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Papa Leone aspetta Rubio: mano tesa dopo gli attacchi ma fermezza per la pace

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Giovedì colloquio nella biblioteca del pontefice: la Santa Sede non rifiuta l’udienza, il segretario di Stato non è mai andato allo scontro. Sul tavolo gli appelli contro i conflitti in Iran e Libano
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La porta della biblioteca personale del Papa si aprirà giovedì a Marco Rubio, e questo non era scontato, ma Leone XIV non rinuncerà a ribadire al ministro degli Esteri di Donald Trump tutti i motivi di preoccupazione della Santa Sede, dalla guerra sospesa degli Stati Uniti in Iran ai bombardamenti del Libano al futuro di Cuba.

Quella differenza da Vance

Il Pontefice nato a Chicago ha accolto senza problemi la proposta del cattolico Rubio di venire a Roma per tentare di appianare le divergenze esplose con l’attacco via sociale di Trump al Papa. E’ nella tradizione della Santa Sede non rifiutare a nessuno un’udienza, tanto più se a richiederla è un paese con il quale i rapporti diplomatici sono consolidati. Oltretevere non è poi passato inosservato che mentre Trump attaccava Leone, e l’altro esponente cattolico di punta della Casa Bianca, il vicepresidente J.D.Vance, rincarava la dose con un curioso invito al Pontefice ad attenersi alle questioni di «morale» e ad essere «prudente» quand…

La porta della biblioteca personale del Papa si aprirà giovedì a Marco Rubio, e questo non era scontato, ma Leone XIV non rinuncerà a ribadire al ministro degli Esteri di Donald Trump tutti i motivi di preoccupazione della Santa Sede, dalla guerra sospesa degli Stati Uniti in Iran ai bombardamenti del Libano al futuro di Cuba.

Quella differenza da Vance

Il Pontefice nato a Chicago ha accolto senza problemi la proposta del cattolico Rubio di venire a Roma per tentare di appianare le divergenze esplose con l’attacco via sociale di Trump al Papa. E’ nella tradizione della Santa Sede non rifiutare a nessuno un’udienza, tanto più se a richiederla è un paese con il quale i rapporti diplomatici sono consolidati. Oltretevere non è poi passato inosservato che mentre Trump attaccava Leone, e l’altro esponente cattolico di punta della Casa Bianca, il vicepresidente J.D.Vance, rincarava la dose con un curioso invito al Pontefice ad attenersi alle questioni di «morale» e ad essere «prudente» quando parla di teologia, Rubio è invece rimasto in silenzio. Il giorno dopo, 8 maggio, mentre nel primo anniversario dell’elezione al Conclave Leone andrà in visita a Pompei e Napoli, il Segretario di Stato Usa incontrerà esponenti del governo italiano.

Un crescendo di critiche

Papa Leone aveva indirizzato un crescendo di critiche alla guerra in Iran e Libano, aveva bollato come «inaccettabile» il proposito di Trump di «cancellare un’intera civiltà», aveva organizzato una veglia per la pace a San Pietro sottolineando che la preghiera è «un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo». Nei mesi scorsi aveva stigmatizzato le retate di immigrati Oltreatlantico da parte degli agenti dell’Ice. Tre cardinali statunitensi a lui molto vicini, McElroy, Cupich e Tobin hanno definito «immorale» l’intervento militare contro Teheran. E il tycoon lo ha attaccato via social definendolo «debole sul crimine» e «terribile in politica estera».

Un’udienza non scontata

Insulti ai quali il Papa ha risposto serafico, spiegando ai giornalisti che lo hanno seguito in Africa che non voleva «dibattere« col Presidente ma non aveva intenzione di rinunciare a predicare il Vangelo della pace, in nome delle tante vittime innocenti, contrappunto a chi «abusa» della religione per giustificare la guerra. Ma il Pontefice nato a Chicago non ha mai avuto interesse alla crisi innescata da Trump ed ha anzi voluto scrollarsi di dosso l’immagine di “Papa anti-Trump” quando ha ricordato, sempre durante il viaggio in Africa, che non era corretto leggere ogni parola che pronunciava in chiave di polemica con l’inquilino della Casa Bianca. E pur essendo l’interlocutore naturale del Segretario di Stato Usa il suo omologo, ossia il cardinale Pietro Parolin, che vedrà il ministro degli Esteri Usa in una distinta udienza, il Papa ha accettato di incontrare di persona Rubio, segno del desiderio papale di non chiudere al dialogo e di mantenere un canale aperto con la Casa Bianca. Senza alimentare lo scontro, senza retrocedere dalle proprie posizioni.

Se riprendono gli attacchi all’Iran

Con il suo tono mite e cordiale, è prevedibile che Leone, che ha già ricevuto Rubio in occasione della messa di inizio pontificato, coglierà l’occasione del faccia-a-faccia con il ministro degli Esteri di Trump per ribadire l’importanza di lavorare alla pace con i mezzi della diplomazia e del dialogo. «La questione», ha spiegato tornando dall’Africa, «è come promuovere i valori in cui crediamo senza la morte di tanti innocenti». Il Papa e i suoi uomini osservano con apprensione il rischio che Trump torni ad attaccare l’Iran, con conseguenze militari ed economiche in tutto il mondo, così come i continui bombardamenti dell’esercito israeliano nel Libano del Sud, ai quali l’Osservatore Romano ha dedicato una prima pagina con una foto di macerie e il titolo «Villaggi rasi al suolo».

Il nodo cubano

E’ plausibile, poi, che il Papa e il cardinale Parolin facciano presente a Rubio, figlio di esuli cubani, il timore che gli Stati Uniti intervengano nell’isola caraibica come hanno fatto in Venezuela. Già nelle scorse settimane la Santa Sede è intervenuta discretamente per favorire una soluzione pacifica della crisi cubana.

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