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Rimpatrio dei minori migranti. I poteri passano dai giudici ai prefetti

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La norma è contenuta in un disegno di legge sull’immigrazione. Favorirà i rientri di under 18 non accompagnati
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Nelle pieghe del disegno di legge immigrazione, tra il blocco navale, la stretta sui ricongiungimenti familiari e le norme di attuazione del nuovo patto Ue asilo e immigrazione, con un articolo e un comma finora passati inosservati, il governo prova a dare un’altra spinta ai rimpatri assistiti, questa volta però aggredendo le garanzie dei minori migranti non accompagnati. La decisione non spetterà più all’autorità giudiziaria, quella specializzata minorile, ma al prefetto, dunque di fatto al ministero dell’Interno, la stessa amministrazione poi chiamata ad eseguire il rimpatrio.

L’allarme dei giudici: “Meno integrazione"

A far suonare il campanello d’allarme denunciando allo stesso tempo altre modifiche alle leggi attualmente vigenti «che diminuiranno le possibilità di integrazione stabile nel paese di accoglienza per i minori giunti soli nel nostro paese» è l’Associazione italiana dei magistrati per i minori. Che segnala non solo la cancellazione del controllo dell’autorità giudiziar…

Nelle pieghe del disegno di legge immigrazione, tra il blocco navale, la stretta sui ricongiungimenti familiari e le norme di attuazione del nuovo patto Ue asilo e immigrazione, con un articolo e un comma finora passati inosservati, il governo prova a dare un’altra spinta ai rimpatri assistiti, questa volta però aggredendo le garanzie dei minori migranti non accompagnati. La decisione non spetterà più all’autorità giudiziaria, quella specializzata minorile, ma al prefetto, dunque di fatto al ministero dell’Interno, la stessa amministrazione poi chiamata ad eseguire il rimpatrio.

L’allarme dei giudici: “Meno integrazione"

A far suonare il campanello d’allarme denunciando allo stesso tempo altre modifiche alle leggi attualmente vigenti «che diminuiranno le possibilità di integrazione stabile nel paese di accoglienza per i minori giunti soli nel nostro paese» è l’Associazione italiana dei magistrati per i minori. Che segnala non solo la cancellazione del controllo dell’autorità giudiziaria sulle procedure di rimpatrio dei minori migranti giunti da soli nel nostro Paese, ma anche la riduzione dai 21 ai 19 anni dei percorsi di integrazione avviati con risultati positivi sui piccoli migranti. «Di fatto - dice Claudio Cottatellucci, presidente dei magistrati per i minori - l’unica arma di prevenzione che abbiamo per evitare che questi ragazzi diventino preda della criminalità».

L’attuazione del Patto Ue sull’ asilo

Il ddl immigrazione, ultimo corno del quarto pacchetto sicurezza del governo Meloni, è stato approvato in consiglio dei ministri l’11 febbraio e ora è incardinato al Senato. Non c’è una data di scadenza per la sua approvazione, ma il governo intende portarlo a casa prima di giugno quando entrerà in vigore il nuovo Patto Ue asilo e immigrazione. Ma - osservano i magistrati dei minori - la riduzione delle tutele per i migranti under 18 non accompagnati, non ha nulla a che fare con le nuove norme europee.

L’attacco alle tutele dei minori migranti

In Italia, i minori migranti non possono essere rispediti nel Paese d’origine. Per loro dunque il rimpatrio può essere solo volontario. La legge Zampa nel 2017 ne aveva affidato il controllo alla giurisdizione, ora invece le competenze passeranno ai prefetti. «È vero che si tratta di procedure avviate in seguito alla richiesta del minore - spiega Cottatellucci - ma la valutazione della volontarietà e delle condizioni del contesto in cui il minore andrebbe a reinserirsi è delicatissima e deve essere giurisdizionale. Un migrante in generale, e un minore non accompagnato, possono essere facile oggetto di pressioni che hanno per obiettivo l’aumento di questi rimpatri».

E ancora: «effetti criminogeni», secondi i giudici, avrebbe la norma che interrompe a 19 anni ( adesso è prevista la prosecuzione fino ai 21) i percorsi di integrazione avviati per i piccoli migranti che arrivano da soli. «Si tratta di percorsi soggetti a costante valutazione -spiegano - tagliarli significa vanificare le risorse fin qui impegnate ed esporre allo sfruttamento i soggetti più fragili».

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