✕

Fratoianni e Tremonti, la strana coppia a confronto sul “libercomunismo”

Ascolta l'audio

Oggi la presentazione dell’ultimo libro dell’economista Emiliano Brancaccio
1 minuti di lettura

Dalla rifondazione, del comunismo, al “libercomunismo”. Una nuova prospettiva per la sinistra italiana rimasta orfana del Pci? Oggi a Roma andrà in scena un dialogo inaspettato tra Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e promotore di Alleanza verdi sinistra con Angelo Bonelli, e Giulio Tremonti, ex ministro delle Finanze con Silvio Berlusconi e oggi deputato di FdI. Al centro della discussione c’è l’ultimo libro dell’economista Emiliano Brancaccio, che si intitola per l’appunto Libercomunismo (Feltrinelli).

L’evento, organizzato dal senatore rossoverde Peppe De Cristofaro, recupera un po’ e tenta di riammodernare quella che è stata per molto tempo, e in parte rimane, la parola temuta e a volte bandita, cioè lo “spettro” del comunismo. Brancaccio, professore di Economia politica all'Università Federico II di Napoli, scuola marxista e sempre critico verso politiche di austerità ed economie di guerra, ha un’esperienza tecnica su cui Avs punta molto per il futuro, meglio anco…

Dalla rifondazione, del comunismo, al “libercomunismo”. Una nuova prospettiva per la sinistra italiana rimasta orfana del Pci? Oggi a Roma andrà in scena un dialogo inaspettato tra Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e promotore di Alleanza verdi sinistra con Angelo Bonelli, e Giulio Tremonti, ex ministro delle Finanze con Silvio Berlusconi e oggi deputato di FdI. Al centro della discussione c’è l’ultimo libro dell’economista Emiliano Brancaccio, che si intitola per l’appunto Libercomunismo (Feltrinelli).

L’evento, organizzato dal senatore rossoverde Peppe De Cristofaro, recupera un po’ e tenta di riammodernare quella che è stata per molto tempo, e in parte rimane, la parola temuta e a volte bandita, cioè lo “spettro” del comunismo. Brancaccio, professore di Economia politica all'Università Federico II di Napoli, scuola marxista e sempre critico verso politiche di austerità ed economie di guerra, ha un’esperienza tecnica su cui Avs punta molto per il futuro, meglio ancora se in chiave di possibili governi progressisti. Tremonti invece da economista, a sua volta, ha spesso rivendicato un ruolo forte dello Stato come regolatore, seppur incarnando un dirigismo più di destra.

Da qui la sfida del saggio e l’oggetto della discussione, cioè la sfida al “più grande tabù politico moderno”: tornare a parlare di pianificazione collettiva non come ritorno al passato, ma come unico modo razionale di difendere la libertà individuale nell'epoca del capitale centralizzato. L’economista, quindi, riabilita l’idea di piano non come nostalgia sovietica, ma come sviluppo razionale della stessa tendenza capitalista: se il capitale è già concentrato in pochissime mani, espropriarlo collettivamente è il passo logico. Brancaccio poi sostiene, con argomenti storici e teorici, che piano e libertà non sono inversamente correlati.

Quanto al comunismo, sarà pure dato per morto, “ma continuare a bastonarlo rimane una cruciale missione politica per molti detentori del potere”, scrive l’autore. Il che farebbe intendere che una prospettiva di uguaglianza e redistribuzione delle ricchezze continua ad esser vista come una minaccia. “Che si dia inizio a una lunga, incessante lotta per il libercomunismo”, è l’auspicio di Brancaccio. Tutto materiale di riflessione per il lavoro programmatico che i rossoverdi porteranno al tavolo della coalizione di centrosinistra, quando mai si aprirà.

Leggi i commenti