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Caso Venezi, Mollicone: “Minato il prestigio del teatro. Buttafuoco? Sbaglia”

(ansa)

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Il presidente FdI della commissione Cultura: “Una frangia dell’orchestra si è mossa per pregiudizio politico ma la scelta finale è del sovrintendente ed è pienamente legittima”
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Federico Mollicone, presidente FdI della commissione Cultura, c’è lo zampino del governo nel licenziamento di Beatrice Venezi?

«È una decisione pienamente legittima del sovrintendente, Nicola Colabianchi, che ha agito con l’obiettivo prioritario di tutelare l’armonia interna e l’onore dell’istituzione teatrale».

Onore che la direttrice ha leso?

«Venezi vanta un’importante attività internazionale, tra sinfonica e opera. Una frangia dell’orchestra si è mossa senza dubbio per pregiudizio politico. Tuttavia la sua reazione è stata eccessiva».

Parla dell’intervista in cui ha dato dei raccomandati ai musicisti?

«Le sue dichiarazioni hanno finito per minare il prestigio della Fondazione, rendendo l’ambiente di lavoro impraticabile, anche per colpa di una strumentalizzazione politica dell’orchestra».

A proposito di fondazioni, a giorni inaugura la Biennale. La premier Meloni si è detta contraria al padiglione russo. E lei?

«Concordo assolutamente. Il padiglione russo è di proprietà del govern…

Federico Mollicone, presidente FdI della commissione Cultura, c’è lo zampino del governo nel licenziamento di Beatrice Venezi?

«È una decisione pienamente legittima del sovrintendente, Nicola Colabianchi, che ha agito con l’obiettivo prioritario di tutelare l’armonia interna e l’onore dell’istituzione teatrale».

Onore che la direttrice ha leso?

«Venezi vanta un’importante attività internazionale, tra sinfonica e opera. Una frangia dell’orchestra si è mossa senza dubbio per pregiudizio politico. Tuttavia la sua reazione è stata eccessiva».

Parla dell’intervista in cui ha dato dei raccomandati ai musicisti?

«Le sue dichiarazioni hanno finito per minare il prestigio della Fondazione, rendendo l’ambiente di lavoro impraticabile, anche per colpa di una strumentalizzazione politica dell’orchestra».

A proposito di fondazioni, a giorni inaugura la Biennale. La premier Meloni si è detta contraria al padiglione russo. E lei?

«Concordo assolutamente. Il padiglione russo è di proprietà del governo, la curatrice è imparentata con esponenti dell’esecutivo di Putin. Quando si parla di libertà nell’arte, riferito alla Russia, mi viene da ridere».

Quindi ha torto il presidente Buttafuoco a motivare la scelta in nome del pluralismo culturale?

«Come ha detto Giorgia Meloni, se oggi è possibile immaginare un percorso attendibile di pace, oltre che alla tenacia del popolo ucraino, lo dobbiamo al convinto sostegno dell’Occidente che ha impedito alla Russia di perseguire i suoi obiettivi di invasione e controllo del Paese. Tutta la vicenda è chiaramente una operazione di propaganda del Cremlino».

Buttafuoco è in combutta con Mosca, come potrebbe segnalare il carteggio coi russi per i visti?

«Ho molto rispetto e stima per Buttafuoco e per l’autonomia della Biennale, ma la governance si prenderà la responsabilità di tutte le eventuali ripercussioni di questa scelta. Penso, tra tutte, alle sanzioni da parte dell’Europa».

Capitolo cinema: tra tagli ai fondi e tax credit, anche quel mondo è in agitazione. Li avete delusi?

«I numeri ci confermano un ritorno a livelli pre-pandemici: nel 2025 gli incassi complessivi si sono attestati a circa 500 milioni di euro, con 68 milioni di biglietti venduti. Il nostro cinema, in termini di quota di mercato, registra il miglior risultato dal 2016. Con Giuli e Borgonzoni, insieme alle forze parlamentari, riformeremo la legge Franceschini per dare più efficacia all’impianto normativo, rendendo anche più trasparenti il reclutamento e il funzionamento delle commissioni per i contributi selettivi».

Alla luce di tutto questo, pensa che la destra abbia fallito la battaglia per l’egemonia culturale?

«Fin dall’insediamento, abbiamo chiarito che la destra non ambisce a sostituire un’egemonia con un’altra, ma punta a una sintesi culturale che accolga prospettive diverse, sfidando quel monopolio che la sinistra si ostina a preservare. Il nostro è un indirizzo riformista- conservatore che ha già attuato trasformazioni radicali».

Addirittura?

«Certo. Abbiamo dato priorità alla memoria storica con l’istituzione dei Musei della Shoah e del Ricordo per combattere ogni negazionismo; blindato il nostro patrimonio con la legge anti-vandali; supportato con il dl Cultura l’editoria, lo spettacolo dal vivo, i borghi e l’identità nazionale. Non siamo di fronte a un progetto fallito, ma a riforme che stanno modernizzando il sistema».

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