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Aut aut di Salvini ai parlamentari morosi: o pagate la quota al partito o siete fuori

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Oltre a molti peones, mancano dei nomi eccellenti come il vicesegretario Claudio Durigon e l’editore multimilionario e super assenteista Antonio Angelucci
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Toc toc, scusi lei non versa? Alla porta dei parlamentari della Lega sta bussandoMatteo Salvini in versione esattore. Le regole valgono per tutti, ogni eletto del Carroccio è tenuto a versare una quota della propria indennità al partito e però c’è chi negli ultimi mesi sta facendo lo gnorri, per così dire. E allora ecco la ramanzina del segretario federale, a cui – come riporta il Fatto – seguirà una lettera del tesoriere, Alberto Di Rubba (da poco entrato in Parlamento dopo le suppletive venete).

Salvini giovedì scorso nella riunione con i parlamentari a Roma è stato tranchant, e senza fare nomi: pagate, o siete fuori dal gruppo. A scorrere l’elenco dei versamenti al partito fino allo scorso marzo (anzi, ai partiti: c’è chi ancora “dona” alla vecchia Lega Nord, come fa ad esempio Giancarlo Giorgetti) mancano dei nomi eccellenti come il vicesegretario Claudio Durigon, il senatore Claudio Borghi – che però si era candidato alle Europee pagando la campagna elettorale di tasca propria -,…

Toc toc, scusi lei non versa? Alla porta dei parlamentari della Lega sta bussandoMatteo Salvini in versione esattore. Le regole valgono per tutti, ogni eletto del Carroccio è tenuto a versare una quota della propria indennità al partito e però c’è chi negli ultimi mesi sta facendo lo gnorri, per così dire. E allora ecco la ramanzina del segretario federale, a cui – come riporta il Fatto – seguirà una lettera del tesoriere, Alberto Di Rubba (da poco entrato in Parlamento dopo le suppletive venete).

Salvini giovedì scorso nella riunione con i parlamentari a Roma è stato tranchant, e senza fare nomi: pagate, o siete fuori dal gruppo. A scorrere l’elenco dei versamenti al partito fino allo scorso marzo (anzi, ai partiti: c’è chi ancora “dona” alla vecchia Lega Nord, come fa ad esempio Giancarlo Giorgetti) mancano dei nomi eccellenti come il vicesegretario Claudio Durigon, il senatore Claudio Borghi – che però si era candidato alle Europee pagando la campagna elettorale di tasca propria -, l’editore multimilionario e super assenteista Antonio Angelucci ma soprattutto vari peones, gente che si sente già con un piede fuori dal palazzo e allora... Gli eletti versano nelle casse di via Bellerio 3 mila euro al mese, poi grazie alle detrazioni fiscali recuperano il 26 per cento in sede di dichiarazione dei redditi, cioè circa 780 euro al mese.

Sulla questione, intervenendo a Un giorno da pecora su Radio 1, la deputata ed ex magistrata Simonetta Matone spiega: “Noi paghiamo 3mila euro tutti i mesi alla Lega, Forza Italia ne chiede 1000, per dire, ma neanche il Pd... Io sono in regola coi pagamenti anche se li effettuo ogni tre mesi, li associo ai contributi del mio cameriere filippino: mi ricordo che devo pagare i suoi contributi e poi pago anche i 9mila euro. D’altra parte quando entrai alla Camera Margherita Boniver mi disse: tu entri nell'ultimo partito leninista rimasto, la Lega, per la disciplina ferrea che c’è”.

Nell’ultimo bilancio del Carroccio, quello del 2024, le cosiddette erogazioni liberali ammontavano a poco più di 3 milioni di euro, più delle metà delle entrate: soldi fondamentali per le casse del partito, che comunque aveva chiuso l’anno con un disavanzo di 1,5 milioni.

Va detto che la regola interna, sempre stata ferrea sin dai tempi di Umberto Bossi, ha subito per quasi due anni una deroga, una sola, che nel dietro le quinte faceva imbestialire in parecchi e che ha creato un pericoloso precedente. Cioè l’ex vicesegretario Roberto Vannacci, che non aveva mai sganciato un euro nonostante il ruolo. Poi è finita come è finita ed è acqua passata. Ma se infrangi la norma una volta, poi ognuno trova potenzialmente le sue buone ragioni per resistere.

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