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Report: “Le vittime di Weinstein si affidarono al suo legale su consiglio di Zampolli”

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La rivelazione della trasmissione di RaiTre sull’inviato di Trump. E lui attacca il programma anche per l’intervista a una zia con pesanti critiche
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Arrivano nuovi elementi che ampliano le ombre attorno a Paolo Zampolli, nominato da Donald Trump “inviato speciale per le partnership globali”: li mette sul piatto Report, nella puntata in onda domenica sera su Rai 3.

Il primo è una registrazione mai diffusa prima che rovescia la narrativa sul ruolo dell’emissario trumpiano nel caso Weinstein, il famoso produttore di Hollywood che per le sue aggressioni sessuali ha dato il là al movimento #MeToo. A pochi giorni dallo scoop di Ronan Farrow sul New Yorker nell’ottobre 2017, Zampolli contatta telefonicamente alcune delle donne coinvolte. Cosa c’entrava? Era a capo dell’agenzia di modelle ID Models, attiva a New York nello stesso ambiente delle altre due agenzie al centro di questa storia: la Trump Model Management, di proprietà proprio del presidente americano, e la MC2 di Jean-Luc Brunel, finanziata da Jeffrey Epstein, entrambi accusati di abusi su minori e morti in carcere in attesa di processo. Comunque, Zampolli assicura alle donne …

Arrivano nuovi elementi che ampliano le ombre attorno a Paolo Zampolli, nominato da Donald Trump “inviato speciale per le partnership globali”: li mette sul piatto Report, nella puntata in onda domenica sera su Rai 3.

Il primo è una registrazione mai diffusa prima che rovescia la narrativa sul ruolo dell’emissario trumpiano nel caso Weinstein, il famoso produttore di Hollywood che per le sue aggressioni sessuali ha dato il là al movimento #MeToo. A pochi giorni dallo scoop di Ronan Farrow sul New Yorker nell’ottobre 2017, Zampolli contatta telefonicamente alcune delle donne coinvolte. Cosa c’entrava? Era a capo dell’agenzia di modelle ID Models, attiva a New York nello stesso ambiente delle altre due agenzie al centro di questa storia: la Trump Model Management, di proprietà proprio del presidente americano, e la MC2 di Jean-Luc Brunel, finanziata da Jeffrey Epstein, entrambi accusati di abusi su minori e morti in carcere in attesa di processo. Comunque, Zampolli assicura alle donne che Weinstein sarebbe stato incarcerato e che Trump avrebbe spinto l’Fbi ad aprire un fascicolo. Le indirizza però verso l’avvocato Alex Spiro dello studio Brafman, descritto come il massimo penalista della storia americana. Che assumerà poi la difesa di Weinstein, alimentando il sospetto che le prove raccolte dalle accusatrici siano finite nelle mani del loro aggressore, che quindi conosceva in anticipo le prove in mano alle vittime.

Tra queste c’è Ambra Gutierrez, modella italiana già nota per le accuse a Silvio Berlusconi, che rivela alla trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci di essersi ritrovata anch’essa rappresentata da Spiro senza averlo scelto consapevolmente. A ciò si aggiunge la testimonianza della zia paterna di Zampolli, Sara Gregorini, che rompe il silenzio denunciando la decisione del nipote di far interdire e ricoverare la propria madre in una struttura assistenziale nel 2018. Gregorini, e con lei una ex compagna di vita e una ex modella, delineano un profilo privato fino ad ora inedito: dipendenze di sostanze stupefacenti, comportamenti violenti, dissipazione del patrimonio di famiglia e un percorso scolastico interrotto alla terza media. Testimonianza smentita dallo stesso Zampolli: «Mia zia è una ladra e razzista. Lei rubava a mia madre, affetta da Alzheimer, soldi, gioielli persino le lenzuola. Il ricovero in una Rsa milanese è avvenuto perché mia madre non era più autosufficiente. È incredibile l’accusa razzista fatta da mia zia sostenendo che io avrei preso la terza media nelle scuole del meridione. In realtà ho ottenuto la maturità e purtroppo abbandonato gli studi universitari dopo la morte di mio padre». L’imprenditore italo-americano ha annunciato una raffica di querele contro Report e chi lo accusa di abusi. Ha aggiunto di aver attivato una «sorveglianza digitale con intelligenza artificiale avanzata» per monitorare chi parla male di lui.

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