Biennale di Venezia, l’Iran rinuncia. I russi nel loro padiglione: “Grazie amici italiani”
dal nostro inviato Dario PappalardoVENEZIA – Arrivano i russi. E ringraziano “gli amici italiani”. In una Biennale-Stalingrado sotto assedio. Con tanto di spiegamento di forze dell’ordine all’ingresso come non si era mai visto. La squadra del Padiglione nazionale di Mosca rompe il silenzio. Lo fa con un video diffuso sui social, registrato ai Giardini di Venezia, dentro l’edificio zarista costruito nel 1914. È la commissaria Anastasia Karneeva a parlare, seduta davanti all’albero installato al centro della sala principale, come aveva documentato Repubblica nei giorni scorsi. «Ringrazio la Biennale per aver supportato l’idea che tutte le nazioni potessero essere rappresentate qui – dice – ringrazio chi ci ha sostenuto da ogni parte del mondo. E sono oltremodo grata ai nostri amici italiani e ai nostri amici a Venezia che ci hanno aiutato ogni giorno. Come le centinaia di persone che sostengono che l’arte debba restare indipendente. I padiglioni nazionali a Venezia sono luoghi dove accrescere la conoscenza reciproca. In …
VENEZIA – Arrivano i russi. E ringraziano “gli amici italiani”. In una Biennale-Stalingrado sotto assedio. Con tanto di spiegamento di forze dell’ordine all’ingresso come non si era mai visto. La squadra del Padiglione nazionale di Mosca rompe il silenzio. Lo fa con un video diffuso sui social, registrato ai Giardini di Venezia, dentro l’edificio zarista costruito nel 1914. È la commissaria Anastasia Karneeva a parlare, seduta davanti all’albero installato al centro della sala principale, come aveva documentato Repubblica nei giorni scorsi. «Ringrazio la Biennale per aver supportato l’idea che tutte le nazioni potessero essere rappresentate qui – dice – ringrazio chi ci ha sostenuto da ogni parte del mondo. E sono oltremodo grata ai nostri amici italiani e ai nostri amici a Venezia che ci hanno aiutato ogni giorno. Come le centinaia di persone che sostengono che l’arte debba restare indipendente. I padiglioni nazionali a Venezia sono luoghi dove accrescere la conoscenza reciproca. In un Padiglione chiuso, invece, niente può crescere». Lo stacco poi è su tutto il nutrito gruppo della delegazione di artisti della Federazione che salutano nella loro lingua.
Biennale, la curatrice del padiglione russo: "Grazie agli amici italiani, l'arte è indipendente"
In mattinata, Karneeva si era affacciata dall’interno dello spazio blindato per ricevere la polizia che ha ispezionato l’area attorno alla costruzione. Si temono proteste e azioni dimostrative già annunciate. «Aiutateci», ha chiesto lei sorridente alle forze dell’ordine. Nella notte, alle spalle del piccolo Palazzo d’Inverno, sono stati ammassati dei tronchi per evitare l’intrusione dei curiosi. Il calendario delle performance russe, che compongono il progetto The Tree is rooted in the sky – l’albero ha radici nel cielo – parte oggi con l’ensemble Toloka, un coro folk, accusato di essere vicinissimo a Putin. Le esibizioni saranno registrate per tutta la settimana. Quando, sabato, si apriranno le porte a tutti, il pubblico potrà vedere il risultato solo attraverso video installati alle finestre del Padiglione ormai chiuso.
Se Mosca avanza, Teheran si ritira. È ufficiale: tra i 100 Paesi presenti in Laguna, l’Iran non ci sarà. E il presidente della Biennale, invece, resta fermo. Prosegue per la sua strada, nonostante le polemiche per il ritorno della Russia alla mostra internazionale. Ma ieri si è lasciato andare a qualche battuta in pubblico. «Siamo qui immersi in una realtà sociale viva e siamo qui a nutrirci d’arte perché l’arte ha una potenza ancora maggiore di ogni prepotenza», ha detto Pietrangelo Buttafuoco. E il riferimento nemmeno troppo velato è al ministro della Cultura Alessandro Giuli, che lo ha accusato per la gestione del caso Russia, in un’intervista a Repubblica. «L’arte ci destina al futuro e ci dà la possibilità di cancellare le catastrofi», ha proseguito, intervenendo al primo appuntamento ufficiale dell’esposizione internazionale, presso la Polveriera Austriaca di Forte Marghera (Venezia), con la presentazione delle opere degli artisti partecipanti selezionati dalla curatrice Koyo Kouoh, scomparsa un anno fa. È solo l’anticipo del discorso di domani, quando Buttafuoco presenterà questa sessantunesima edizione della Biennale alla stampa internazionale.
Addetti ai lavori, collezionisti e galleristi stanno iniziando a sciamare tra le calli. Chi si aspettava i tradizionali cocktail sulla terrazza di Ca’ Giustinian, la storica sede della Fondazione, con vista sull’acqua resterà deluso. Per gli aperitivi rivolgersi altrove. Qui si sta serenissimi, sì. Ma in tenuta antisommossa.