Procaccini: “Se vincono i rigoristi si rischia il ritorno all’austerity”
di Lorenzo De CiccoIl summit Ue a Cipro? Non siamo soddisfatti. Se in Europa vincono i rigoristi, temo i rischi del ritorno dell’austerity», profetizza Nicola Procaccini, co-presidente dei Conservatori all’Europarlamento e luogotenente di Meloni in Ue. «Il rigore di per sé non è sbagliato, come principio. Il problema è che oggi rischia di essere anticiclico. C’è da dare un boost all’economia. Allentare i vincoli è ragionevole».
Il grosso dell’Ue non la pensa così...
«È l’inizio di una trattativa, vediamo fin dove si arriva. Ci sono almeno un paio di punti su cui l’Europa dovrebbe assumere decisioni diverse: nella riforma del patto di stabilità, è prevista una maggiore attenzione a situazioni di crisi geopolitiche improvvise. Esattamente come quella mediorientale. Consentire l’allentamento dei vincoli era e resta una richiesta sensata. Diverse nazioni, come la Spagna e la Francia, sono d’accordo. E c’è un articolo, che riguarda la clausola di salvaguardia nazionale, che può essere attivato dalle singole …
Il summit Ue a Cipro? Non siamo soddisfatti. Se in Europa vincono i rigoristi, temo i rischi del ritorno dell’austerity», profetizza Nicola Procaccini, co-presidente dei Conservatori all’Europarlamento e luogotenente di Meloni in Ue. «Il rigore di per sé non è sbagliato, come principio. Il problema è che oggi rischia di essere anticiclico. C’è da dare un boost all’economia. Allentare i vincoli è ragionevole».
Il grosso dell’Ue non la pensa così...
«È l’inizio di una trattativa, vediamo fin dove si arriva. Ci sono almeno un paio di punti su cui l’Europa dovrebbe assumere decisioni diverse: nella riforma del patto di stabilità, è prevista una maggiore attenzione a situazioni di crisi geopolitiche improvvise. Esattamente come quella mediorientale. Consentire l’allentamento dei vincoli era e resta una richiesta sensata. Diverse nazioni, come la Spagna e la Francia, sono d’accordo. E c’è un articolo, che riguarda la clausola di salvaguardia nazionale, che può essere attivato dalle singole nazioni, ma deve ricevere l’avallo della commissione. Sarebbe una flessibilità positiva».
Cos’è rimasto dell’asse con Merz? Oggi il governo gioca di sponda con il socialista Sanchez.
«Sui conti c’è una frattura, che non è quella classica destra-sinistra, ma di filosofia economica: da un lato i rigoristi, per cui l’aspetto più importante non è la crescita ma i vincoli di bilancio, dall’altro lato chi spinge per la crescita appunto. Oggi stanno prevalendo i rigoristi, come la Germania. Ma l’atteggiamento del governo è fare gli interessi italiani, per Meloni è un principio di politica estera irrinunciabile. In questo senso, la distanza con la Germania oggi è normale».
Il patto di stabilità l’ha approvato anche questo governo, l’ha ricordato Conte. È stato un errore col senno di poi?
«Intanto il padre di questo patto di stabilità è stato il commissario Gentiloni. Era un punto di equilibrio tra i falchi e i paesi europei del Sud. Peraltro noi come FdI ci siamo astenuti nell’Europarlamento, proprio perché non ci soddisfaceva. Il patto di stabilità con Conte, comunque, era molto peggiore».
Se l’Ue non concede margini facciamo da soli, come dice Salvini?
«Certi vantaggi che avremmo ottenuto grazie all’uscita del patto di stabilità, con il 3,1% non ci sono più. Dunque scostare il 3,1 o del 3,3 non cambia molto. Anzi, è esattamente la traiettoria che è stata concordata con Bruxelles. Il governo non si impiccherà sullo zero virgola, se serve si farà un maggiore scostamento».
L’aumento della spesa militare finisce in soffitta?
«Con l’uscita dalla procedura, avremmo avuto accesso al Safe. Ora quelle risorse non le prenderemo da altre voci di spesa nazionali».
Trump ci tiene però, al riarmo europeo. Come si ricuce lo strappo con gli Usa?
«Non c’è da riallacciare i rapporti, la relazione tra Meloni e Trump non era amicale. È un rapporto politico-diplomatico, ci saranno molte altre occasioni in cui andremo d’accordo nell’interesse occidentale e altre, meno frequenti, in cui avremo idee diverse. Quanto all’Iran, ci auguriamo che Trump, come Netanyahu, raggiungano i loro obiettivi, anche se non abbiamo condiviso l’iniziativa militare. Sarebbe un vantaggio anche per l’interesse nazionale. Italy first».