«La nostra è stata un’astensione costruttiva, ci sono tutte le condizioni per trasformarla in un voto positivo», spiega Claudio Mancini, deputato romano del Pd e ufficiale di collegamento fra Campidoglio e Parlamento.
Ma questa posizione non contraddice quella assolutamente favorevole del sindaco Gualtieri?
«Il sindaco sin dall’inizio aveva detto che la riforma costituzionale andava accompagnata con una legge ordinaria che definisse risorse e poteri del nuovo ente, dotato di competenze legislative e amministrative. La legge ordinaria ancora non c’è ed è la ragione per cui ci siamo messi alla finestra».
Non vi fidate, temete che con questi chiari di luna i soldi per Roma potrebbero non arrivare mai?
«Ci fidiamo il giusto. La riforma è complessa e non si improvvisa.…
«La nostra è stata un’astensione costruttiva, ci sono tutte le condizioni per trasformarla in un voto positivo», spiega Claudio Mancini, deputato romano del Pd e ufficiale di collegamento fra Campidoglio e Parlamento.
Ma questa posizione non contraddice quella assolutamente favorevole del sindaco Gualtieri?
«Il sindaco sin dall’inizio aveva detto che la riforma costituzionale andava accompagnata con una legge ordinaria che definisse risorse e poteri del nuovo ente, dotato di competenze legislative e amministrative. La legge ordinaria ancora non c’è ed è la ragione per cui ci siamo messi alla finestra».
Non vi fidate, temete che con questi chiari di luna i soldi per Roma potrebbero non arrivare mai?
«Ci fidiamo il giusto. La riforma è complessa e non si improvvisa. È stato fatto un tavolo tecnico tra Palazzo Chigi e Campidoglio, ma il testo tarda ad arrivare. D’altronde tra il varo della Costituzione e la nascita delle Regioni sono passati ventidue anni. Noi non vogliamo solo la cornice senza il quadro, che chissà quando e se si farà».
Meloni voleva confezionarsi uno spot in vista delle comunali romane dell’anno prossimo?
«Questa è una riforma per l’Italia, non per Roma, perché definisce una volta per tutte il rapporto tra il Paese e la sua capitale come avviene a Londra, Parigi, Berlino e Madrid. Dopodiché prima di preoccuparsi della minoranza, forse la presidente del Consiglio dovrebbe occuparsi della sua maggioranza visto che oggi la Lega si è smarcata e ha presentato una sua proposta di legge per dare poteri legislativi a tutte le città metropolitane, non riconoscendo quindi la specificità della capitale».
Intanto però accusa Gualtieri e il Pd di alto tradimento. Ha torto?
«È lei che tradisce Roma se rinuncia a portare avanti una riforma storica. Dimostra ancora una volta le sue difficoltà a concepire un processo condiviso di modifica della Costituzione. È convinta, come peraltro già accaduto sulla giustizia, che la destra debba decidere tutto da sola e le opposizioni limitarsi a obbedire, votando a scatola chiusa, senza fiatare né correggere neppure una virgola».
La premier si è detta anche sorpresa e amareggiata per la vostra decisione, dichiarando interrotto il processo costituente.
«Sono io che mi stupisco del suo stupore, visto che noi ci eravamo già astenuti in commissione. Oltretutto manca un anno alla fine della legislatura: in quattro letture parlamentari si possono costruire ampie convergenze. A meno che, stante il pessimo stato di salute del governo, non pensi a elezioni anticipate. In realtà è questa la vera incognita».
Non è da comprendere? Se la riforma passasse coi soli voti della destra, si andrebbe a referendum e lei si è già scottata una volta.
«È uno scenario da escludere. Depositassero la legge ordinaria che definisce i poteri e stanzia le risorse e noi votiamo a favore».
Se si ferma tutto, la farete voi quando sarete al governo?
«Noi contiamo si chiuda in questa legislatura. Detto ciò, Roma è eterna, è capitale del mondo antico, della cristianità e dell’Italia a prescindere dalle liti fra partiti. Desistere per una ripicca di tipo elettorale sarebbe sbagliato. Se lo farà, rimedieremo noi».
Ma come farete? Non si è accorto che 5S e Avs hanno votato contro?
«Nessuno degli intervenuti in Parlamento si è espresso contro i nuovi poteri. Sono stati definiti necessari anche da chi non ha condiviso questa proposta».
Gualtieri c’è rimasto male?
«Noi romani siamo tutti delusi, ma fiduciosi che la responsabilità verso la capitale alla fine prevalga».
Ma il sindaco era d’accordo sull’astensione, l’ha condivisa con la segretaria Schlein?
«Avremmo preferito un voto a favore sin da subito, ma qualche mal di pancia di troppo fra i parlamentari del Nord di tutti i partiti, incluso il nostro, ci ha spinti a una più prudente astensione».