Biennale, l’arrocco di Buttafuoco: “Furore ideologico, noi in regola”
dal nostro inviato Dario PappalardoPietrangelo Buttafuoco
La regola è una sola: «Bisogna portare tutto a destinazione». Recita così il mantra di Pietrangelo Buttafuoco, dopo l’intervista del ministro Giuli a Repubblica. Dove per destinazione si intende la presentazione della sessantunesima Biennale d’Arte alla stampa internazionale, mercoledì 6 maggio. In quel giorno, come da programma, è atteso a mezzogiorno il discorso del presidente al teatro dell’Arsenale. E sarà il vero inizio di questa annata senza cerimonia di inaugurazione – quella di sabato 9 è stata annullata – e senza Leoni: i premi saranno assegnati solo in chiusura, il 22 novembre, dopo il voto del pubblico.
Ca’ Giustinian si presenta come un placido fortino assediato con affaccio sulla Laguna. In una piccola calle, tra i negozi dei grandi m…
La regola è una sola: «Bisogna portare tutto a destinazione». Recita così il mantra di Pietrangelo Buttafuoco, dopo l’intervista del ministro Giuli a Repubblica. Dove per destinazione si intende la presentazione della sessantunesima Biennale d’Arte alla stampa internazionale, mercoledì 6 maggio. In quel giorno, come da programma, è atteso a mezzogiorno il discorso del presidente al teatro dell’Arsenale. E sarà il vero inizio di questa annata senza cerimonia di inaugurazione – quella di sabato 9 è stata annullata – e senza Leoni: i premi saranno assegnati solo in chiusura, il 22 novembre, dopo il voto del pubblico.
Ca’ Giustinian si presenta come un placido fortino assediato con affaccio sulla Laguna. In una piccola calle, tra i negozi dei grandi marchi della moda, alle spalle di piazza San Marco, la freccia indica la sede storica della fondazione. Rumori di trolley e pose da selfie. Il portego, adesso, ospita le foto surreali di Man Ray per ricordare una Biennale di cinquant’anni fa. Altri tempi, altre Biennali. Lontane da questa, dove surreale stavolta è la realtà stessa, carica dei colpi di scena degli ultimi mesi. Il ritorno dei russi che stanno allestendo il loro Padiglione. La presa di distanza e gli attacchi diretti del ministro della Cultura Alessandro Giuli. La minaccia dell’Unione Europea di tagliare 2 milioni di euro all’istituzione veneziana. Gli ispettori del Mic arrivati per cercare irregolarità: «educatissimi» – dicono qui – e braccati da una quantità di fotografi che così non si era mai vista. La giuria che si dimette. Eppure, dal palazzo, non tradiscono grandi emozioni. A partire dal presidente, che va avanti per la sua strada. Voci di dimissioni? «Macché, non è da lui, non ha mai dato questa impressione». I servizi segreti ucraini a caccia di prove di atteggiamento filorusso? Ma non scherziamo. Un po’ spy story, un po’ commedia all’italiana – peccato che il pubblico poi sia su scala globale – questa edizione paradossale procede verso il via. In Minor Keys, il titolo che svetta sui vaporetti e sui ponti, non fu mai così poco profetico. Di toni minori non c’è stata traccia.
La squadra di Buttafuoco, intanto, redige la sua difesa. «Abbiamo fatto tutto a posto, nulla di ciò può preoccuparci». Entro l’11 maggio la Biennale invierà alla Commissione europea una lettera per presentare le proprie controdeduzioni e dimostrare di avere soltanto rispettato le regole. «Nessuno legge lo statuto». Nessuno ha invitato la Russia, insomma. A Ca’ Giustinian con lo staff il presidente parla di «un clima di furore ideologico», alimentato ad arte. Con qualche svista clamorosa, come una lettera europea indirizzata alla curatrice Koyo Kouoh, come se fosse ancora viva. Ma anche di un conflitto tra un’entità pseudosovrana fondata sull’etica e una realtà fondata sullo iure. «Però nelle sedi giuridiche perdono». Ufficialmente, tutto procede come se niente fosse.
E così il cantiere della mostra. Dal Padiglione russo continua a diffondersi la melodia di un coro che intona un canto popolare. Una giovane coppia del team moscovita – lui e lei dai lunghi trench beige – risponde: «Va tutto benissimo. Ma no, non possiamo parlare». La loro performance è in programma nel pomeriggio di mercoledì. Una giornata, questa, che si preannuncia densa di eventi. Dalle 10 è prevista l’azione pubblica “Dai margini dell’impero alla laguna aperta. Nomi. Volti. Voci”, promossa da Arts against aggression, Memorial Italia e League of Free Nations. Sfileranno artisti e attivisti vicini ai popoli colonizzati dalla Federazione russa. Arriveranno anche le dissidenti antiputiniane Pussy Riot: la leader Nadya Tolokonnikova ha contattato via social il presidente del Consiglio veneto Luca Zaia. I colori della bandiera palestinese campeggiano già nella guardiola all’ingresso dei Giardini, dove ieri si aggirava Rirkrit Tiravanija, che sta preparando la sua performance, lì dove sorgerà il Padiglione del Qatar. E poi non dite che si tratta solo di una mostra.