Biennale, lettera dell’Ue al governo: “Chiarite sulle sanzioni, la responsabilità è vostra”
di Serena RiformatoLa Commissione Ue ieri ha scritto – di nuovo – al governo italiano per ottenere maggiori garanzie sul padiglione russo in fase di allestimento alla Biennale di Venezia. L’oggetto della lettera – di cui Repubblica ha preso visione – è inequivocabile: «Richiesta di chiarimenti in merito al rispetto delle sanzioni Ue» della Biennale. L’esecutivo europeo non è affatto soddisfatto delle risposte ricevute finora dall’Italia, per il tramite del rappresentante permanente a Bruxelles Vincenzo Celeste. Non solo: insiste sul sospetto che la fondazione possa aver violato le norme in vigore contro Mosca. Per due ragioni, in sintesi: il potenziale «beneficio economico de facto» che l’istituzione culturale trarrebbe dal padiglione del Cremlino; e l’ipotesi che la Biennale possa aver offerto alla Federazione russa alcuni servizi illegali senza le opportune deroghe. Al governo italiano, inoltre, l’Ue ricorda le proprie responsabilità: «L’attuazione e applicazione delle sanzioni sono responsabilità pri…
La Commissione Ue ieri ha scritto – di nuovo – al governo italiano per ottenere maggiori garanzie sul padiglione russo in fase di allestimento alla Biennale di Venezia. L’oggetto della lettera – di cui Repubblica ha preso visione – è inequivocabile: «Richiesta di chiarimenti in merito al rispetto delle sanzioni Ue» della Biennale. L’esecutivo europeo non è affatto soddisfatto delle risposte ricevute finora dall’Italia, per il tramite del rappresentante permanente a Bruxelles Vincenzo Celeste. Non solo: insiste sul sospetto che la fondazione possa aver violato le norme in vigore contro Mosca. Per due ragioni, in sintesi: il potenziale «beneficio economico de facto» che l’istituzione culturale trarrebbe dal padiglione del Cremlino; e l’ipotesi che la Biennale possa aver offerto alla Federazione russa alcuni servizi illegali senza le opportune deroghe. Al governo italiano, inoltre, l’Ue ricorda le proprie responsabilità: «L’attuazione e applicazione delle sanzioni sono responsabilità primaria degli Stati membri».
Facciamo un passo indietro. A fine marzo la Commissione Ue avvisa la Farnesina dell’intenzione di bloccare i 2 milioni di euro che l’Europa dovrebbe erogare alla Biennale entro il 2028. Vuole sapere che tipo di controlli stiano facendo gli italiani per verificare il rispetto delle sanzioni. E sollecita un parere: sono state rispettate? Il ministero degli Esteri, e nello specifico l’ambasciatore Celeste, risponde il 17 aprile: premette che l’esecutivo italiano – tramite i ministri Antonio Tajani e Alessandro Giuli – «si è espresso pubblicamente in maniera estremamente critica» sulla decisione «autonoma» della Biennale» di consentire la presenza dei russi. Parla dell’istruttoria avviata dal ministero della Cultura. Ma alla fine allarga le braccia: «Allo stato attuale non appaiono emergere violazioni della normativa vigente». E dunque: «Non si ravvisano elementi che possano consentire (…) di bloccare la partecipazione» di Mosca. Tutto regolare. Anche perché, precisa il diplomatico, la fondazione veneziana «ha dichiarato di non aver ricevuto finanziamenti, né donazioni da soggetti russi pubblici o privati» per «lo svolgimento delle proprie manifestazioni».
Alla Commissione Ue non è bastato. Così ieri al rappresentante a Bruxelles è arrivata la seconda lettera. Per sollecitare più dettagli e capire che misure siano state prese. È fitta di riferimenti legali. L’Europa ipotizza, da parte della Biennale, la violazione di due codicilli del Regolamento Sanzioni. Il primo è l’articolo 5t: «È vietato accettare donazioni, benefici economici o sostegno, compresi finanziamenti e assistenza finanziaria, direttamente o indirettamente» dal Cremlino. La Commissione ne dà un’interpretazione estensiva: «Qualsiasi costo sostenuto dalla Russia per la partecipazione della sua delegazione – argomenta – va a beneficio della Biennale e sembra qualificarsi come fornitura indiretta di sostegno economico». Poi c’è l’articolo 5n: impedisce «la fornitura di determinati servizi» al governo di Vladimir Putin. Qui l’accusa dell’Ue si fa circostanziata: «La Commissione ha appreso che la Biennale» invece «fornirà servizi» alla Russia, e in particolare «potrebbe fornire servizi relativi all’organizzazione di attività all’interno del padiglione (inclusi (...) consulenza legale, pubblicità, servizi commerciali e di gestione, pubbliche relazioni e servizi accessori)». Collaborazioni possibili solo con specifiche deroghe.
L’Ue ora pretende dal governo «una valutazione fattuale». Come a dire, assai più concreta e verificabile della prima lettera di spiegazioni ricevuta. L’Italia ha una settimana per replicare. Prima ancora, l’11 maggio scadrà invece il tempo a disposizione della Biennale per inviare in Europa la propria difesa e non perdere 2 milioni di sovvenzioni. La Commissione non molla la presa. Vuole risposte. Da tutti gli attori in campo, compreso il governo italiano che finora ha creduto bastasse prendere le distanze a parole dalla «scelta autonoma» del presidente Pietrangelo Buttafuoco. A giorni, del resto, le carte del pasticciaccio Biennale finiranno anche sul tavolo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.