, ma poi sono prevalse le rassicurazioni del governo che ha preso un impegno, col Quirinale, con il Parlamento e con l’opinione pubblica per approvare entro sessanta giorni il decreto bis.