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Biennale, 52 artisti si ribellano: “Non vogliamo il Leone dei visitatori”

L’ ingresso del Padiglione Centrale, ai Giardini della Biennale

 

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La lettera firmata da esponenti di vari Paesi dopo le dimissioni della Giuria
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Fuori, nei Giardini e nelle calli non si è ancora raffreddato il fronte incandescente delle proteste contro il padiglione russo e la presenza di Israele, che da giorni hanno reso questa 61esima Biennale un palcoscenico di rivendicazioni politiche. Dentro, negli spazi dell’Arsenale e tra le mura dei Padiglioni, dove le opere d’arte dovrebbero finalmente parlare il linguaggio del dialogo, si accende un altro fuoco. Quasi la metà degli artisti della mostra principale, prescelti dalla scomparsa curatrice Koyo Kouoh per partecipare a In Minor Keys, hanno firmato una lettera in cui dichiarano che non accetteranno i “Leoni del pubblico” per la prima volta votati dai visitatori, da assegnarsi a novembre a chiusura della manifestazione.

Una mossa, quella dei riconoscimenti “popolari” tirata fuori dal cappello da Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione Biennale, dopo le dimissioni della giuria che avrebbe dovuto scegliere Leoni d’oro e menzioni speciali ad apertura di Biennale. Dop…

Fuori, nei Giardini e nelle calli non si è ancora raffreddato il fronte incandescente delle proteste contro il padiglione russo e la presenza di Israele, che da giorni hanno reso questa 61esima Biennale un palcoscenico di rivendicazioni politiche. Dentro, negli spazi dell’Arsenale e tra le mura dei Padiglioni, dove le opere d’arte dovrebbero finalmente parlare il linguaggio del dialogo, si accende un altro fuoco. Quasi la metà degli artisti della mostra principale, prescelti dalla scomparsa curatrice Koyo Kouoh per partecipare a In Minor Keys, hanno firmato una lettera in cui dichiarano che non accetteranno i “Leoni del pubblico” per la prima volta votati dai visitatori, da assegnarsi a novembre a chiusura della manifestazione.

Una mossa, quella dei riconoscimenti “popolari” tirata fuori dal cappello da Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione Biennale, dopo le dimissioni della giuria che avrebbe dovuto scegliere Leoni d’oro e menzioni speciali ad apertura di Biennale. Dopo l’annuncio che non avrebbero premiato artisti di quei «Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale» (ossia Russia e Israele) la presidente Solange Farkas e le giurate Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e da Giovanna Zapperi il 30 aprile hanno rassegnato l’incarico.

Ora la dichiarazione dei 52, resa nota tramite la stessa rivista, e-flux, cita esplicitamente come motivazione la «solidarietà con le dimissioni della giuria». Tra i nomi, anche artisti di alcuni padiglioni nazionali, tra cui Yto Barrada (Francia) i partecipanti ai padiglioni sloveno, lettone e lituano, l’artista Oriol Vilanova (Spagna) e ancora Olanda, Polonia, Ecuador, Irlanda, Kossovo, Finlandia, Repubblica ceca e Slovacchia, Cipro, Lussemburgo. Nel parterre che firma questa sorta di autoboicottaggio, molti i nomi noti. Alcuni, come Alfredo Jaar, Walid Raad, Sammy Baloji Carolina Caycedo, sono tra gli “Art Review Power 100” del 2025, che segnala le personalità più influenti del contemporaneo. E la Biennale? Per ora “prende atto” e non rilascia dichiarazioni in merito, comunicando invece la crescita dell’affluenza del primo giorno: più 10 per cento sul 2024. Resta da capire se tutto questo rumore renderà più appetibile la più importante mostra d’arte del mondo o la farà implodere dall’interno.

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