Minetti e Cipriani, i precedenti dimenticati e l’elenco delle feste. L’Interpol indaga in Uruguay
di Elena Basso (Buenos Aires) e di Giuliano Foschini (Milano)L’elenco degli invitati, pescato tra articoli di gossip e cronache mondane. Le indicazioni degli informatori locali dall’interno del ranch. Una «grave omissione»: negli atti uruguaiani che hanno portato all’adozione non è riportata la condanna di Nicole Minetti. Le dichiarazioni della deputata che ha presentato interrogazioni parlamentari. Le testimonianze di chi lavora all’Inau (Instituto del Niño y Adolescente del Uruguay), l’ente statale uruguaiano che si occupa dei diritti dei minorenni. E, soprattutto, il racconto di una coppia che sostiene di aver voluto adottare quel bambino poi assegnato a Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani.
È così che prende forma la caccia alla vita uruguaiana dell’ex consigliera regionale lombarda. Una ricerca …
L’elenco degli invitati, pescato tra articoli di gossip e cronache mondane. Le indicazioni degli informatori locali dall’interno del ranch. Una «grave omissione»: negli atti uruguaiani che hanno portato all’adozione non è riportata la condanna di Nicole Minetti. Le dichiarazioni della deputata che ha presentato interrogazioni parlamentari. Le testimonianze di chi lavora all’Inau (Instituto del Niño y Adolescente del Uruguay), l’ente statale uruguaiano che si occupa dei diritti dei minorenni. E, soprattutto, il racconto di una coppia che sostiene di aver voluto adottare quel bambino poi assegnato a Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani.
È così che prende forma la caccia alla vita uruguaiana dell’ex consigliera regionale lombarda. Una ricerca che si muove su due livelli: da un lato le verifiche ufficiali attivate dalla procura generale di Milano, che ha delegato Interpol; dall’altro il lavoro sul campo, tra Maldonado e dintorni, dove il caso è ormai esploso anche sui media locali.
«Come sempre, le autorità competenti risponderanno formalmente alle richieste provenienti dall’Italia, secondo la tradizione democratica del nostro Paese», hanno fatto sapere fonti del governo di Montevideo all’Ansa. Dove il caso Minetti sta creando un forte problema interno. La vicenda ha infatti riacceso i riflettori su un sistema – quello delle adozioni – da tempo al centro di polemiche.
Ne ha parlato la deputata del Frente Amplio Graciela Barrera, le cui dichiarazioni saranno acquisite dalla procura generale di Milano. «Ci sembra particolare – dice a Repubblica – il fatto che una coppia straniera sia venuta in Uruguay ad adottare un minore, soprattutto una coppia così agiata e con tanta visibilità. Per cui abbiamo richiesto chiarimenti. Ma non solo: ci preoccupa anche il fatto che sia stato scritto che minori sotto tutela dell’Inau visitassero la proprietà di Cipriani».
Così come è un fatto che, nelle adozioni illegali in America latina, quello che avviene solitamente è che nei documenti legali – nella sentenza e nelle carte riguardanti il processo di adozione – tutta la pratica sembri completamente regolare. Risulta solitamente che i genitori e i familiari biologici non abbiano mai visitato il minore e che nessuno della famiglia volesse prendersi carico del bambino. Ma molto spesso la versione cambia quando si parla con la famiglia di origine, e quello che si scopre è che i registri sono stati falsificati per eliminare le prove delle visite dei familiari o i tentativi di farsi carico del bambino. Un sistema che riguarda decine di migliaia di minori: iniziato negli anni ’50, con un picco negli anni ’70, ’80 e ’90, ma che va avanti ancora oggi. Una coppia ha raccontato al programma Telenoche di aver avuto il bambino poi affidato a Minetti e Cipriani con sé per due anni, a tempo parziale, e di aver avviato un percorso formale per adottarlo. «Ci hanno detto che eravamo idonei», spiegano. Poi, all’improvviso, la comunicazione: il minore era stato affidato a un’altra famiglia, straniera. Uno scenario che contraddice la versione finora fornita dall’Inau, secondo cui non vi sarebbero state alternative disponibili.
Sul piano italiano, tuttavia, i margini restano limitati: l’Italia non può disconoscere una sentenza senza che emerga chiaramente che sia falsa o viziata. E certo non possono essere gli italiani a fare indagini su come quella sentenza sia stata prodotta. Detto questo, «non sarà tralasciato nulla», ripetono.
Ma le verifiche vanno avanti, anche su un altro fronte, quello della «second life» raccontata da Minetti nella richiesta di grazia, dove parlava di un’esistenza cambiata, dedicata al lavoro e al volontariato accanto a un compagno «lontano da contesti di devianza». È davvero così? Tra il lavoro che faranno gli investigatori di Interpol c’è quello di mettere in fila i partecipanti alle feste del Gin Tonic ranch, una specie di club che potrebbe essere a Ibiza o forse anche in Texas, tra sdraio e cappelli da cowboy. In queste ore si stanno ricostruendo le frequentazioni di Minetti e di Cipriani, anche grazie alle dichiarazioni di chi lavora o lavorava all’interno. Dai contatti con Epstein fino alle ormai mitologiche feste, di cui la stampa uruguaiana si sta occupando, con ospiti vip e – dicono i giornali locali – anche escort da mezzo mondo.