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Lite con Nordio, Mediaset si difende: “Dispiaciuti però non censuriamo”

Carlo Nordio

 

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La replica dell’azienda dopo la querela per le frasi durante “È sempre Cartabianca”. E Tajani si schiera con il Guardasigilli
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Ormai non è più solo il duello di Carlo Nordio contro Bianca Berlinguer. Ma un caso nel caso. Che va oltre la questione Nicole Minetti, si allarga al senso, più o meno malinteso, dell’alleanza politica e del giornalismo “plurale” nella Mediaset rinnovata di Pier Silvio. E riaccende conflitti e diffidenze sull’asse Palazzo Chigi-Cologno Monzese.

Il giorno dopo lo strappo del ministro che annuncia l’azione risarcitoria — per quel lancio di Sigfrido Ranucci nel corso di “È sempre Cartabianca” su Nordio presunto ospite nel ranch di Cipriani e Minetti — i meloniani si schierano al fianco del Guardasigilli, il vicepremier Tajani fa lo stesso, rilanciando la battaglia «contro la stampa che fa uso di notizie non vere», un bel dito negli occhi dei suoi “capi”. Ma Mediaset blinda la conduttrice.

Le parole di Berlinguer che, l’altra sera, tiravano dritto rispetto all’atto di contrizione chiesto da via Arenula? «Erano concordate», non la posizione di chi si impunta, fa sapere l’azienda. «Lo sa ch…

Ormai non è più solo il duello di Carlo Nordio contro Bianca Berlinguer. Ma un caso nel caso. Che va oltre la questione Nicole Minetti, si allarga al senso, più o meno malinteso, dell’alleanza politica e del giornalismo “plurale” nella Mediaset rinnovata di Pier Silvio. E riaccende conflitti e diffidenze sull’asse Palazzo Chigi-Cologno Monzese.

Il giorno dopo lo strappo del ministro che annuncia l’azione risarcitoria — per quel lancio di Sigfrido Ranucci nel corso di “È sempre Cartabianca” su Nordio presunto ospite nel ranch di Cipriani e Minetti — i meloniani si schierano al fianco del Guardasigilli, il vicepremier Tajani fa lo stesso, rilanciando la battaglia «contro la stampa che fa uso di notizie non vere», un bel dito negli occhi dei suoi “capi”. Ma Mediaset blinda la conduttrice.

Le parole di Berlinguer che, l’altra sera, tiravano dritto rispetto all’atto di contrizione chiesto da via Arenula? «Erano concordate», non la posizione di chi si impunta, fa sapere l’azienda. «Lo sa che cosa ama dire Pier Silvio? Noi dobbiamo essere puralisti e polifonici».

Parlano fonti diffuse. Ma il messaggio è netto e ha l’input del presidente e ad di Mediaset. «Non esiste alcun giallo», dicono dai piani alti. «Non c’è alcun complotto» contro il governo Meloni, o contro il ministro. Ma «neppure alcuna accondiscendenza verso gossip spacciati per giornalismo d’inchiesta». Insomma: «Nessuna indulgenza per Ranucci. Le notizie non verificate non sono notizie. Ma in diretta tutto può accadere e il ministro ha potuto smentire immediatamente le autonome affermazioni dell’ospite. Da editori liberi, non censuriamo».

Eppure erano vicini a un accordo, fino a lunedì scorso, fino a poche ore prima dalla nuova puntata di Berlinguer, è la versione del ministero. Che, non senza il sostegno di Palazzo Chigi, faceva due richieste: che la giornalista riconoscesse «l’errore» in tv, e l’azienda elargisse un “bonus” in beneficenza. La premier Meloni sarebbe stata tra le prime a volere la linea dura. Si è discusso pure del quanto, a via Arenula: «Da 4mila a 40mila, purché destinato a un ente per i minori, visto che al centro del caso Minetti c’è un minore di cui a molti è fregato poco».

Ma Berlinguer, che stando a indiscrezioni si ripassa alla moviola il pezzo di tv incriminata, è categorica, ha il sostegno dei legali. «Perché lei quella sera — la difende un dirigente — non solo ha doverosamente lasciato che Nordio smentisse tutto, ma ha chiuso dicendo: “Allora ministro, lei ci dice che non è vero, la notizia non esiste, possiamo considerare il caso chiuso”». Conseguenza, si lamentano: Ranucci è salvo, ma agiscono contro di noi? «Tra poco diranno che Bianca ha spinto Sigfrido: dai, dillo lo stesso. Qualcuno ci sta provando, sarebbe criminale». Intanto, nei corridoi di Mediaset, non tutti apprezzano che Pier Silvio approvi e continui a lasciare, in tutti i sensi, carta bianca.

Le partite si intrecciano. C’è chi legge un velo di malizia anche nel sostegno di Antonio Tajani. Che ieri, intervenendo all’affollata iniziativa di FI sulla nuova mobilitazione della giustizia, dice: «Sono battaglie da fare. Pensiamo a quanto è stato detto su Nordio: ‘Dobbiamo verificare se è vero...’. Ho fatto il giornalista, so che non si può fare». Chiarisce, il vicepremier: «Questa è una battaglia che vale per Nordio e per tutti». Mica c’entrano le ultime divergenze con Marina o Pier Silvio, proprio nel summit di Cologno.

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