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Minetti, grazia sub iudice. Il Colle: “Nuovi controlli d’intesa con il ministero”

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Il Quirinale sottolinea la comune azione con il Guardasigilli e precisa: “Abituale l’ok con il parere positivo degli organismi giudiziari”
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PONTEDERA (PISA) – I nuovi accertamenti per capire come sono andate le cose nell’affaire Minetti sono stati richiesti dal Quirinale «d’intesa con il ministero della Giustizia». Alle 17 fonti della presidenza della Repubblica ci tengono a ribadire che non c’è nessuna tensione con Carlo Nordio. Il presidente non ce l’aveva con lui, lunedì, quando gli ha mandato quella lettera sollecitandolo di disporre «con cortese urgenza» un’inchiesta bis sull’adozione del bimbo di Nicole Minetti in Uruguay, dopo che le rivelazioni del Fatto ne avevano messo in dubbio la regolarità.

Che questo fosse l’umore del Colle, nei confronti del Guardasigilli, alcuni quotidiani, tra cui Repubblica, lo avevano già scritto sull’edizione di ieri. Ma hanno sentito il bisogno di confermarlo. Perché? Repetita iuvant. Per svelenire il clima. Perché da sinistra attaccano Nordio, e la stampa di destra se la prende con Mattarella, quando entrambi hanno avuto a disposizione le stesse carte. E quindi, Mattarella, rientrato…

PONTEDERA (PISA) – I nuovi accertamenti per capire come sono andate le cose nell’affaire Minetti sono stati richiesti dal Quirinale «d’intesa con il ministero della Giustizia». Alle 17 fonti della presidenza della Repubblica ci tengono a ribadire che non c’è nessuna tensione con Carlo Nordio. Il presidente non ce l’aveva con lui, lunedì, quando gli ha mandato quella lettera sollecitandolo di disporre «con cortese urgenza» un’inchiesta bis sull’adozione del bimbo di Nicole Minetti in Uruguay, dopo che le rivelazioni del Fatto ne avevano messo in dubbio la regolarità.

Che questo fosse l’umore del Colle, nei confronti del Guardasigilli, alcuni quotidiani, tra cui Repubblica, lo avevano già scritto sull’edizione di ieri. Ma hanno sentito il bisogno di confermarlo. Perché? Repetita iuvant. Per svelenire il clima. Perché da sinistra attaccano Nordio, e la stampa di destra se la prende con Mattarella, quando entrambi hanno avuto a disposizione le stesse carte. E quindi, Mattarella, rientrato in ufficio, dopo aver partecipato alla cerimonia per la festa del Lavoro, a Pontedera, ha deciso che bisognava troncare le illazioni. Mettere nero su bianco che non ce l’ha con il governo.

«Quando giunge al Quirinale una domanda di grazia accompagnata da parere favorevole degli organi giudiziari competenti il presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia. In questo caso la domanda era accompagnata da un parere dell’autorità giudiziaria ampiamente e decisamente favorevole», trapela dal Colle.

Come interpretare questo passaggio? Il Quirinale intende così allontanare da sé anche il benché minimo sospetto che non vi sia stata una valutazione men che rigorosa. Nulla di tutto questo. In altre parole: quando le relazioni della magistratura sono così «ampiamente e decisamente favorevoli», com’è stato anche nel caso di Nicole Minetti, la grazia viene «abitualmente concessa», si fa notare. È una prassi. Ora, com’è noto, il Quirinale non è certo un passacarte, ma nemmeno dispone di poteri istruttori. Deve limitarsi a valutare — da un punto di vista della congruità, e sul piano giuridico e procedurale — se le indicazioni contenute nelle relazioni della Procura generale, veicolate dal ministero della Giustizia, sono circostanziate e convincenti. Ed è quanto è avvenuto nel caso Minetti.

Successivamente l’inchiesta del Fatto dal 25 aprile, con una serie di articoli del giornalista Thomas Mackinson, ha messo in discussione, punto per punto, gli elementi prospettati nella domanda di grazia. «Sulla stampa — proseguono le fonti del Quirinale — sono state prospettate ricostruzioni di condizioni di fatto molto diverse da quelle rappresentate alla base della domanda di grazia e del parere che l’accompagnava. Il presidente ha dunque ritenuto necessario chiedere — d’intesa con il ministero della Giustizia — che gli organi giudiziari ne accertassero il fondamento». Come a dire: siamo stati noi, senza sposare alcuna tesi, a chiedere una verifica bis. E non resta, a questo punto, che aspettare che si completino gli accertamenti. «Con rispetto», aggiungono, in attesa del «sollecito svolgimento da parte della magistratura». Alla luce di questo esito il Quirinale deciderà poi se confermare la grazia o se revocarla.

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