Primo maggio, Mattarella: “Morti sul lavoro tributo inaccettabile. Combattere per donne e giovani"
dal nostro inviato Concetto VecchioPONTEDERA - Donne. Giovani. Morti sul lavoro. Tre moniti di Sergio Mattarella nel suo discorso del Primo Maggio pronunciato oggi a Pontedera, nello stabilimento della Piaggio.
Tre nodi irrisolti.
Va colmato il divario di genere. Occuparsi dei giovani, indotti a emigrare. E le vittime nei cantieri “sono un tributo inaccettabile”
Prendiamo il lavoro femminile. Dice: “L’occupazione femminile in Italia è cresciuta negli ultimi anni, raggiungendo tassi che per noi costituiscono un primato. Tuttavia resta consistente il gap da colmare rispetto alla media europea. Il divario di genere, che emerge non soltanto dai tassi di occupazione ma anche dalla disparità che perdura nelle retribuzioni e nelle carriere, va colmato con un complesso di interventi e attenzioni: sui fattori strutturali e sui contesti territoriali, ma anche sulla qualità del lavoro e sui servizi per favorire la conciliazione con gli altri impegni di vita”.
L’altra criticità riguarda i giovani.
Denuncia che è “ancora troppo alt…
PONTEDERA - Donne. Giovani. Morti sul lavoro. Tre moniti di Sergio Mattarella nel suo discorso del Primo Maggio pronunciato oggi a Pontedera, nello stabilimento della Piaggio.
Tre nodi irrisolti.
Va colmato il divario di genere. Occuparsi dei giovani, indotti a emigrare. E le vittime nei cantieri “sono un tributo inaccettabile”
Prendiamo il lavoro femminile. Dice: “L’occupazione femminile in Italia è cresciuta negli ultimi anni, raggiungendo tassi che per noi costituiscono un primato. Tuttavia resta consistente il gap da colmare rispetto alla media europea. Il divario di genere, che emerge non soltanto dai tassi di occupazione ma anche dalla disparità che perdura nelle retribuzioni e nelle carriere, va colmato con un complesso di interventi e attenzioni: sui fattori strutturali e sui contesti territoriali, ma anche sulla qualità del lavoro e sui servizi per favorire la conciliazione con gli altri impegni di vita”.
L’altra criticità riguarda i giovani.
Denuncia che è “ancora troppo alta l’età di ingresso nel mercato del lavoro. Nella nostra società i giovani sono poco ascoltati. C’è una scarsa attenzione alla loro maturazione e alla loro indipendenza. Se guardiamo ai lavoratori definiti “indipendenti” che lavorano per un solo datore - insomma lavoratori autonomi senza autonomia - scopriamo che la parte più consistente è formata proprio da under 30. Sono numerosi i giovani ben istruiti che lasciano il nostro Paese per lavorare all’estero. Sono più di quelli che vengono in Italia. Nell’interesse del Paese questa tendenza va invertita. Nostri giovani lasciano l’Italia, altri arrivano. Il sistema produttivo reclama manodopera: c’è di che riflettere”.
Poi c’è il dramma delle morti sul lavoro.
“Le cronache ci restituiscono, pressoché quotidianamente, notizie di lavoratrici e di lavoratori che perdono la vita, rimangono infortunati, nello svolgimento delle loro attività. La sicurezza sul lavoro resta un impegno, un dovere, che non consente rinunce o distinguo. Tra luoghi di lavoro e in itinere sono oltre mille le vite spezzate ogni anno. Nel ricordarle, rinnovando la vicinanza alle famiglie delle vittime, va ribadito che si tratta di un tributo inaccettabile. La lotta alle incurie, all’illegalità, alle imprudenze deve coinvolgere tutti. Imprenditori, lavoratori, istituzioni, società. Sono le cronache a intimarci che ciò facciamo non è ancora abbastanza per tutelare la salute di chi lavora. Deve migliorare l’organizzazione, il rispetto delle regole, la cultura della sicurezza comune.
Pontedera è una scelta non casuale. La Vespa compie 80 anni, come la Repubblica. Un simbolo del Made in Italy. E come ha ricordato il presidente esecutivo della Piaggio, Matteo Colaninno, già deputato del Pd, “si va verso i 20 milioni vespe vendute in tutto il mondo”. Ad accogliere fuori dal Museo della Piaggio, che Mattarella ha visitato, le scolaresche col tricolore.
Mattarella cita “il grande storico dell’economia Carlo Cipolla: “gli italiani sono abituati, fin dal Medio Evo, a produrre, all’ombra dei campanili, cose belle che piacciono al mondo”.
Ricorda che “il lavoro è presidio della società. È espressione della libertà della persona e delle comunità. E’ dignità. E’ strumento di partecipazione, di costruzione. L’obiettivo di una piena e buona occupazione è iscritto tra quelli della nostra democrazia. È il messaggio dei Costituenti che hanno voluto che la Repubblica fosse “fondata sul lavoro” proprio per dare alla democrazia, alla libertà, all’uguaglianza - finalmente conquistate - un contenuto più forte e impegnativo”.
Siamo ancora un Paese economicamente forte. Più importante di quel che talvolta riteniamo di essere.
Ricorda il presidente che “l’industria è pilastro per l’Italia. Quella manifatturiera contribuisce al Pil nazionale nella misura del 15%. Seconda in Europa, ottava nel mondo, la manifattura italiana è fondamentale veicolo e motore di crescita”.
Ma ora “occorre guardare avanti”. Dentro un contesto difficile. “Pesano le fragilità dell’economia internazionale sulle nostre aziende. Pesano i conflitti e le guerre. Per produttività e capacità di innovazione registriamo in Europa un deficit competitivo. Occorre eliminare al più presto le barriere che ancora impediscono una compiuta unione dei nostri mercati interni. Bisogna orientare gli investimenti nei settori più strategici e con il maggiore potenziale di crescita”.
Fa un appello alla Ue.
“È tempo di visione. Non di misure di corto respiro. È tempo di procedere, con coraggio, sulla strada dell’integrazione europea. Nel frattempo siamo chiamati a fare la nostra parte. Potremmo intendere i punti maggiormente critici del nostro mercato del lavoro come potenzialità ancora inespresse, come riserve a cui attingere velocemente per dare nuovo impulso alla società e all’economia italiana”.
Dedica un capitolo ai migranti.
“Il tema delle migrazioni è rilevante in tutta Europa. L’impoverimento demografico da un lato, la crescita delle domande di lavoro che non trovano risposta dall’altro, pongono le nostre società di fronte al bisogno di misurarsi con questi problemi usando razionalità e saggezza, sollecitando cooperazione con i Paesi di origine. In questo ambito si colloca il Piano Mattei, varato e sviluppato dal governo”.
Elogia i sindacati. I lavoratori. La classe operaia.
“Le fabbriche, i lavoratori, le organizzazioni sindacali, sono state in primo piano nella costruzione - dopo la guerra - della nuova Italia, nello sviluppo dei diritti, nel welfare, nella civiltà. Un Paese forte, in cui vige l’eguaglianza dei cittadini, vive di coesione sociale. La coesione sociale richiede che il lavoro e la tutela dei lavoratori siano effettive, contro ogni illegalità e sfruttamento che rappresentano una minaccia alla convivenza stessa. Le parti sociali - sindacati, imprese, associazioni – sono chiamate a contribuirvi con i loro valori. Il dialogo sociale non deve mai interrompersi. Le fabbriche, con la loro inventiva, con l’orgoglio operaio di prodotti eseguiti alla perfezione, hanno offerto, in questi ottant’anni di vita della Repubblica, una lezione”.