La fondazione Biennale e il suo presidente Pietrangelo Buttafuoco hanno attivamente collaborato con la commissaria della Federazione russa Anastasia Karneeva per organizzare la riapertura del padiglione russo e aggirare le difficoltà legate ai visti e al regime sanzionatorio in vigore contro Mosca. Già a partire dal 2025. A dimostrarlo è un carteggio – di cui Repubblica ha preso visione – tra i dirigenti dell’istituzione lagunare e i russi.
In una nota la Biennale “ribadisce l’assoluto rispetto delle norme, avendo agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti e nei limiti delle proprie competenze e responsabilità”. E dunque, aggiunge il comunicato della fondazione, “nessun divieto delle sanzioni europee è stato “aggirato”, come affermato da ricostruzioni giornalistiche”.
Il 17 novembre 2025 Karneeva scrive al direttore generale della Biennale Andrea Del Mercato: “Come abbiamo discusso con te e il presidente Buttafuoco vorremmo fare il nostro progetto l’ann…
La fondazione Biennale e il suo presidente Pietrangelo Buttafuoco hanno attivamente collaborato con la commissaria della Federazione russa Anastasia Karneeva per organizzare la riapertura del padiglione russo e aggirare le difficoltà legate ai visti e al regime sanzionatorio in vigore contro Mosca. Già a partire dal 2025. A dimostrarlo è un carteggio – di cui Repubblica ha preso visione – tra i dirigenti dell’istituzione lagunare e i russi.
In una nota la Biennale “ribadisce l’assoluto rispetto delle norme, avendo agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti e nei limiti delle proprie competenze e responsabilità”. E dunque, aggiunge il comunicato della fondazione, “nessun divieto delle sanzioni europee è stato “aggirato”, come affermato da ricostruzioni giornalistiche”.
Il 17 novembre 2025 Karneeva scrive al direttore generale della Biennale Andrea Del Mercato: “Come abbiamo discusso con te e il presidente Buttafuoco vorremmo fare il nostro progetto l’anno prossimo. Abbiamo un giovane curatore (…) ma come sai ci sono molti problemi con i visti ora”. Quindi la richiesta esplicita: “Potrei chiedervi gentilmente di scrivere una lettera di invito dalla Biennale per lui [il curatore] dicendo che avrebbe bisogno di un visto multiplo? Senza un invito formale dalla parte italiana non ci rilasciano più i visti velocemente, e a volte sfortunatamente non li rilasciano affatto”. Del Mercato risponde il giorno stesso: “Certo, procediamo all’invito”. Anche su questo punto la fondazione spiega le sue ragioni nel comunicato inviato dopo le indiscrezioni di stampa: “Con la Federazione Russa si sono avute le necessarie interlocuzioni, in primo luogo dal Presidente, come per ogni altro Paese, su tutte le procedure in essere, anche in materia di visti, come avviene per le centinaia di partecipanti provenienti da Paesi extra europei”.
Il 9 febbraio 2026 – in un’email anticipata da Open – la commissaria conferma, sempre al direttore generale della Biennale, la volontà di andare avanti con «la disposizione offerta dalla vostra parte» (letteralmente, nella missiva in inglese, «la decisione offerta dalla vostra parte»). A cosa fa riferimento la commissaria russa? La Biennale, in collaborazione con i russi, ha pensato a un escamotage per aggirare le sanzioni tuttora in vigore a livello europeo. Gli artisti russi saranno in Italia solo per i tre giorni della “vernice”, il vernissage: il 6, 7 e 8 maggio – prima dell’inaugurazione prevista per il 9 – registreranno i materiali audio da mandare in loop durante la mostra. E poi ripartiranno. È lo snodo fondamentale: l’esposizione è composta da un tessuto di performance sonore dal titolo The Tree is rooted in the Sky. Chi è a conoscenza del dossier sostiene che l’espediente – soprattutto l’anticipo sull’evento vero e proprio – permetta di fare a meno della Scia (Segnalazione certificata di inizio attività), l’autorizzazione pubblica necessaria per gli eventi dal vivo.