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Gli ospedali di Milano e Padova smentiscono Minetti: “Mai curato il bambino”

Nicole Minetti (ansa)

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È uno dei punti fondamentali dei controlli che si stanno effettuando in queste ore per verificare, come ha chiesto la procura generale del capoluogo lombardo, la bontà delle dichiarazioni dell’ex igienista dentale
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Ci sono due pareri medici fantasma nella richiesta di grazia presentata da Nicole Minetti. «Per curare il bambino» si legge nei documenti, «si sono dapprima rivolti a medici di ospedali italiani, tra i quali il San Raffaele di Milano e l’ospedale di Padova, che hanno tuttavia sconsigliato di procedere con l’operazione». Ma quelle visite non ci sono mai state. Da una prima analisi, infatti, sembrerebbe che il bambino non sia stato mai visitato – per lo meno per vie ufficiali – sicuramente al San Raffaele e anche a Padova. È uno dei punti fondamentali dei controlli che si stanno effettuando in queste ore per verificare, come ha chiesto la procura generale di Milano, la bontà delle dichiarazioni di Minetti. Un lavoro, evidentemente, che non era stato fatto nella prima parte dell’indagine.

Ci sono due pareri medici fantasma nella richiesta di grazia presentata da Nicole Minetti. «Per curare il bambino» si legge nei documenti, «si sono dapprima rivolti a medici di ospedali italiani, tra i quali il San Raffaele di Milano e l’ospedale di Padova, che hanno tuttavia sconsigliato di procedere con l’operazione». Ma quelle visite non ci sono mai state. Da una prima analisi, infatti, sembrerebbe che il bambino non sia stato mai visitato – per lo meno per vie ufficiali – sicuramente al San Raffaele e anche a Padova. È uno dei punti fondamentali dei controlli che si stanno effettuando in queste ore per verificare, come ha chiesto la procura generale di Milano, la bontà delle dichiarazioni di Minetti. Un lavoro, evidentemente, che non era stato fatto nella prima parte dell’indagine.

Di più: si sta cercando di verificare se davvero il tipo di intervento potesse essere fatto soltanto a Boston (sempre in queste ore si sta verificando che si tratta di un intervento che in Italia viene eseguito in casi analoghi). E se fosse davvero «necessaria la costante presenza della madre, anche per consentire una discussione esaustiva e un processo decisionale condiviso sul suo piano di trattamento».

È proprio su questi elementi che si apre un’altra crepa nel pilastro della grazia, dopo quella sulla presunta «nuova vita» di Minetti. Nella richiesta si sostiene infatti che la scelta di operare il bambino negli Stati Uniti, nell’ottobre 2021, sia dipesa da due pareri contrari raccolti in Italia, indicati come provenienti dal San Raffaele di Milano e dall’ospedale di Padova. Ma quei pareri non risultano allegati né formalmente acquisiti agli atti dell’istanza e, soprattutto, i primi riscontri mettono in dubbio che siano mai esistiti: il minore non compare tra i pazienti delle strutture indicate e i medici citati non lo avrebbero mai visitato.

Resta teoricamente possibile che il bambino sia stato visto per le vie brevi, senza una presa in carico formale. Ma proprio questo è uno degli elementi che rendono la vicenda anomala: di quelle eventuali visite ci dovrebbe essere almeno una traccia nei database ospedalieri.

Lo stesso impianto della richiesta si regge poi sull’idea che l’intervento negli Stati Uniti fosse non solo necessario ma anche non replicabile in Italia e che richiedesse la presenza costante della madre. Tuttavia anche questi aspetti sono ora oggetto di verifica: si sta accertando se l’operazione fosse effettivamente eseguibile solo a Boston e quale fosse il reale bisogno clinico di una presenza continuativa.

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