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Biennale, la giuria lascia. Israele: “Giuste le dimissioni”. Anche la Russia torna in gara

(ansa)

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L’annuncio dopo la visita di quattro ispettori del ministero ieri e oggi. Dopo il passo indietro dei giurati, salta la premiazione del 9 maggio. I riconoscimenti verranno consegnati alla fine della rassegna, il 22 novembre. Meloni: “Non avrei fatto la sua scelta sul padiglione russo”
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All'indomani della visita degli ispettori del ministero della Cultura, si è dimessa la Giuria internazionale della 61/a Esposizione internazionale d'Arte, al via il 9 maggio, composta dalla presidente Solange Farkas, Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e da Giovanna Zapperi. Lo comunica una nota della Biennale di Venezia. La prima conseguenza: salta la premiazione del 9 maggio.

A stretto giro la fondazione ha fatto sapere che l’assegnazione dei premi verrà spostata al 22 novembre, al termine della rassegna, a causa del passo indietro dei giurati. Ad assegnare due Leoni – per la prima volta – saranno visitatori.

Non solo: ai riconoscimenti, precisa la Biennale in un comunicato, “concorrono tutte le partecipazioni Nazionali presenti” all’esposizione, “come da lista ufficiale, seguendo il principio di inclusione e di parità di trattamento tra tutti i partecipanti”. In altri termini: Russia e Israele sono stati riammessi alle onorificenze.

All'indomani della visita degli ispettori del ministero della Cultura, si è dimessa la Giuria internazionale della 61/a Esposizione internazionale d'Arte, al via il 9 maggio, composta dalla presidente Solange Farkas, Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e da Giovanna Zapperi. Lo comunica una nota della Biennale di Venezia. La prima conseguenza: salta la premiazione del 9 maggio.

A stretto giro la fondazione ha fatto sapere che l’assegnazione dei premi verrà spostata al 22 novembre, al termine della rassegna, a causa del passo indietro dei giurati. Ad assegnare due Leoni – per la prima volta – saranno visitatori.

Non solo: ai riconoscimenti, precisa la Biennale in un comunicato, “concorrono tutte le partecipazioni Nazionali presenti” all’esposizione, “come da lista ufficiale, seguendo il principio di inclusione e di parità di trattamento tra tutti i partecipanti”. In altri termini: Russia e Israele sono stati riammessi alle onorificenze.

“Ciò – conclude il comunicato – in coerenza con lo spirito fondativo della Biennale stessa basato sull’apertura, sul dialogo e sul rifiuto di ogni forma di chiusura e censura. La Biennale vuole e si conferma luogo della tregua in nome dell’arte, della cultura e della libertà artistica”.

Come si è arrivati a questo punto? Dopo la decisione della giuria di estromettere dalla premiazione la Federazione russa e lo Stato ebraico, gli avvocati dell’artista israeliano Belu-Simion Fainaru avrebbero diffidato la fondazione, evocando la Corte europea dei diritti dell’uomo e minacciando un ricorso. L’accusa: “Discriminazione razziale”. Secondo un primo vaglio, il regolamento della Biennale non permetterebbe formalmente ai giurati di escludere alcuni Paesi dall’assegnazione dei premi, quale che sia la ragione. Le dimissioni della giuria sarebbero legate a questa vicenda.

La diffida dell’avvocato di Fainaru sarebbe stata girata nei giorni passati al ministero della Cultura e a palazzo Chigi. Per questa ragione il Collegio romano ha risposto inviando gli ispettori ministeriali, arrivati a Ca’ Giustinian ieri pomeriggio. La relazione conclusiva dei controllori, sulla vicenda, riporta "che la Giuria è stata contattata e informata non solo della portata mediatica a danni della Biennale ma anche del loro personale rischio di esposizione al risarcimento dei danni non solo a carico del ricorrente ma anche della Fondazione”.

Soddisfatto lo scultore Belu-Simion Fainaru, che a Repubblica consegna un primo commento: “Sono felice di aver difeso i miei diritti umani per ricevere lo stesso trattamento degli altri artisti”.

