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Mattarella visita il Friuli: “Il sisma fu come la guerra, qui nacque la resilienza”

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Il capo dello Stato e la premier nella zona colpita dal terremoto che il 6 maggio 1976 causò 990 morti e 100mila sfollati
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GEMONA DEL FRIULI (UDINE) – Sulla facciata del Cinema teatro sociale campeggia un enorme striscione con la scritta “Benvenuto Presidente”. Centinaia di persone sono state appostate per ore in attesa del passaggio del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, arrivato qui per ricordare il sisma che il 6 maggio di 50 anni fa distrusse il Friuli causando 990 morti, di cui 400 nella sola Gemona.

Il presidente della Repubblica ripensa a quelle «grida soffocate, alle macerie che entrarono nella testa e nel cuore, e si conficcarono negli animi. Il lutto raggiunse ogni famiglia». Le scosse furono di «una violenza inimmaginabile» che Mattarella paragona alla «guerra». Si riferisce alle guerre del Novecento, combattute anche tra queste montagne, ma il pensiero, pur non citandoli, va anche a tutti i conflitti, dall’Ucraina all’Iran, che ci sono oggi nel mondo.

Mattarella: "Nel Friuli post-terremoto radice della resilienza e confe…

GEMONA DEL FRIULI (UDINE) – Sulla facciata del Cinema teatro sociale campeggia un enorme striscione con la scritta “Benvenuto Presidente”. Centinaia di persone sono state appostate per ore in attesa del passaggio del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, arrivato qui per ricordare il sisma che il 6 maggio di 50 anni fa distrusse il Friuli causando 990 morti, di cui 400 nella sola Gemona.

Il presidente della Repubblica ripensa a quelle «grida soffocate, alle macerie che entrarono nella testa e nel cuore, e si conficcarono negli animi. Il lutto raggiunse ogni famiglia». Le scosse furono di «una violenza inimmaginabile» che Mattarella paragona alla «guerra». Si riferisce alle guerre del Novecento, combattute anche tra queste montagne, ma il pensiero, pur non citandoli, va anche a tutti i conflitti, dall’Ucraina all’Iran, che ci sono oggi nel mondo.

Mattarella: "Nel Friuli post-terremoto radice della resilienza e conferma che futuro dipende da noi"

Devastazione sì, oltre 100mila sfollati, ma anche ricostruzione secondo un modello unico nella storia. All’immane disastro del terremoto, ricorda infatti il Capo dello Stato, «le popolazioni friulane seppero rispondere con determinazione e grande energia. Viene da pensare che il concetto di resilienza trovi qui la sua radice». Cinquant’anni dal sisma ma anche ottanta dal voto referendario «che volle la Repubblica», quindi «qui a Gemona ribadiamo il patto di non lasciarci fuorviare nel cammino dei valori di solidarietà e di coesione che qui sono stati realizzati».

Durante questa seduta straordinaria del consiglio regionale interviene anche Giorgia Meloni, che solo pochi giorni fa ha deciso di essere qui al fianco del Capo dello Stato e di parlare di fronte a un centinaio di sindaci giunti da tutto il Friuli. La premier, nel suo intervento, di durata maggiore rispetto agli altri, paragona il modello Friuli alla «rotta che questo governo sta percorrendo per accompagnare nel percorso di rinascita e di riscatto tanti altri pezzi d’Italia, tanti altri territori che hanno vissuto la tragica esperienza del terremoto» e parla di «misure strutturali, velocità nelle procedure, risorse adeguate, un quadro legislativo più chiaro ed efficace». La presidente del Consiglio approfitta di questo palco, su cui è salita in corsa non essendo prevista fino a pochi giorni fa, anche per dire ai primi cittadini, tutti con indosso la fascia tricolore, che possono contare sul suo «sostegno e consenso» per quanto riguarda «le iniziative che servono a proteggere il ruolo dei sindaci per poter fare il loro lavoro».

I sindaci, al termine del consiglio regionale straordinario, si avvicinano al presidente Mattarella e gli consegnano una lettera per chiedere un aggiornamento della normativa sulla responsabilità e tutela dei primi cittadini nelle attività di Protezione civile.

Protezione civile che più volte viene evocata, anche dal Capo dello Stato, «come un’eredità preziosa» lasciata dal sisma del ‘76. Quindi dedica un pensiero al commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, chiamato dall’allora presidente del Consiglio Aldo Moro, per ricostruire questi territori e «si trovò a sperimentare in questo contesto inedito, e in una situazione di profonde difficoltà, una nuova modalità di relazione tra apparati pubblici, rappresentanze locali e forze sociali». Il primo «modello di autonomia e vera collaborazione istituzionale del Paese», secondo il presidente del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga.

In sala ci sono anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e quello per i Rapporti con il Parlamento, il friulano Luca Ciriani, che sottolinea come nella ricostruzione «non ci furono ruberie e sprechi». Presente anche l’esponente del Pd Debora Serracchiani: «Le parole di Mattarella sono state l’abbraccio dell’Italia al Friuli».

Chiusa la seduta del consiglio regionale, Mattarella e Meloni, che già hanno reso omaggio alle vittime recandosi al cimitero, sotto una pioggia battente si dirigono alla mostra sui 50 anni dal terremoto realizzata dal Messaggero veneto. Poi il Capo dello Stato prima di salire sulla sua auto si ferma a salutare i bambini delle scuole che lo aspettano sventolando le bandierine tricolore. Meloni lo segue anche qui. A lei vengono chiesti gli autografi e scaccia via ogni domanda su Donald Trump e la guerra in Iran. Di questo, nel suo viaggio in Friuli, non vuol parlare.

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