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Biennale, si dimette la giuria. Salta la cerimonia di apertura. “I premi decisi dai visitatori”

L’ ingresso del Padiglione Centrale, ai Giardini della Biennale

 

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Lasciano le esperte che dovevano votare le opere migliori: ad incidere il rischio di dover risarcire artisti di Israele e Russia inizialmente esclusi e ora in gara. Meloni: “Mai condiviso apertura a Mosca”. Salvini: “Meglio non poteva andare”
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ROMA – L’ultimo terremoto in Biennale, il più violento, arriva a quattro giorni dal vernissage. Si dimettono le cinque giurate dell’esposizione: la presidente Solange Farkas, Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi. L’effetto domino è enorme: salta la cerimonia d’inaugurazione del 9 maggio, e dunque la premiazione. La fondazione sposta l’assegnazione dei riconoscimenti alla fine della rassegna, il 22 novembre, anche in ragione «della situazione geopolitica internazionale». Che è entrata in maniera esplosiva nell’evento culturale più importante del Paese. La decisione che ha portato alla rottura con la giuria viene cancellata con un colpo di spugna: Russia e Israele saranno riammessi in concorso. Nasce da lì l’ultimo incendio deflagrato in Laguna. Infatti il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar esulta per le dimissioni e attacca: «Non c’è posto per la politica, i boicottaggi e l’antisemitismo nel mondo della cultura». Il presidente Pietrangelo Buttafuoco …

ROMA – L’ultimo terremoto in Biennale, il più violento, arriva a quattro giorni dal vernissage. Si dimettono le cinque giurate dell’esposizione: la presidente Solange Farkas, Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi. L’effetto domino è enorme: salta la cerimonia d’inaugurazione del 9 maggio, e dunque la premiazione. La fondazione sposta l’assegnazione dei riconoscimenti alla fine della rassegna, il 22 novembre, anche in ragione «della situazione geopolitica internazionale». Che è entrata in maniera esplosiva nell’evento culturale più importante del Paese. La decisione che ha portato alla rottura con la giuria viene cancellata con un colpo di spugna: Russia e Israele saranno riammessi in concorso. Nasce da lì l’ultimo incendio deflagrato in Laguna. Infatti il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar esulta per le dimissioni e attacca: «Non c’è posto per la politica, i boicottaggi e l’antisemitismo nel mondo della cultura». Il presidente Pietrangelo Buttafuoco compensa il subbuglio con una novità senza precedenti: nascono i Leoni dei visitatori. Non sarà un comitato di esperti a incoronare i vincitori – il miglior partecipante e il miglior padiglione – ma il pubblico.

Come si è arrivati a questo punto? La cronologia della slavina: il 23 aprile la giuria internazionale annuncia l’esclusione dalla premiazione dello Stato ebraico e della Federazione russa. La Biennale cerca di cavarsela con una nota: «Scelta autonoma». Non basta a mettersi al riparo dalle rimostranze degli scartati. Come anticipato da Repubblica, lo scultore israeliano Belu-Simion Fainaru manda una lettera di diffida alla fondazione, denunciandosi vittima di una «discriminazione razziale» e di «antisemitismo». Minaccia il ricorso, evoca la Corte europea dei diritti dell’uomo. Nonostante i due mesi di frizioni legate alla riapertura del padiglione russo, l’istituzione veneziana gira la missiva e le preoccupazioni legali al ministero della Cultura e a palazzo Chigi. Il Collegio romano, in quanto autorità di vigilanza, reagisce con uno slancio imprevisto e manda gli ispettori: l’ipotesi del resto è nell’aria da marzo, quando è iniziato il braccio di ferro sul padiglione del Cremlino.

I “controllori” del Mic bussano a Ca’ Giustian mercoledì pomeriggio, ripartono il giorno dopo. Con i dirigenti della Biennale discutono dell’organizzazione dello spazio di Mosca e delle azioni legali minacciate dall’artista di Haifa. Le dimissioni delle giurate sarebbero però state richieste dalla fondazione. Infatti gli emissari del Mic, con una nota serale, si dicono «estranei» all’esito. E tuttavia nel rapporto stilato dagli uomini del Collegio romano – di cui Repubblica ha preso visione – c’è il resoconto della trattativa con le giurate: Debora Rossi, l’avvocato dell’ente lagunare, garantisce ai quattro ispettori «che la giuria è stata informata non solo della portata mediatica ai danni della Biennale ma anche del loro personale rischio di esposizione al risarcimento dei danni non solo a carico del ricorrente», ovvero l’artista israeliano, «ma anche della fondazione». È in questo contesto che matura l’addio: sulle giurate gravava il rischio di pagare di tasca propria le conseguenze di una causa legale.

Mentre la notizia dell’ultimo incidente veneziano diventa pubblica, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è in conferenza stampa: non entra nel merito degli ultimi sviluppi, ribadisce che «il governo non condivide la scelta del padiglione russo», ma la Biennale è «autonoma» e Buttafuoco «capacissimo». Al suo fianco il vicepremier Matteo Salvini invece è entusiasta, ripete che ci andrà: «Geniale» la decisione che ad assegnare i premi siano «i visitatori». Per le opposizioni c’è poco di cui rallegrarsi: il Pd parla di «crisi grottesca, senza precedenti». Il M5S si schiera con la Biennale «messa alla gogna», ma punta il dito contro il risultato: «Un caos indegno».

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