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Fenice, i sindacati: "Minacce di morte ai lavoratori del teatro”. Venezi verso la battaglia legale

(ansa)
La direttrice d’orchestra valuta azioni giudiziarie: è scontro sul precontratto. Bignami (FdI) la difende: “Deve andare avanti anche chi è bravo e non di sinistra”
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La rottura tra Beatrice Venezi e il Teatro La Fenice rischia di sfociare in una vera e propria battaglia legale. La direttrice d’orchestra, che avrebbe dovuto entrare in carica come direttrice musicale della Fenice di Venezia il prossimo 1 ottobre, sta contattando un pool di avvocati specializzati per valutare i margini di impugnazione del provvedimento che ha portato alla risoluzione del rapporto per agire contro la Fondazione lirico-sinfonica veneziana.

I sindacati della Fenice: minacce di morte ai lavoratori del teatro

Il caso resta aperto. I sindacati della Fenice in una nota denunciano che "le lavoratrici e i lavoratori del Gran Teatro la Fenice in questi giorni stanno ricevendo, soprattutto sui social, valanghe di insulti e minacce, anche di morte. Vogliamo far sapere che ci siamo già rivolti ai nostri uffici legali per difenderci da tanta inutile meschinità. I rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori - prosegue la nota - mai e sottolineiamo mai, hanno offeso o calunnia…

La rottura tra Beatrice Venezi e il Teatro La Fenice rischia di sfociare in una vera e propria battaglia legale. La direttrice d’orchestra, che avrebbe dovuto entrare in carica come direttrice musicale della Fenice di Venezia il prossimo 1 ottobre, sta contattando un pool di avvocati specializzati per valutare i margini di impugnazione del provvedimento che ha portato alla risoluzione del rapporto per agire contro la Fondazione lirico-sinfonica veneziana.

I sindacati della Fenice: minacce di morte ai lavoratori del teatro

Il caso resta aperto. I sindacati della Fenice in una nota denunciano che "le lavoratrici e i lavoratori del Gran Teatro la Fenice in questi giorni stanno ricevendo, soprattutto sui social, valanghe di insulti e minacce, anche di morte. Vogliamo far sapere che ci siamo già rivolti ai nostri uffici legali per difenderci da tanta inutile meschinità. I rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori - prosegue la nota - mai e sottolineiamo mai, hanno offeso o calunniato né la Maestra Venezi né nessun'altra persona o istituzione. La nostra istanza, durata sette mesi, è stata costantemente e unicamente finalizzata al ripristino di quella ordinaria prassi consolidata che garantisce un clima di fiducia e rispetto, presupposto indispensabile per la gestione di un Teatro e che garantisce la più alta resa artistica possibile".

Bignami (FdI) difende Venezi

Intanto Fratelli d’Italia difende la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi. Il capogruppo alla Camera, Galeazzo Bignami commenta il licenziamento dalla Fenice: “Reputavo arrogante la sinistra quando contestava Colabianchi perché nella sua autonomia aveva nominato Beatrice Venezi, non ho intenzione di essere altrettanto arrogante e commentare oggi che con la solita autonomia ha scelto diversamente”. E aggiunge: “Beatrice è brava e giovane. Fino ad oggi ha pagato non essere figlia di musicisti e non essere di sinistra. Noi ci batteremo sempre per una nazione in cui chi è bravo può andare avanti anche se non è di sinistra".

Sulla questione interviene anche Emanuele Pozzolo di Futuro Nazionale: "Il caso Beatrice Venezi segna un punto grave e simbolico: un'artista di valore viene messa alla porta dopo aver denunciato pubblicamente un sistema chiuso, autoreferenziale e spesso impermeabile al merito". E se la prende con “la destra, che per anni ha difeso Venezi e ne ha fatto un simbolo di rinnovamento e libertà culturale, oggi, arretra davanti alle polemiche della solita cricca che domina il settore. Una ritirata molle, silenziosa e incomprensibile". Il deputato vannacciano conclude: "Se la destra rinuncia a difendere i propri stessi valori nel momento della difficoltà, consegna definitivamente il mondo della cultura alla sinistra. Ed è un errore che l'Italia pagherà".

Venezi verso la battaglia legale

Venezi, intanto, si prepara alla battaglia legale perché considera la risoluzione unilaterale del contratto di direttore musicale da parte del sovrintendente Nicola Colabianchi priva di motivazione, che avrebbe procurato anche un danno alla sua immagine pubblica e alla sua professionalità. Sarebbe questa la spiegazione di un incarico legale più ampio interessando non solo la materia giuslavoristica, ma anche quella civile e penale. Pare che dall'attenzione del pool di avvocati non sarebbe escluso neppure un ambito più ampio, esteso anche a quanti attraverso i media si sarebbero resi, in questi mesi, responsabili di dichiarazioni offensive, false, e diffamatorie, ritenendoli una cosa diversa dalle opinioni legittime pur critiche nei suoi confronti.

Il nodo principale dell'annunciata battaglia legale riguarda la natura dell'accordo tra le parti: da un lato Venezi parla di licenziamento e chiede che ne vengano chiarite le motivazioni; dall'altro, la Fondazione sostiene che esistesse soltanto un precontratto privo di validità giuridica perché non controfirmato dal sovrintendente. A quanto risulta all'Adnkronos, il contratto con cui veniva nominata in carica dal 1° ottobre 2026, per una durata di quattro anni, sarebbe stato firmato solo dalla direttrice d'orchestra mentre mancherebbe la firma di Colabianchi.

La lettera formale di risoluzione è stata recapitata il 23 aprile a Lugano, dove l'artista ha la residenza fiscale. Un passaggio che potrebbe avere rilievo anche sotto il profilo della giurisdizione e delle eventuali competenze territoriali, qualora la vicenda approdasse davanti a un giudice. Nel merito, Venezi contesta non solo la decisione ma anche come sarebbe maturata, annunciando l'intenzione di difendersi rispetto a quella che definisce una campagna sistematica di diffamazione e delegittimazione subita negli ultimi mesi. Accuse pesanti - che evocano calunnia, danno reputazionale e possibili richieste risarcitorie - e che potrebbero allargare, dunque, il perimetro della vertenza ben oltre il piano contrattuale.

Dal canto suo, la Fenice mantiene una linea difensiva netta: nessun contratto pienamente efficace, dunque nessun licenziamento in senso tecnico. Una ricostruzione che, se confermata, ridimensionerebbe il contenzioso al tema dell'affidamento e delle trattative precontrattuali, ambito comunque sensibile e spesso oggetto di cause civili complesse.

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