✕

Biennale, Buttafuoco cita Mattarella: “Noi liberi e audaci. Non imbracciamo armi”. E ringrazia Giuli

Ascolta l'audio

Il presidente nel discorso di introduzione per la stampa internazionale. Ottavia Piccolo legge Pound
2 minuti di lettura

VENEZIA – Il primo "grazie" è al ministro della Cultura, il nemico di questi giorni, Alessandro Giuli. Ma ringrazia ogni singolo veneziano il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco, nel discorso di introduzione per la stampa internazionale. Ringrazia Ottavia Piccolo che ha letto "Pound che in questi versi rappresenta soprattutto Venezia". "Andare avanti avere audacia, ha raccomandato Mattarella ai David di Donatello. Siate liberi e audaci, dice. Eccoci. Se le autorità politiche fossero fureria dove le ingerenze arrivano a piegare la solidità delle istituzioni, avremmo altro esito. Il presidente Giorgia Meloni ha detto che la Fondazione Biennale di Venezia è autonoma. Con la doverosa premessa ‘non sono d'accordo, ma’... proprio in quel 'ma', e la ringrazio, ha confermato la libertà e l'autonomia e quindi la libertà e l'audacia che sono il fondamento della civiltà del diritto. La legge è uguale per tutti, invece, spesso diventa la legge è uguale per tutti quelli ch…

VENEZIA – Il primo "grazie" è al ministro della Cultura, il nemico di questi giorni, Alessandro Giuli. Ma ringrazia ogni singolo veneziano il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco, nel discorso di introduzione per la stampa internazionale. Ringrazia Ottavia Piccolo che ha letto "Pound che in questi versi rappresenta soprattutto Venezia". "Andare avanti avere audacia, ha raccomandato Mattarella ai David di Donatello. Siate liberi e audaci, dice. Eccoci. Se le autorità politiche fossero fureria dove le ingerenze arrivano a piegare la solidità delle istituzioni, avremmo altro esito. Il presidente Giorgia Meloni ha detto che la Fondazione Biennale di Venezia è autonoma. Con la doverosa premessa ‘non sono d'accordo, ma’... proprio in quel 'ma', e la ringrazio, ha confermato la libertà e l'autonomia e quindi la libertà e l'audacia che sono il fondamento della civiltà del diritto. La legge è uguale per tutti, invece, spesso diventa la legge è uguale per tutti quelli che la pensano come noi".

Cita una immagine che lo accompagna: il dito che indica la luna. "Il rischio ancora è una volta di fermarsi al dito, alle polemiche, appartenenze, pressioni e smarrire la luna. Ma la luna è il mondo che ci riguarda. La storia bussa anche alla nostra storia di 130 anni. Abbiamo avuto ore complicate, richieste di esclusione che hanno preceduto l'ascolto". Il mondo nato dalla rivoluzione francese si è capovolto. "Si è parlato di deve esserci e chi no. E ci sono intanto civili che muoiono più che in passato. Ma noi non lo ignoriamo. Non siamo ciechi. Ci sono continue violenze. Qui sta il nodo - continua Buttafuoco – Chiudere a qualcuno significa rendere più fragile l'apertura verso altri. Se la Biennale iniziasse a selezionare i passaporti e non le opere, diventerebbe altro. E invece la Biennale è il luogo dell'incontro in un mondo lacerato. Venezia è da sempre città dell'incontro. E così la Biennale per 130 anni che non barattiamo per il quieto vivere politicante. Qui apriamo discussioni, non alimentiamo polemiche. Anche questo fa parte della mostra. Non rassicuriamo. Qui l'unico veto è l'esclusione preventiva. La censura anticipata con verdetto ancora prima del confronto". La Biennale non è un tribunale ma un giardino di pace dove si discute e si ascolta, precisa Buttafuoco e cita i poeti arabi dell'anno 1000 a lui cara. "Noi possiamo dissentire ma dentro uno spazio condiviso e alle istituzioni chiediamo dialogo, non documenti forniti sotto banco. Proviamo insieme a vedere la Luna".

Continua BUttafuoco: "La presenza dei Paesi è nel rispetto del diritto internazionale. È nel diverso da noi che troviamo noi stessi. Che è la stessa lezioni di Cristo ma anche la mia Sicilia degli emiri. In questo incontro tra diversi celebriamo le arti. La Biennale usa con tutti i Paesi lo stesso strumento, il diritto, il rispetto, la pace e l'uguaglianza nella diversità e nel confronto. Questo operare insieme esprime un bisogno assoluto di pace. Il bisogno di censura soddisfa solo l'ego e il narcisismo pensa di risolvere comodamente tutto con una firma e poi via. Ai Giardini sono presenti l'Ucraina e la Russia. A Venezia non imbracciamo le armi. Si vis pacem para pacem. E lo dobbiamo alla direttrice scomparsa Koyo Kouoh". Così Buttafuoco conclude il suo discorso con chiaro riferimento alla polemica con Giuli.

Leggi i commenti