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Biennale, Giuli su Buttafuoco: “Inopportuno citare Mattarella”. Nuovo blitz della Pussy Riot

Biennale, Giuli su Buttafuoco: “Inopportuno citare Mattarella”. Nuovo blitz della Pussy Riot

Ancora polemiche tra il ministro della Cultura e il presidente della 61esima esposizione internazionale d'arte. Nuova protesta delle attiviste bloccate dagli agenti nei pressi di piazza San Marco tra fumogeni rosa e slogan contro Putin

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Biennale, ancora polemiche. È stato "inopportuno portare fino Venezia" le parole pronunciate dal presidente della Repubblica in occasione della presentazione dei David di Donatello al Quirinale. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, non ha evidentemente gradito il discorso del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, che ieri ha riportato alcuni passaggi dell’intervento di Sergio Mattarella al Colle davanti agli attori candidati al premio (“Siate liberi e audaci”). Secondo Giuli, "questo è un aspetto di sgrammaticatura", dice intervistato a SkyTg24 Live in Roma. Resta, aggiunge poi il ministro, che "la Russia putinista è presente a Venezia grazie ad un accordo fatto alle spalle del governo aggirando le sanzioni".

Continua lo scontro tra Giuli e Buttafuoco

Lo scontro tra Giuli e Buttafuoco quindi non si è concluso. Dopo la decisione del presidente della Biennale di riaprire il padiglione russo, chiuso dal 2022, il botta e risposta tra i due prosegue. Buttafuoco? "Io gli ho scritto l'ultimo messaggio venerdì scorso, un messaggio di dissenso affettuoso ma non ho ricevuto risposta. Così siamo rimasti, ma adesso guardiamo avanti", spiega il ministro della Cultura. Quanto a un ipotetico incontro con il presidente della Biennale in occasione della visita di Giuli a Venezia che sarà “entro maggio”, fa sapere, aggiunge: "Non so se ci sarà, magari avrà altro da fare. Quello che posso dire è che l'aspetto personale è stato fin troppo illuminato dal cono di luce mediatico, a discapito della verità delle cose che è abbastanza brutta".

Ue: “Nessun euro versato finora alla Biennale, pronti a rescindere il contratto”

Il caso è arrivato fino a Bruxelles. La vicepresidente della Commissione Ue Henna Virkkunen ha sparato ad alzo zero contro a delegazione di Mosca in Laguna. L’esecutivo europeo, qualche giorno fa, ha scritto una seconda lettera all’istituzione veneziana – dopo la prima ad aprile – per rimarcare l’intenzione di toglierle 2 milioni di sovvenzioni comunitarie “sulla base di ulteriori prove”, dice Virkkunen. Il testo è stata inviato venerdì e ricevuto dalla fondazione lunedì, mentre una missiva simile arrivava alla Farnesina, per il tramite del rappresentante permanente a Bruxelles Vincenzo Celeste.

Ora un portavoce della Commissione europea spiega: "Abbiamo inviato una prima lettera alla Biennale in cui affermiamo che, a nostro avviso, potrebbe esserci una violazione della sovvenzione del valore di 2 milioni di euro che stiamo erogando a sostegno della Biennale. La Biennale ha tempo fino a domenica per risponderci; se la risposta non sarà soddisfacente - siamo stati estremamente chiari - sospenderemo o rescinderemo il contratto. Vorrei ricordare, e questo è molto importante, che per ora non è stato versato alla Biennale nemmeno un euro di questa sovvenzione, e ciò non avverrà finché non avremo la garanzia che non vi sia stata alcuna violazione della sovvenzione attuale".

Venezia, le Pussy Riot davanti alla sede della Biennale: consegnato documento per Buttafuoco

Nuova protesta delle Pussy Riot

E non si fermano neanche le proteste. A Venezia è stato bloccato dalle forze di polizia il tentato blitz delle attiviste anti Putin dei collettivi Pussy Riot e Femen prima di arrivare in piazza San Marco. Le manifestanti, con in testa un passamontagna rosa, hanno fatto una corsa dalla piazza della chiesa di San Moisè verso la celebre piazza ma dopo nemmeno trenta metri sono state bloccate da un cordone di polizia lungo Salizada San Moisè di fronte alla calle di Cà Giustinian, dove si trova la sede della Fondazione Biennale. Qui Nadya Tolokonnikova, leader delle Pussy Riot, è riuscita a entrare all'interno per tentare di parlare con il presidente Pietrangelo Buttafuoco – che però era assente perché in quel momento all'Arsenale – ed è stata ricevuta da un funzionario. Le è stato detto di inviare una mail con il suo numero di telefono per essere richiamata e lei ha consegnato un documento per spiegare i motivi della protesta. Fuori, intanto, contro la riapertura del padoglione russo sono stati scanditi cori e slogan come "No al sangue russo a Venezia" e "No a Putin a Venezia".

La protesta ha avuto ripercussioni nella stretta via, creando disagi alle centinaia di turisti e cittadini, costretti a cercare strade alternative per aggirare il blocco.

È solo l’ultimo blitz della manifestanti a Venezia. Come annunciato, ieri, hanno fatto irruzione davanti al padiglione russo intonando slogan contro Putin e lanciando fumogeni rosa alternati a quelli giallo e blu, i colori della bandiera Ucraina. Alla protesta delle attiviste hanno aderito anche alcuni manifestanti vicini ai dissidenti russi. Intanto, dopo le dimissioni della giuria internazionale, sono arrivate altre defezioni: il regista russo Alexander Sokurov e la scrittrice e architetta palestinese Suad Amiry "per indisponibilità dell'ultima ora" non parteciperanno all'evento della Parola/Il dissenso e la pace previsto durante la preapertura della Biennale.

Seguiranno altre forme di contestazioni. Europa Radicale, Associazione radicale Certi Diritti, Radicali Venezia e Arts Against Aggression lanciano un appello a partiti e società civile: "No alla propaganda travestita da cultura del Padiglione Russia, megafono di un regime liberticida. Portiamo in laguna la vera arte libera, russa e dei popoli colonizzati e oppressi dall'imperialismo russo", riporta una nota, secondo cui "si rafforza e si allarga il fronte politico e civile che aderisce e sostiene la 'Biennale del Dissenso', il corteo che il prossimo sabato 9 maggio alle 10 partirà dal Ponte della Paglia e, lungo Riva degli Schiavoni e Riva Sette Martiri, arriverà fino ai Giardini della Biennale", a Venezia. Hanno già aderito: Memorial Italia, Comunità degli ucraini di Venezia, Associazione radicale Adelaide Aglietta, Associazione Enzo Tortora - Radicali Milano, Radicali Verona, Ponte Atlantico, +Europa, Azione, Partito Liberaldemocratico, insieme a Ivan Scalfarotto e Lia Quartapelle. “È un'iniziativa aperta a cittadini, associazioni e istituzioni che non intendono accettare che la cultura europea diventi lo spazio di legittimazione, anche indiretta, di regimi liberticidi

"L'iniziativa - prosegue la nota - nasce da una convinzione non negoziabile: non esiste neutralità possibile tra libertà e oppressione. Quando l'arte viene piegata a strumento di propaganda di un regime autoritario, a strumento che vuole coprire crimini e criminali di guerra, il silenzio o l'equidistanza diventano complicità. Non contestiamo l'arte, ma l'arte di regime – dichiarano i promotori – Rifiutiamo l'ipocrisia di una neutralità culturale che finisce per legittimare la violenza politica”.

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