La Biennale? Buttafuoco? Giuli? La Russia? «È tutto un gran pastrocchio». Francesco Bonami, appena sbarcato in Laguna, ha diretto la mostra internazionale di Venezia nel 2003, dove invitò come giurata Koyo Kouoh, la curatrice scomparsa che firma l’edizione di quest’anno e a cui dedicherà un omaggio. A Mosca è ancora attivo, senza pentimenti, nella programmazione del Ges-2, il museo progettato da Renzo Piano.
Cominciamo dall’inizio, Bonami. Ha fatto bene Buttafuoco a dare il via libera alla Russia?
«Pù che altro ha applicato le regole. Anche l’ex presidente Paolo Baratta aveva detto che la Biennale è di tutti. I russi ci sono sempre stati, intendiamoci. Quando, nel 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina, si sono ritirati dalla mostra lo hanno fatto di loro spontanea volontà. E poi, nel 2024, hanno scelto di affittare il Padiglione alla Bolivia. Quello spazio è rimasto sempre aperto. Semmai c’è un punto su cui Buttafuoco si è incartato».
Quale?
«Il simposio dei dissidenti. Le tre serate or…
La Biennale? Buttafuoco? Giuli? La Russia? «È tutto un gran pastrocchio». Francesco Bonami, appena sbarcato in Laguna, ha diretto la mostra internazionale di Venezia nel 2003, dove invitò come giurata Koyo Kouoh, la curatrice scomparsa che firma l’edizione di quest’anno e a cui dedicherà un omaggio. A Mosca è ancora attivo, senza pentimenti, nella programmazione del Ges-2, il museo progettato da Renzo Piano.
Cominciamo dall’inizio, Bonami. Ha fatto bene Buttafuoco a dare il via libera alla Russia?
«Pù che altro ha applicato le regole. Anche l’ex presidente Paolo Baratta aveva detto che la Biennale è di tutti. I russi ci sono sempre stati, intendiamoci. Quando, nel 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina, si sono ritirati dalla mostra lo hanno fatto di loro spontanea volontà. E poi, nel 2024, hanno scelto di affittare il Padiglione alla Bolivia. Quello spazio è rimasto sempre aperto. Semmai c’è un punto su cui Buttafuoco si è incartato».
Quale?
«Il simposio dei dissidenti. Le tre serate organizzate a Ca’ Giustinian sembrano una giustificazione. Qui si cade in contraddizione: è come certificare allora che i russi del Padiglione sono i cattivi. E quindi c’è bisogno di un contrappeso».
Ma gli artisti che stanno provando in Laguna sono considerati filogovernativi.
«È una banda di musicisti performer che non si fila nessuno. Se Mosca avesse davvero voluto entrare a gamba tesa alla Biennale, avrebbe fatto scelte diverse».
La curatrice Anastasia Karneeva è partner in affari della figlia del ministro degli Esteri Sergey Lavrov.
«Sì, mettere il suo nome è stato un altro errore. Non è una vera curatrice. Ma gli errori sono stati tanti. Anche la giuria che si è dimessa ha sbagliato. Buttafuoco doveva impedire che esprimessero una pregiudiziale su alcuni Paesi. I Leoni si potevano non assegnare e basta. È strana questa identificazione tra gli artisti e i capi dei governi. Diventa una forma di razzismo nazionale. E poi non si capisce perché l’artista israeliano può andare a piangere dal nostro ministro della Cultura».
Come legge il comportamento di Giuli?
«Mi pare che il ministro si sia impuntato un po’ troppo contro Buttafuoco. C’è tanta ipocrisia con nazioni non democratiche intoccabili. Se davvero si dovesse utilizzare la purezza come metro per partecipare, dovremmo fermarci a Trieste. E a questo, dall’altro lato, si aggiunge una correttezza politica estrema che ha fatto sì che le ultime Biennali raccontassero solo di vite sfortunate e minoranze. L’arte è anche altro».
Lei lavora ancora in Russia nonostante la guerra in Ucraina.
«Mi sento libero. Il Ges-2 è un posto speciale, disegnato da Renzo Piano che non ha certo disconosciuto il suo progetto a Mosca».
La guerra in Ucraina non le pone alcun dilemma?
«Sono cresciuto negli anni Settanta. Si protestava contro gli Stati Uniti in Vietnam. Ma nessuno si sognava di non visitare i loro musei o di non esporvi. Questa forma di bellicosità contro la bellicosità è ormai fuori controllo. Ricordiamoci che stiamo parlando di arte».