Con un’iniziativa che a memoria di Quirinale non ha precedenti il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scritto al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per chiedergli di verificare quanto scritto dal Fatto che da giorni, con una serie di articoli, mette in dubbio gli elementi contenuti nella domanda di grazia dell’igienista dentale cara a Silvio Berlusconi, Nicole Minetti. Avrebbe dovuto scontare una pena complessiva di 3 anni e 11 mesi di carcere, dopo le condanne per favoreggiamento della prostituzione e peculato. Ma Mattarella l’ha graziata lo scorso 18 febbraio sulla base di una corposa documentazione inviata dal Ministero della Giustizia, dopo le indagini svolte dalla Procura generale di Milano. La tesi? Minetti era cambiata. Lontanissima dai fasti delle cene eleganti. L’Olgettina ora faceva volontariato. E aveva appena adottato un bambino in Uruguay, che abbisognava di cure. Sembrava una bella storia di redenzione.
Il Quirinale è stato ingannato?
Ruota attorno a …
Con un’iniziativa che a memoria di Quirinale non ha precedenti il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scritto al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per chiedergli di verificare quanto scritto dal Fatto che da giorni, con una serie di articoli, mette in dubbio gli elementi contenuti nella domanda di grazia dell’igienista dentale cara a Silvio Berlusconi, Nicole Minetti. Avrebbe dovuto scontare una pena complessiva di 3 anni e 11 mesi di carcere, dopo le condanne per favoreggiamento della prostituzione e peculato. Ma Mattarella l’ha graziata lo scorso 18 febbraio sulla base di una corposa documentazione inviata dal Ministero della Giustizia, dopo le indagini svolte dalla Procura generale di Milano. La tesi? Minetti era cambiata. Lontanissima dai fasti delle cene eleganti. L’Olgettina ora faceva volontariato. E aveva appena adottato un bambino in Uruguay, che abbisognava di cure. Sembrava una bella storia di redenzione.
Il Quirinale è stato ingannato?
Ruota attorno a questo dubbio, seppur non esplicitato, la dura nota emessa ieri alle 16 dall’ufficio stampa del Quirinale. Poche righe con le quali si prega il Guardasigilli «di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa». Si chiede, in altre parole, di appurare «la supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza». Il Fatto, dallo scorso 24 aprile, scrive che — contrariamente quanto sostenuto nella domanda di grazia — Minetti non avrebbe cambiato vita («Nicole gestiva il ranch con le squillo»), il suo compagno, Giuseppe Cipriani, era socio di Epstein, e che la ragione che ha portato all’estinzione della pena — l’adozione — è piena di opacità.
Come stanno le cose? C’è in quella formula usata dal Quirinale — «cortese urgenza» — tutta l’irritazione per una vicenda che urge chiarire prima possibile.
Già un’ora dopo, alle 17, il ministero della Giustizia affermava di poter disporre delle prime risposte «entro 24 ore». E Nordio aggiungeva, in serata, in maniera un po’ criptica, che nessuno degli elementi presentati in recenti articoli di stampa consta agli atti della procedura». Come a dire: a noi nessuno ha detto niente di quanto scritto negli articoli. Al Quirinale fanno notare che per la grazia non dispongono di alcun potere di verifica nel merito delle domande, possono valutare soltanto i profili giuridici e procedurali. Nessun rapporto con i magistrati. L’interlocutore è il ministro. Ed è a lui che Mattarella si è rivolto. C’è una sentenza della Consulta — la 200 del 2006 — che stabilisce che il Presidente della Repubblica deve decidere unicamente sulla base di quanto gli prospetta il ministero. Nessun potere d’inchiesta. Però Mattarella, di fronte alla forza dell’inchiesta del Fatto, non poteva fare finta di niente.
Perché il Quirinale non diede la notizia della grazia a Minetti? L’ha scoperto Mi manda Rai3 l’11 aprile. Fu deciso così per tutelare il minore adottato, questa la spiegazione che filtra dal Colle. E cosa potrebbe accadere se i presupposti della domanda risultassero viziati? La grazia potrebbe essere cancellata. Minetti dovrebbe scontare ai servizi sociali la sua pena. Per la falsità di informazioni non è mai successo. È accaduto con Graziano Mesina, nel 2004, perché tornò a delinquere. Nel 2014, invece, Giorgio Napolitano aveva accolto una richiesta di grazia che però riguardava un detenuto che non aveva avuto una condanna definitiva. Il ministero della Giustizia se ne accorse prima di darne esecuzione e la grazia venne revocata. Storie diverse. Il caso Minetti è un unicum. Come finirà?