"Respingo con forza ogni forma di esclusione e discriminazione, che sia politica o razziale. Per oltre 30 anni ho lavorato per unire artisti arabi ed ebrei”.

Meloni prende le distanze da Buttafuoco: “Non avrei fatto la sua scelta sul padiglione russo”

"Non le so dire delle dimissioni della giuria, perché l'ho letto mentre scendevo, non so dire se sono collegate al tema dell'invio degli ispettori. Sulle dinamiche di questa vicenda mi sono leggermente persa, mi fermo alla posizione iniziale: la scelta sul padiglione russo, il governo ha dichiarato di non condividerla, dopodiché la Biennale è un ente autonomo, e Buttafuoco è una persona capacissima, questa scelta non l'avrei fatta al suo posto". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri, rispondendo a chi le domandava se l'invio degli ispettori alla Biennale sia stato un atto ostile verso il presidente presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco.

"Sull'invio degli ispettori la persona giusta a cui chiedere credo sia il ministro Giuli, perché presumo lui abbia fatto questa scelta. Non ho avuto modo di parlarne con lui", ha aggiunto Meloni.

Salvini: “Biennale sarà democratica e autonoma”

'Rispetto all'autonomia della Biennale di Venezia ritengo geniale la decisione dell'amico Buttafuoco, di assegnare i premi non all'inizio della rassegna, ma alla fine della rassegna, e i leoni saranno assegnati non da 5 giurati, sulle cui dimissioni non mi pronuncio e non ne conosco le motivazioni ma dai visitatori quindi sarà una Biennale autonoma e demografica, meglio di così non poteva andare". Lo afferma il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, parlando nel corso della conferenza stampa che segue il Cdm.

A chi gli chiede se parteciperà all'evento risponde: "Ci andrò come sono stato a tante altre Biennali, ci sono andato in precedenza ci andrò in futuro".

Pd: crisi istituzionale grottesca senza precedenti

"Siamo oltre la polemica. Siamo dentro una crisi istituzionale e culturale senza precedenti per la Biennale di Venezia. La giuria internazionale non c'è più. Se ne è andata. Costretta o per scelta autonoma, poco cambia: il risultato è che un organismo indipendente è stato azzerato nel pieno del suo lavoro. E nel frattempo la Biennale ha fatto la sua scelta: riammettere alla selezione Russia e Israele, due Paesi guidati da governi criminali. Questo è il punto politico". Lo affermano Sandro Ruotolo, responsabile Cultura del Partito Democratico, e Matteo Orfini, parlamentare Pd della commissione Cultura della Camera. "Il resto è semplicemente grottesco: i Leoni non saranno assegnati da una giuria internazionale, ma da una 'giuria dei visitatori'. Salta la cerimonia di inaugurazione.

Mic: “Estranei alle dimissioni della giuria della Biennale”

"Non è, e non è mai stato nelle intenzioni del ministero commissariare il presidente della Biennale". Lo dichiara il MiC, precisando di essersi "limitato a chiedere e ottenere documenti da mettere a disposizione del Maeci e di Palazzo Chigi per le dovute valutazioni circa le richieste della Ue sul rispetto del quadro sanzionatorio nei confronti della Russia. Quanto alle dimissioni della giuria, esse sono state apprese dal MiC dagli organi di informazione, e riguardano esclusivamente la potestà autonoma della Biennale. Il ministro Giuli, come da dichiarazioni pubbliche, conferma l'identità di vedute con il premier Giorgia Meloni".

Israele attaccala giuria: “Complimenti per le dimissioni”

"Congratulazioni alla giuria internazionale della Biennale di Venezia per le dimissioni. Il messaggio è chiaro: non c'è posto per la politica, i boicottaggi e l'antisemitismo nel mondo della cultura". Lo afferma su X il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sàar, in merito alla vicenda della Biennale. "Questa percezione - conclude Sàar - è condivisa da Israele e dall'Italia. La nostra esclusione è stata sventata e la scelta passa al grande pubblico".

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