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Giustizia, Forza Italia avverte gli alleati: “Le nostre battaglie devono andare avanti”

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L’iniziativa con Tajani, gli azzurri rilanciano dopo la sconfitta al referendum: "Non facciamoci fermare dai procuratori. Portare avanti la stretta sui sequestri di smartphone"
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"Si illudono che siamo più deboli? Non è così". Sembra una sveglia: ma è rivolta agli alleati di governo, prima che agli avversari. Se la sconfitta al referendum brucia ancora, dentro Forza Italia non si placa la spinta di rivalsa. Anzi, nell'affollata sala Lucio Colletti, per l'iniziativa "Verso una giustizia giusta" con Antonio Tajani e gli altri vertici azzurri (di un partito appena riorganizzato da Marina Berlusconi) si chiamano a raccolta i graduati, i giovani, i comitati per il sì come quello guidato da Francesca Scopelliti, perfino qualche magistrato pro-riforma. "Dobbiamo continuare, consideratevi tutti arruolati e abili, si riparte da quei 13 milioni di voti", arrotonda il ministro degli Esteri (al referendum costituzionale, in realtà, i sì sono stati 12 milioni e 448mila). Nessuno può mancare, foss'anche per un saluto e via. "Abbiamo perso la battaglia, non la guerra. Le nostre battaglie devono andare avanti", premette il vicepremier Tajani, citando tra queste ultime anche "…

"Si illudono che siamo più deboli? Non è così". Sembra una sveglia: ma è rivolta agli alleati di governo, prima che agli avversari. Se la sconfitta al referendum brucia ancora, dentro Forza Italia non si placa la spinta di rivalsa. Anzi, nell'affollata sala Lucio Colletti, per l'iniziativa "Verso una giustizia giusta" con Antonio Tajani e gli altri vertici azzurri (di un partito appena riorganizzato da Marina Berlusconi) si chiamano a raccolta i graduati, i giovani, i comitati per il sì come quello guidato da Francesca Scopelliti, perfino qualche magistrato pro-riforma. "Dobbiamo continuare, consideratevi tutti arruolati e abili, si riparte da quei 13 milioni di voti", arrotonda il ministro degli Esteri (al referendum costituzionale, in realtà, i sì sono stati 12 milioni e 448mila). Nessuno può mancare, foss'anche per un saluto e via. "Abbiamo perso la battaglia, non la guerra. Le nostre battaglie devono andare avanti", premette il vicepremier Tajani, citando tra queste ultime anche "l'uso disinvolto che la stampa fa di notizie non vere, vedi quello che è accaduto a Nordio. Un sistema che va combattuto sempre, si tratti di un potente o di un poveraccio", un riferimento che chissà quanto è piaciuto a Mediaset, ora sotto la spada dell'azione risarcitoria annunciata dal ministro della Giustizia per le parole di Ranucci-Berlinguer sul caso della grazia a Nicole Minetti.

La crociata: non arretrate su intercettazioni e sequestri tablet

Tre gli obiettivi concreti, che si leggono al di là delle decine di interventi in chiaro. Primo: avvertire FdI e Lega, che si erano precipitati a manifestare ascolto per "la segnalazione importante" del procuratore nazionale Giovanni Melillo, che Forza Italia non è disposta ad abbassare la testa di fronte agli allarmi dei procuratori.

Secondo: resuscitare il ddl che prevede la stretta sui sequestri di smartphone e pc passando per l'autorizzazione del gip. Il testo, a firma del senatore azzurro Pier Antonio Zanettin e della leghista Giulia Bongiorno è fermo alla Camera da due anni, dopo le pesanti critiche dei magistrati e anche dopo gli emendamenti presentati dalla presidente dell'Antimafia, Chiara Colosimo.

Terzo: tenere il punto proprio sulla normativa frena-intercettazioni, entrata in vigore già da tre anni, proprio quella fortemente criticata dallo stesso Melillo solo qualche settimana fa, nella riservata nota inviata a ministri e Parlamento.

"Quella norma non impedisce di intercettare mafiosi, né di aprire altri fascicoli, evita solo le captazioni a strascico", sottolinea Costa. Mentre in realtà, sulla legge che nega l'utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche e ambientali in procedimenti diversi da quelli per cui sono state disposte, il procuratore Melillo ha rilevato un'incidenza "oltremodo grave e allarmante, in ragione dell’obiettivo arretramento della linea di efficacia delle investigazioni in materia di criminalità organizzata e terrorismo”.

Alla Scuola superiore della magistratura, ora lezioni sul caso Tortora

"Si illudono che siamo più deboli? Non è così. Intervenire sull'ordinamento giudiziario non può essere un tabù", mette in chiaro il viceministro Francesco Paolo Sisto. E poi c'è Enrico Costa, il paladino dei mille emendamenti iper-garantisti, oggi promosso presidente dei deputati azzurri: "Non possiamo essere ostaggio delle critiche di voler favorire i poteri oscuri, i colletti bianchi, i riciclatori - dice pacatamente - È successo anche adesso con la normativa che mette ordine nelle richieste di intercettazioni. Basta la lettera di un procuratore e sei condannato a sentirti dire che favorisce le mafie”, chiarissimo riferimento al vero e proprio allarme lanciato da Melillo contro la normativa voluta dal governo Meloni tre anni fa. Pesanti le parole di Francesca Scopelliti, che fu la compagna di Enzo Tortora: "Purtroppo i magistrati non hanno imparato nulla da quei 13 milioni di sì, proseguono con la stessa arroganza e protervia, resta il patto scellerato tra procure e giornalisti, vedi quello che accade con il caso Garlasco, dove c'è un innocente condannato dentro e un altro innocente esposto fuori, tutti sbattuti in prima pagina". Guido Camera, l'avvocato a capo dell'associazione "Italia Stato di diritto" si consola così: "Lo sappiamo tutti che se si fosse andati a votare qualche settimana prima, non sarebbe finita com'è finita, ma la partita non è chiusa. E se il legislatore vuole irrobustire le garanzie, non possono essere le critiche dei procuratori a fermarle". Interviene anche la pm Anna Gallucci: "Anche noi magistrati che abbiamo davanti gli avvocati, dovremmo essere formati meglio, anche all'ascolto delle versioni alternative, di chi si sente vittima di accuse non fondate". Detto fatto, Scopelliti annuncia: "Con un po' di orgoglio, per la prima volta sarò ospite della Scuola superiore della magistratura, a Scandicci, dove parleremo a lungo del caso Enzo Tortora". È il nuovo corso della Ssm che oggi, dopo le dimissioni irrevocabili della ex presidente della Corte Costituzionale Silvana Sciarra in seguito a uno strappo interno, è guidata da Mauro Paladini, professore e strenuo sostenitore del sì, vicinissimo al sottosegretario di Palazzo Chigi Alfredo Mantovano.

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