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Libano, altro razzo su base Unifil: non ci sono feriti italiani

(afp)

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Il missile sarebbe stato lanciato da Hezbollah: colpito un mezzo nei campi di Shama, a poca distanza dalla pista di elicotteri
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GERUSALEMME – Un colpo caduto nei campi di Shama, a poca distanza dalla pista degli elicotteri della principale base del settore ovest dell’Unifil, ha riacceso i riflettori sulla situazione nel Libano del Sud. Terra dove, in teoria, vige un cessate il fuoco fra Israele e Hezbollah: ma dove nei fatti si spara ogni giorno.

Ieri a essere colpito è stato il perimetro periferico della base che ospita il maggior numero di italiani della missione, Shama appunto: nessun ferito fra i 650 militari stanziati lì, solo frammenti che hanno danneggiato la ruota di un veicolo parcheggiato. Appartengono, con tutta probabilità, a un razzo lanciato dagli uomini di Hezbollah verso Israele: ma che è caduto prima. Sintomo del fatto che il gruppo sciita, indebolito da mesi di guerra, non ha più a disposizione le armi di precisione di cui ha fatto uso nelle prime fasi dello scontro con Israele. A conferma del fatto che il colpo verrebbe dal Libano e non – come già accaduto in precedenza – dal lato israeliano…

GERUSALEMME – Un colpo caduto nei campi di Shama, a poca distanza dalla pista degli elicotteri della principale base del settore ovest dell’Unifil, ha riacceso i riflettori sulla situazione nel Libano del Sud. Terra dove, in teoria, vige un cessate il fuoco fra Israele e Hezbollah: ma dove nei fatti si spara ogni giorno.

Ieri a essere colpito è stato il perimetro periferico della base che ospita il maggior numero di italiani della missione, Shama appunto: nessun ferito fra i 650 militari stanziati lì, solo frammenti che hanno danneggiato la ruota di un veicolo parcheggiato. Appartengono, con tutta probabilità, a un razzo lanciato dagli uomini di Hezbollah verso Israele: ma che è caduto prima. Sintomo del fatto che il gruppo sciita, indebolito da mesi di guerra, non ha più a disposizione le armi di precisione di cui ha fatto uso nelle prime fasi dello scontro con Israele. A conferma del fatto che il colpo verrebbe dal Libano e non – come già accaduto in precedenza – dal lato israeliano del confine c’è il fatto che nessuno avvertimento aveva raggiunto la base, come invece accade quando Israele lancia un bombardamento nei pressi delle aree a presenza Onu.

L’episodio, per quanto non grave sul terreno, lo è dal punto di vista politico perché dimostra l’estrema instabilità di un’area, quella del Sud del Libano, dove restano schierati 7.505 caschi blu di 47 Paesi, di cui 1300 italiani. E dove l’ultimo round della guerra fra Israele e Hezbollah ha ucciso la maggior parte delle 2.700 persone, con oltre 6.500 feriti di questa guerra. Vengono da qui invece tutti i circa 1,5 milioni di sfollati libanesi delle ultime settimane, buona parte dei quali non potranno tornare a casa. A ridosso del confine, Israele ha infatti creato una linea gialla ampia dieci chilometri e del tutto simile a quella che ha tirato su a Gaza: al suo interno - ma anche nelle aree limitrofe - ogni struttura è già stata distrutta o lo sarà a breve, secondo i piani delle Forze armate israeliane.

In questa area e attorno ad essa operano i militari dell’Unifil: ma se prima si rapportavano con l’esercito di Beirut e con i rappresentanti politici locali – nella maggioranza dei casi vicini ad Hezbollah – ora il loro interlocutore sono i militari israeliani che hanno preso il controllo dell’area. Le foto che arrivano dall’area mostrano bandiere israeliane sventolare ovunque, sulle macerie delle case così come lungo le strade dove fino a qualche mese dominava il giallo di Hezbollah.

Quanto durerà questa situazione di incertezza non è facile capirlo: ieri un portavoce del dipartimento di Stato Usa ha annunciato che Israele e Libano terranno il loro terzo round di colloqui a Washington il 14 e 15 maggio. Un annuncio arrivato dopo che mercoledì c’era stato il primo attacco israeliano a Beirut dal cessate il fuoco: nel mirino, secondo l’Idf, il capo delle forze speciali di Hezbollah, le Radwan Forces.

Non è chiaro chi rappresenterà i due Paesi ma è chiaro il nodo centrale della trattativa: il disarmo di Hezbollah, la milizia sciita che da decenni è un esercito dentro l’esercito in Libano, ben più preparato e armato delle forze armate regolari. Un obiettivo che sia il governo del Libano che Israele vorrebbero raggiungere ma che alla luce di questa nuova guerra, che ha ulteriormente indebolito il già fragile Stato libanese, pare ancora più difficile.

In mezzo, insieme a Unifil, c’è il milione di libanesi che fino a qualche settimana fa abitava la zona al Sud del Litani.

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