ROMA – Due settimane, tre al massimo. La procura generale di Milano vuole chiudere in fretta gli approfondimenti sull’indagine legata alla grazia concessa a Nicole Minetti: è questo l’orizzonte entro cui i magistrati contano di arrivare a una nuova – e probabilmente definitiva – valutazione. Il nuovo parere si baserà sulle risultanze che stanno arrivando dall’Interpol e dai carabinieri. I primi segnali, però, sono già chiari: la sentenza di adozione risulta formalmente corretta. Non si può indagare in Italia su come i giudici stranieri abbiano costruito la decisione, ma gli atti sono in regola e le procedure rispettate. Anche sul bambino non emergono elementi diversi da quelli già noti: è malato, è in cura negli Stati Uniti e, se pure secondo alcuni avrebbe potuto essere seguito anche in Italia, nessuno potrà imporre ai genitori adottivi di cambiare il percorso terapeutico già avviato. «Se dovesse restare in piedi soltanto la questione del luogo delle cure, difficilmente il parere pot…
ROMA – Due settimane, tre al massimo. La procura generale di Milano vuole chiudere in fretta gli approfondimenti sull’indagine legata alla grazia concessa a Nicole Minetti: è questo l’orizzonte entro cui i magistrati contano di arrivare a una nuova – e probabilmente definitiva – valutazione. Il nuovo parere si baserà sulle risultanze che stanno arrivando dall’Interpol e dai carabinieri. I primi segnali, però, sono già chiari: la sentenza di adozione risulta formalmente corretta. Non si può indagare in Italia su come i giudici stranieri abbiano costruito la decisione, ma gli atti sono in regola e le procedure rispettate. Anche sul bambino non emergono elementi diversi da quelli già noti: è malato, è in cura negli Stati Uniti e, se pure secondo alcuni avrebbe potuto essere seguito anche in Italia, nessuno potrà imporre ai genitori adottivi di cambiare il percorso terapeutico già avviato. «Se dovesse restare in piedi soltanto la questione del luogo delle cure, difficilmente il parere potrebbe cambiare», dice a Repubblica una fonte vicina al dossier.
Le verifiche intrecciate
Sul fronte personale, Minetti non ha nuove condanne. Dai primi riscontri dell’Interpol non risultano neppure indagini o carichi pendenti, anche se su questo i magistrati attendono conferme più solide nei prossimi giorni, quando saranno completate le verifiche che passano per Uruguay, Spagna e Italia. Le indagini passano anche dai suoi spostamenti – tra Punta del Este, Ibiza, Milano, Roma e Boston – e dalle relazioni costruite negli ultimi anni. È anche così che si prova a verificare la «volontà di riscatto sociale» dell’ex consigliera regionale, condannata nei processi Ruby e Rimborsopoli. Se nulla di rilevante emergerà, il parere resterà favorevole. In caso contrario, la procura generale è pronta a ribaltare tutto e a esprimere una valutazione negativa al ministero della Giustizia.
Già oggi la procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto pg Gaetano Brusa faranno il punto sugli accertamenti, cercando di capire anche quello che sta accadendo in Uruguay. Il procuratore Sebastián Robles ha deciso di acquisire il fascicolo dell’adozione nell’ambito dell’indagine sulla morte degli avvocati Ana Mercedes Nieto e Mario Cabrera, deceduti nel giugno 2024 in un incendio nella loro casa a Colinas de Garzón. Le perizie ufficiali parlano di incidente domestico, ma quelle di parte mettono in dubbio questa versione e ipotizzano una messa in scena. Un dettaglio ha riacceso l’attenzione: Nieto aveva partecipato alla procedura di adozione come difensore d’ufficio del minore, dichiarandosi favorevole alla perdita della potestà della famiglia d’origine. Per questo il magistrato che indaga sulla morte ha chiesto gli atti della sentenza, senza che al momento emergano collegamenti concreti tra le due vicende.
In Italia, intanto, il caso si intreccia anche con lo scontro politico-mediatico. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio è pronto ad avviare un’azione civile contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, per alcune dichiarazioni sulla presunta presenza del ministro in Uruguay, nel ranch di Giuseppe Cipriani. Nordio è stato effettivamente nel Paese sudamericano circa un anno fa per una visita ufficiale, ma nega di essere stato nel ranch. «Mi difenderò a mie spese», dice il giornalista.