Il vertice di Meloni con l’inviato di Trump: focus su Libia e Libano
di Tommaso Ciriaco , Lorenzo De CiccoPer Giorgia Meloni è il giorno del rammendo con gli Usa. O almeno del tentativo. Ieri, “riscaldamento” europeo, con il premier eletto dell’Ungheria post Orbàn, Peter Magyar, e il polacco Donald Tusk. Sorrisi, strette di mano, un nuovo trattato d’amicizia con Varsavia. Il difficile viene oggi, con Marco Rubio. «Visita di cortesia», per il cerimoniale. «Non parleremo delle battute» di Trump, smorza i toni alla vigilia Antonio Tajani, che vedrà per primo, stamattina alla Farnesina, il segretario di Stato americano. Poi, ore 11.30, faccia a faccia a palazzo Chigi. Nell’entourage della premier, sostengono che Giorgia Meloni, dopo le frecciate al curaro del tycoon, sia intenzionata a sorvolare sulle bizze personali, badando «alla concretezza». Cioè ai problemi, dall’Iran al Libano, alla Libia. Sotto gli stucchi di Chigi, si partirà allora dalla visita di Rubio, ieri, dal Papa. Quindi, sotto con i dossier internazionali. Hormuz è l’urgenza, anche per l’economia nostrana, con la benzina alle …
Per Giorgia Meloni è il giorno del rammendo con gli Usa. O almeno del tentativo. Ieri, “riscaldamento” europeo, con il premier eletto dell’Ungheria post Orbàn, Peter Magyar, e il polacco Donald Tusk. Sorrisi, strette di mano, un nuovo trattato d’amicizia con Varsavia. Il difficile viene oggi, con Marco Rubio. «Visita di cortesia», per il cerimoniale. «Non parleremo delle battute» di Trump, smorza i toni alla vigilia Antonio Tajani, che vedrà per primo, stamattina alla Farnesina, il segretario di Stato americano. Poi, ore 11.30, faccia a faccia a palazzo Chigi. Nell’entourage della premier, sostengono che Giorgia Meloni, dopo le frecciate al curaro del tycoon, sia intenzionata a sorvolare sulle bizze personali, badando «alla concretezza». Cioè ai problemi, dall’Iran al Libano, alla Libia. Sotto gli stucchi di Chigi, si partirà allora dalla visita di Rubio, ieri, dal Papa. Quindi, sotto con i dossier internazionali. Hormuz è l’urgenza, anche per l’economia nostrana, con la benzina alle stelle. L’esecutivo condannerà gli attacchi iraniani, cassando l’idea di tariffe, e aprirà alla partecipazione a missioni dopo il cessate il fuoco. Quanto all’Iran, Meloni e Tajani ripeteranno che la diplomazia è l’unica strada, che qualche concessione va fatta. Altri attori, come la Cina, possono essere d’aiuto.
Ma cosa può mettere davvero Roma sul piatto, che può interessare a Trump? Di certo, il governo può aumentare il proprio impegno sul dossier “Lib-Lib”, ovvero: Libano e Libia. Dopo la smobilitazione di Unifil, prevista a fine anno, Meloni spinge per tenere in piedi una missione multilaterale, d’intesa con i francesi e gli spagnoli. Tajani è d’accordo: «Evitiamo un vuoto di sicurezza».
La partita libica è, se possibile, ancora più intricata. Ieri la premier ha ricevuto il primo ministro di Tripoli, Abdul Hamid Dbeibeh. Ma qualcosa si muove soprattutto sottotraccia. La Casa bianca intende occuparsi di quell’area, dove Roma mantiene un presidio economico e di intelligence importante: l’unica capitale occidentale a farlo (i francesi si limitano alla importante, ma circoscritta azione del colosso Total). Per questo, due giorni fa, il generale Usa che sovrintende a tutte le operazioni americane in Africa ha varcato il portone di Palazzo Chigi. Rubio potrebbe chiedere a Meloni di intensificare lo sforzo. Forte anche di un evento rimasto molto sottotraccia, ma importante: da poco italiani e turchi (Ankara è la potenza con maggiore preso sul teatro libico) hanno effettuato operazioni congiunte nella regione. A coordinarli, proprio gli Stati Uniti. Dettaglio emblematico, se si considera che finora Italia e Turchia hanno ingaggiato una concorrenza spietata attorno a Tripoli.
A sentire gli sherpa, ci sarà una presa di distanza anche sulle azioni dei coloni estremisti israeliani in Cisgiordania, che «compromettono le prospettive di pace». Le distanze restano su altri capitoli, anche si proverà ad appianarle. Sui dazi, evitare strappi, è la linea di Meloni, l’Ue sta facendo la sua parte, semmai si dovrebbero aumentare i prodotti da esentare. Tajani spera pure che Rubio partecipi al business forum Italia-Usa a Miami, appena rinviato. Quanto a Cuba, per il governo non è tempo di avventure, meglio lavorare a riforme politiche ed economiche. Nel chiuso di Palazzo Chigi, l’esecutivo sonderà anche gli americani sulla candidatura di Maurizio Martina a direttore generale della Fao. Un’altra “verifica” dei rapporti attuali. Se sarà rammendo, o no.