Lite Salvini-Giuli in Cdm sul piano casa. Furia di Meloni sui ministri: “Basta spocchia”
di Tommaso Ciriaco , Lorenzo De CiccoROMA – “Io così il piano casa non lo voto”, fa Alessandro Giuli. “Tutelare le sovrintendenze? Io le raderei al suolo”, ribatte Matteo Salvini. “Mi avete scocciato – tuona Giorgia Meloni, prima di alzarsi e andare a fumare - basta spocchia”. Zuffa in Cdm. Servirebbe il caschetto giallo, non per i rischi da cantiere, ma per parare i colpi. Dopo un anno di tregenda, il segretario leghista e ministro dei Trasporti è riuscito a far licenziare dal governo il suo piano per l’edilizia, con diversi ritocchi e qualche miliardo in più. Ma all’ultimo, Salvini trova un ultimo ostacolo. Pericolo cantiere? No, pericolo colleghi.
Nel bel mezzo della seduta del Consiglio dei ministri, si mette di traverso difatti il titolare della Cultura, irritato per un codicillo, inserito dalla Lega, che velocizzava le procedure nei centri storici, in barba alle sovrintendenze, che fanno capo al Mic. “Io di questa norma non sono stato nemmeno avvisato, ma come si fa? – lo sfogo del ministro, ex presidente del Maxxi…
ROMA – “Io così il piano casa non lo voto”, fa Alessandro Giuli. “Tutelare le sovrintendenze? Io le raderei al suolo”, ribatte Matteo Salvini. “Mi avete scocciato – tuona Giorgia Meloni, prima di alzarsi e andare a fumare - basta spocchia”. Zuffa in Cdm. Servirebbe il caschetto giallo, non per i rischi da cantiere, ma per parare i colpi. Dopo un anno di tregenda, il segretario leghista e ministro dei Trasporti è riuscito a far licenziare dal governo il suo piano per l’edilizia, con diversi ritocchi e qualche miliardo in più. Ma all’ultimo, Salvini trova un ultimo ostacolo. Pericolo cantiere? No, pericolo colleghi.
Nel bel mezzo della seduta del Consiglio dei ministri, si mette di traverso difatti il titolare della Cultura, irritato per un codicillo, inserito dalla Lega, che velocizzava le procedure nei centri storici, in barba alle sovrintendenze, che fanno capo al Mic. “Io di questa norma non sono stato nemmeno avvisato, ma come si fa? – lo sfogo del ministro, ex presidente del Maxxi, riferito da diversi presenti – Me l’avete detta all’ultimo, ma io così non posso approvare il piano”. Salvini si risente, vede il rischio dell’ennesimo rimando, su un’operazione a cui ha lavorato da mesi e mesi con i suoi: “Caro Alessandro, sulle sovrintendenze sai bene come la penso: le raderei al suolo”. Rivendica insomma la sua crociata anti-burocrazia. Contro-replica di Giuli: “Allora, Matteo, adesso scendiamo insieme in conferenza stampa e lo spieghi tu davanti alle telecamere”. Spoiler: in conferenza stampa alla fine, come da programma, andrà solo il leghista. Giuli evoca pure la Costituzione: “C’è l’articolo 9”. Quello che tutela il paesaggio. “Quindi se proseguite, non c’è problema: io voto no, mi alzo e me ne vado”.
Tra i due, Salvini e Giuli, i dissapori sono stratificati. Mesi di bizze, battutine, mal di pancia. L’ultimo attrito, il siluramento di Beatrice Venezi dal teatro La Fenice. Giuli ha blindato il sovrintendente che l’ha rimossa, confermandogli la piena fiducia del ministero, Salvini ha dato invece alla bacchetta d’orchestra gradita (almeno fino a qualche tempo fa) alle sorelle Meloni la sua piena solidarietà. Mentre FdI taceva. Ora, scintille sul piano Casa. Per sedare l’alterco, interviene direttamente Giorgia Meloni. “Ragazzi, avete scocciato – il pensiero, un po’ edulcorato, della premier, riportato da alcuni ministri – Basta con certa spocchia”. Giuli si sente chiamato in causa e controbatte in modo ruvido: “Spocchia? Non sono l’unico ad averla”. A più di un ministro è sembrato un messaggio indirizzato addirittura alla presidente del consiglio, che l’ha nominato. Possibile? Altri giurano di no: ce l’aveva sempre con Salvini, “figurarsi se attaccava Giorgia”.
A fare da paciere, è il capo-delegazione di FdI, Francesco Lollobrigida: “Questo è un provvedimento troppo importante perché non possa essere approvato dal Consiglio dei ministri all’unanimità”. Come dire: nessuno deve sfilarsi, per l’esecutivo l’operazione, anche comunicativa, è troppo preziosa. Come finisce? Secondo fonti governative, dopo tanta pugna l’avrebbe spuntata Giuli: quel passaggio sulle sovrintendenze è stato accantonato.