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Polemica sulle navi italiane nello Stretto di Hormuz: “Per farle partire serve un voto”

Lo stretto di Hormuz (reuters)

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Le opposizioni: va chiarita la natura della missione. Esecutivo mercoledì in Parlamento. Renzi: “Per Rubio giornata buttata via”
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ROMA – Arriva l’alt delle opposizioni, che chiedono al governo Meloni di non « forzare la mano» e di far votare il Parlamento non solo sull’invio delle imbarcazioni italiane ma anche sul loro “pre-posizionamento” in acque vicine a quelle dello Stretto di Hormuz. Mossa che l’esecutivo Meloni intende compiere, come anticipato da Repubblica, e che la Francia ha già messo in atto. Parigi e Londra hanno infatti sollecitato i principali Stati della coalizione dei volenterosi a mettere in navigazione le fregate, i cacciamine e i dragamine per mettere in sicurezza quel tratto di mare fondamentale per il trasporto di merci e idrocarburi.

Mercoledì i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto saranno in audizione nelle commissioni riunite di Esteri e Difesa di Montecitorio e già il M5S interviene dicendo che i due esponenti del governo dovranno spiegare dove intendono «posizionare le nostre unità in attesa della pace e del via libera delle Camere». Nello specifico «devono chiarire se questa mobil…

ROMA – Arriva l’alt delle opposizioni, che chiedono al governo Meloni di non « forzare la mano» e di far votare il Parlamento non solo sull’invio delle imbarcazioni italiane ma anche sul loro “pre-posizionamento” in acque vicine a quelle dello Stretto di Hormuz. Mossa che l’esecutivo Meloni intende compiere, come anticipato da Repubblica, e che la Francia ha già messo in atto. Parigi e Londra hanno infatti sollecitato i principali Stati della coalizione dei volenterosi a mettere in navigazione le fregate, i cacciamine e i dragamine per mettere in sicurezza quel tratto di mare fondamentale per il trasporto di merci e idrocarburi.

Mercoledì i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto saranno in audizione nelle commissioni riunite di Esteri e Difesa di Montecitorio e già il M5S interviene dicendo che i due esponenti del governo dovranno spiegare dove intendono «posizionare le nostre unità in attesa della pace e del via libera delle Camere». Nello specifico «devono chiarire se questa mobilitazione avviene nell’ambito di una nuova missione che però prevede il voto in Parlamento entro cinque giorni, oppure sotto il cappello di missioni già in corso come Aspides e Atalanta, che però non sono state ancora prorogate dal Parlamento e sono quindi prive di coperture legali in caso di incidenti». In entrambi i casi, secondo i parlamenti 5s delle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, serve dunque un passaggio in Aula che non solo un’informativa e che permetta invece di presentare le risoluzioni e di votarle.

La capogruppo di Avs alla Camera, Luana Zanella, avvisa già che l’audizione dei ministri «non sarà sufficiente se intendessero inviare navi italiane in zona di guerra, ipotesi che noi contrastiamo fortemente. In quel caso è necessario un voto delle aule parlamentari».

E di libertà di navigazione nello stretto di Hormuz hanno parlato anche la premier Giorgia Meloni e il segretario di Stato americano Marco Rubio. Incontro arrivato dopo le bordate di Donald Trump che ha minacciato di ritirare i soldati americani dall’Italia. «Si accomodino. Non è che per tenerci le basi americane, dobbiamo essere complici dei crimini e delle violazioni del diritto internazionale da parte di Trump e dei suoi amici», dice il co-leader di Avs, Nicola Fratoianni. Molto critico Matteo Renzi, per il quale nessuno «si è filato il governo italiano» e «per Rubio l’incontro chiave era quello con il Papa. Poi ha salutato la presidente del Consiglio e gli è toccato pure salutare Tajani. Poveretto, una giornata buttata via». E infine per il capogruppo dei senatori Pd, Francesco Boccia, «Meloni non difende la Ue» perché non ha fermato gli americani sui dazi. Altro tema caldo nei rapporti Usa-Italia.

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