James Martin: “Assurde le critiche al Papa, ora il presidente Trump ascolti”
di Iacopo ScaramuzziLa Casa Bianca ha l’opportunità di capire «la saggezza delle posizioni della Santa Sede, sempre a favore della pace, della giustizia e dell’aiuto ai bisognosi». Il gesuita statunitense James Martin commenta così l’annunciata visita del Segretario di Stato Usa al Papa.
Pensa che sia possibile un appeasement dopo gli attacchi di Trump a Leone XIV?
«È importante ricordare che, per quanto riguarda la Santa Sede, questa non è una battaglia. È vero che il Presidente Trump ha attaccato il Santo Padre sul social Truth, ma il Santo Padre ha risposto solo quando interpellato direttamente. Il Papa parla più in generale del desiderio della Chiesa di pace e riconciliazione, invece di concentrarsi su un singolo paese o un singolo politico. Se questa è una battaglia, è una battaglia a senso unico. E il Vaticano intrattiene rapporti diplomatici almeno dai tempi di Carlo Magno, quindi il dialogo e la riconciliazione sono sempre possibili».
Secondo lei il Papa indietreggerà sulle sue critiche alla guer…
La Casa Bianca ha l’opportunità di capire «la saggezza delle posizioni della Santa Sede, sempre a favore della pace, della giustizia e dell’aiuto ai bisognosi». Il gesuita statunitense James Martin commenta così l’annunciata visita del Segretario di Stato Usa al Papa.
Pensa che sia possibile un appeasement dopo gli attacchi di Trump a Leone XIV?
«È importante ricordare che, per quanto riguarda la Santa Sede, questa non è una battaglia. È vero che il Presidente Trump ha attaccato il Santo Padre sul social Truth, ma il Santo Padre ha risposto solo quando interpellato direttamente. Il Papa parla più in generale del desiderio della Chiesa di pace e riconciliazione, invece di concentrarsi su un singolo paese o un singolo politico. Se questa è una battaglia, è una battaglia a senso unico. E il Vaticano intrattiene rapporti diplomatici almeno dai tempi di Carlo Magno, quindi il dialogo e la riconciliazione sono sempre possibili».
Secondo lei il Papa indietreggerà sulle sue critiche alla guerra all’Iran e al Libano o sulla sua difesa degli immigrati?
«Non posso parlare a nome del Santo Padre, ma sta svolgendo il suo compito di predicare il Vangelo, e questo include difendere la pace ed essere solidale con chi è ai margini. Questo non è solo parte di ciò che significa essere il Papa, ma anche essere un cristiano».
A Roma viene Rubio e non J.D.Vance, anch’egli cattolico, che ha invitato il Papa ad essere “prudente” quando parla di teologia: che tipo è Rubio?
«Per quanto ne so, Rubio non ha criticato il Santo Padre sulla sua conoscenza della teologia, come ha fatto il vicepresidente Vance, una critica assurda nei confronti di una persona con una laurea in teologia e un dottorato in diritto canonico conseguito presso un’università pontificia».
Lei che idea si è fatto del perché Trump ha attaccato il Papa?
«La sera in cui il Presidente ha pubblicato quell’attacco durante la trasmissione televisiva 60 Minutes su Cbs, sono intervenuti tre cardinali statunitensi e uno di loro, il cardinale Robert McElroy, arcivescovo di Washington, ha detto che la guerra in Iran non è una “guerra giusta”. Tra parentesi, il cardinale McElroy ha un dottorato sia in scienze politiche che in teologia. Questo sembra aver irritato il Presidente e, poco dopo la fine del programma, ha pubblicato quell’attacco molto personale al Papa e poi ha condiviso un’immagine di se stesso come Gesù Cristo. La mia impressione è che la trasmissione lo abbia spinto a pensare alla religione, e in particolare alla Chiesa cattolica, e che abbia reagito di conseguenza».
Pensa che Trump si sia pentito di avere attaccato il Papa?
«Non ne ho idea. Non posso leggere nel suo cuore. Ma non credo che si sia scusato in alcun modo».
Pensa che l’attacco di Trump influenzerà il voto cattolico nelle elezioni di mid-term?
«I cattolici non votano come un blocco monolitico, quindi è difficile dirlo. Ma, per quanto ne so, quasi tutti i cattolici, dai progressisti ai tradizionalisti, non erano contenti degli attacchi del Presidente al Papa. È difficile prevedere quanto questo influenzerà le elezioni. Ma di certo non aiuterà il Presidente con i cattolici. D’altra parte, forse lo aiuterà con quegli americani che nutrono sospetti nei confronti dei cattolici».
Come valuta il fatto che il prossimo 4 luglio, quando gli Stati Uniti festeggeranno il 250esimo anniversario dell’indipendenza, Leone XIV visiterà l’isola di Lampedusa?
«È un monito quanto mai opportuno non solo sul nostro dovere di prenderci cura dei migranti, ma anche sul fatto che gli Stati Uniti sono in gran parte un paese di migranti. I miei nonni, ad esempio, arrivarono qui dalla Sicilia nel secolo scorso. E la mia storia non è un caso isolato».