NICOSIA – Un enorme mosaico di pietre bianche e rosse disegna la mezzaluna turca sulle pendici dei monti di Kyrenia. È la bandiera di Cipro Nord, l’enclave turca che da quarant’anni sfida l’Europa e i suoi leader. Giorgia Meloni può vederla anche solo affacciandosi dal centro congressi che ospita il Consiglio. Come gli altri big continentali, è consapevole che ogni equilibrio è ormai stravolto. Ankara è un alleato Nato indispensabile, a picconare l’Alleanza atlantica è semmai Donald Trump. L’amico di Palazzo Chigi, fino a marzo. Un problema politico e diplomatico da far dimenticare, da qualche settimana a questa parte.
Tempi grigi, per i Ventisette. E soprattutto per Meloni, inseguita dal suo recente passato al fianco del tycoon. Le chiedono sempre e ovunque di “Donald”, delle sue guerre e delle sue scelte, degli strappi che danneggiano gli europei: su Hormuz, la Nato, il Libano, l’energia. «Non l’ho sentito al telefono», si difende la presidente del Consiglio. Insistono: sta facendo …
NICOSIA – Un enorme mosaico di pietre bianche e rosse disegna la mezzaluna turca sulle pendici dei monti di Kyrenia. È la bandiera di Cipro Nord, l’enclave turca che da quarant’anni sfida l’Europa e i suoi leader. Giorgia Meloni può vederla anche solo affacciandosi dal centro congressi che ospita il Consiglio. Come gli altri big continentali, è consapevole che ogni equilibrio è ormai stravolto. Ankara è un alleato Nato indispensabile, a picconare l’Alleanza atlantica è semmai Donald Trump. L’amico di Palazzo Chigi, fino a marzo. Un problema politico e diplomatico da far dimenticare, da qualche settimana a questa parte.
Tempi grigi, per i Ventisette. E soprattutto per Meloni, inseguita dal suo recente passato al fianco del tycoon. Le chiedono sempre e ovunque di “Donald”, delle sue guerre e delle sue scelte, degli strappi che danneggiano gli europei: su Hormuz, la Nato, il Libano, l’energia. «Non l’ho sentito al telefono», si difende la presidente del Consiglio. Insistono: sta facendo qualcosa per ricucire con il Presidente Usa? «La nostra relazione con gli Stati Uniti è sempre solida — premette — Quanto ai miei rapporti con Trump, non c’è niente di particolare che io stia facendo in questo momento». In realtà, da qualche giorno sono in corso contatti informali tra le due ambasciate per riallacciare la relazione. Lo schema classico prevederebbe l’organizzazione di un bilaterale, che Roma ovviamente coglierebbe. Ma i segnali che arrivano dagli americani non vanno in questa direzione, almeno per il momento.
Dopo quindici mesi di sostanziale ortodossia trumpiana, Palazzo Chigi ha invertito rotta. Tutto ciò che accade a Washington, dunque, si trasforma in un nodo politico che complica il cammino dell’esecutivo. Anche l’idea di sospendere Madrid dal Patto atlantico, ventilata dal Pentagono, ricade in qualche modo sugli storici amici del tycoon. Potere della nuova fase, la premier si ritrova quindi a dover difendere Pedro Sánchez: «Non vedo positivamente» questa minaccia Usa e «credo si debba lavorare per rafforzare la Nato e la sua colonna europea».
È insostenibile schierarsi con la Casa Bianca, ormai. Gli Stati Uniti, per conto di Israele, frenano ad esempio sulla proroga della missione Unifil in Libano, che la premier giudica invece strategica. Un veto, quello americano, che quasi certamente impedirà la permanenza delle Nazioni Unite nel Paese dopo il 31 dicembre del 2026. Meloni cerca alternative, lavora a una possibile missione multinazionale — ma senza l’Onu — con Francia e Spagna, tra gli altri. «Ho parlato di Unifil con il presidente libanese Aoun — dice — Penso che una presenza internazionale al confine tra Libano e Israele rimanga fondamentale. Ne stiamo discutendo con i nostri partner».
Ogni volta che si espone la Casa Bianca, è un problema. Da Washington filtra che anche Vladimir Putin è stato invitato al G20 americano di Miami, il prossimo dicembre. E anche su questo terreno, Meloni è costretta a prendere in qualche modo le distanze dall’iniziativa. «Penso sia il momento in cui siamo noi a chiedergli di fare qualche passo avanti, non noi a farlo nei suoi confronti».
È un summit informale, dunque senza conclusioni, né decisioni. Forse è meglio così, per la leader: niente di quanto chiesto da Roma per rivedere il piano energia lanciato dalla Commissione, al momento, è stato accolto. «Anche i tedeschi si rendono conto delle difficoltà a cui andiamo incontro — premette — Ma c’è la volontà di venirsi incontro. Si parte da posizioni distanti, ma stiamo cercando di avvicinarci». Durante il summit ne discute con il cancelliere tedesco Friedrich Merz: «Dalla Germania non trovo una chiusura nel senso di dire “non ci interessa”». Di certo, le priorità vengono stravolte dall’emergenza. «Le spese per la difesa restano importanti. Ma se abbiamo il problema dell’energia, capite che c’è una priorità che purtroppo viene prima». Anche la promessa di aumentare gli investimenti per la difesa vacilla. Un altro potenziale terreno di scontro con Trump.