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Schlein vedrà Obama: “Non rassegniamoci”

Schlein vedrà Obama: “Non rassegniamoci”

La segretaria dem domani a Toronto per partecipare al summit progressista promosso dal premier canadese Carney

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È l’istantanea destinata ad allargare ancor più la distanza fra il presente e il futuro. A mostrare lo scarto tra l’Italia di oggi — guidata da una Giorgia Meloni appiattita su Donald Trump — e quella di domani: il centrosinistra al governo e una diversa visione del mondo.

Verrà scattata stasera a Toronto, dove Elly Schlein è in procinto di approdare per partecipare al Global progressive summit convocato quest’anno dal premier canadese Mark Carney: l’occasione per un faccia a faccia speciale. È lì che la segretaria del Pd vedrà Barack Obama, che non è solo uno dei suoi miti da ragazza. È il presidente degli Stati Uniti a cui l’allora universitaria bolognese fece due campagne elettorali, arruolata fra i volontari dell’asinello.

Nell’illustrare alla stampa la due giorni nordamericana, Schlein non nasconde l’entusiasmo: «Sarà il nostro primo incontro, non ci ho mai parlato personalmente. Quando nel 2008 venne a fare il discorso della vittoria al Grand Park di Chicago, noi volontari eravamo tutti lì, sotto al palco, ma lontani. Invece la seconda volta, nel 2012, era a pochi metri da me», sorride. Da qualunque punto lo si osservi, un salto notevole. Che la leader del principale partito d’opposizione intende sfruttare per confrontarsi con una delle stelle più brillanti della galassia democratica: «Gli parlerò del nostro lavoro e di come faremo a battere le destre in Italia», anticipa. «Gli dirò che non ci rassegniamo ad assistere allo smantellamento del diritto internazionale e dell’ordine mondiale; che serve unire le forze, ampliare il dialogo e la cooperazione con tutti i Paesi traditi dalle politiche di Trump». Perché lui «è solo il presidente pro tempore», non l’America: un alleato storico «a cui non siamo comunque disposti a rinunciare». Relazione «imprescindibile», definisce Schlein la nostra con gli Usa, nella quale però bisogna «stare a testa alta, non come ha fatto Meloni che ha minimizzato i dazi, accettato di aumentare la spesa militare al 5% e di entrare in un Board of peace pensato per sostituire le Nazioni Unite, che contrasta con la nostra Costituzione».

Pilastri dell’appello che Elly spera di condividere con Barack: costruiamo insieme un nuovo patto atlantico in grado di resistere agli attacchi dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Come? Seguendo la traccia che Carney ha indicato in Armenia, al vertice della Comunità politica Ue. «Ho molto apprezzato le sue parole», prosegue Schlein: «Il nostro destino non è quello di arrenderci a un mondo più chiuso e spietato. L’ordine internazionale verrà ricostruito a partire dall’Europa». Basato «sulla pace, la cooperazione, il dialogo e pure sul commercio, non sui muri dei dazi che danneggiano tutti». Perciò la trasferta canadese è importante: «Per tornare a ribadire che non siamo soli in questa visione, c’è una rete forte, solida, di progressisti di tanti Paesi, alcuni dei quali andranno presto a elezioni». E le vinceranno perché, la segretaria è sicura, «il tempo dei nazionalisti è finito: hanno portato solo guerre, recessione, inflazione. Le persone non si faranno più prendere in giro».

Eccolo il senso della missione oltreoceano. Utile anche, sul piano interno, a rafforzare il suo standing internazionale, arricchire il portafogli di contatti che potranno tornare utili quando sarà al governo. Una tessitura paziente, iniziata già da un po’: l’anno scorso era a Londra, all’analoga convention organizzata da Starmer; tre settimane fa a Barcellona, per il vertice mondiale dei progressisti voluto da Sánchez; senza dimenticare le riunioni del Pse a Bruxelles. Ora il Canada, «altro essenziale tassello per costruire questa rete globale che si oppone a chi tenta di sostituire il diritto internazionale con la legge del più forte e del più ricco».

Il menu del colloquio che stasera Schlein avrà con Obama. E proporrà l’indomani al panel che precede il discorso finale di Carney. La sfida è sconfiggere le destre: nel suo caso, non solo collettiva e planetaria, ma molto personale e tutta italiana.

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