La fumata bianca sul pasticcio rimpatri arriva a sera. Poco dopo le 8, da Cipro, Giorgia Meloni fa convocare ufficialmente ad Alfredo Mantovano il Cdm che oggi, intorno all’ora di pranzo, dovrà varare il decreto bis sulla sicurezza, la toppa per rammendare l’ultimo strappo dell’esecutivo con il Quirinale. È lo stesso Mantovano a spedire la bozza del provvedimento al Colle, decreto intitolato così: «Disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti». Ultime limature fino al tramonto, poi il disco verde: c’è l’intesa, trapela da fonti governative.
Il testo interviene sull’ormai famigerato articolo 30 bis del decreto sicurezza, che oggi sarà approvato definitivamente dalla Camera, al fotofinish: mancano 24 ore alla scadenza. Subito, «al termine del voto finale» della Camera, fa sapere palazzo Chigi, si riunirà il Cdm nella sala del governo a Montecitorio. Per annacquare la norma, toglierne le incostituzionalità e, di fatto, parcheggiarla nei cassetti polverosi dei ministeri…
La fumata bianca sul pasticcio rimpatri arriva a sera. Poco dopo le 8, da Cipro, Giorgia Meloni fa convocare ufficialmente ad Alfredo Mantovano il Cdm che oggi, intorno all’ora di pranzo, dovrà varare il decreto bis sulla sicurezza, la toppa per rammendare l’ultimo strappo dell’esecutivo con il Quirinale. È lo stesso Mantovano a spedire la bozza del provvedimento al Colle, decreto intitolato così: «Disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti». Ultime limature fino al tramonto, poi il disco verde: c’è l’intesa, trapela da fonti governative.
Il testo interviene sull’ormai famigerato articolo 30 bis del decreto sicurezza, che oggi sarà approvato definitivamente dalla Camera, al fotofinish: mancano 24 ore alla scadenza. Subito, «al termine del voto finale» della Camera, fa sapere palazzo Chigi, si riunirà il Cdm nella sala del governo a Montecitorio. Per annacquare la norma, toglierne le incostituzionalità e, di fatto, parcheggiarla nei cassetti polverosi dei ministeri, dove verosimilmente non entrerà mai in vigore, profetizzano anche in maggioranza. Il Mef ieri ha fornito stime prudenziali sulle coperture, a seguito della riformulazione: ma i costi previsti saliranno solo del 15%, superando di poco il mezzo milione di euro, solo per tre anni. Nonostante l’aumento della platea dei rappresentanti legali che dovranno assistere i migranti che vogliono rimpatriare (non solo avvocati, anche mediatori culturali e associazioni) e nonostante l’altra modifica, che estende il premio di 615 euro, pagato direttamente dallo Stato, a tutti gli esiti possibili, sia se il rimpatrio viene concesso dal giudice, sia in caso di diniego. Nella bozza del decreto è previsto anche il rimando dell’attuazione della norma a un «decreto ministeriale». Significa che il provvedimento non entrerà in vigore prima di un secondo passaggio amministrativo, che difficilmente però avverrà, ammettono, a taccuini chiusi, pure a destra. Intanto, da oggi pomeriggio Mattarella avrà tempo di vagliare e firmare in contemporanea i due testi, la legge “sicurezza” e il decreto rimpatri.
L’obiettivo dell’esecutivo è considerare «il capitolo chiuso», come dice proprio Mantovano. «Ci sono pure le coperture», aggiunge. Nessun premio ai legali, a sentire il sottosegretario: «Non è una norma per gli avvocati», ma un «aiuto burocratico» ai migranti che vogliono «liberamente» rimpatriare, «come il Caf». Salvini se la prende con le minoranze: «Il dl sicurezza sarà legge, con buona pace della sinistra». Parole da biasimare, per Angelo Bonelli, da Avs, «Salvini non lo cito neanche, ma Mantovano che dice “il caso è chiuso” è il segno di un clima, di una pressione. Noi vi diciamo: fermatevi». Di estrema cautela non a caso la posizione dello stesso vertice della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso, che provocato dai cronisti non può escludere che di quella normativa potrebbero occuparsi. «Si tratta di una normativa che potrà venire, in ipotesi, all’esame della Corte».
Per scongiurare la scadenza, la Camera ieri ha lavorato per venti ore di fila, deputati costretti a votare una batteria di ordini del giorno, qualche forzatura per chiudere prima del gong di domani. Opposizioni sulle barricate. «Come vi è venuto in mente di tirare dritto davanti ai rilievi del presidente della Repubblica?», attacca Elly Schlein. «Attaccate i diritti dei cittadini e non colpite mai le mafie», s’infervora dal M5s Federico Cafiero de Raho. «Il Parlamento è sfregiato, si ratifica solo col pulsante», protesta Riccardo Magi di +Europa. E in realtà pure tra i parlamentari di maggioranza trapelano sbuffi di malumore: «Non sappiamo nulla del contenuto del nuovo testo – uno degli sfoghi – e intanto siamo qui per 20 ore a votare un testo che sarà subito cambiato».