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Negli States arriva il nuovo Nunzio: “La nostra missione resta la pace”

Gabriele Caccia, nunzio apostolico a Washington 

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A New York il ricevimento con l’“ambasciatore” del Vaticano appena nominato. Dopo Rubio a Roma, linea diplomatica confermata
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WASHINGTON – Il Vaticano non cambia tono, dopo la visita al Papa del segretario di Stato Rubio, insistendo sui valori che da sempre ispirano la sua azione e continueranno a farlo. Si capisce dalle parole pronunciate dal nuovo nunzio negli Stati Uniti, Gabriele Caccia, durante il ricevimento ospitato venerdì per il primo anniversario dell’elezione di Leone: «La mia missione nel paese d’origine del Santo Padre si concentra su due aspetti: comunione e unità della Chiesa, e promozione della pace».

Caccia ha notato che stava «venendo a Washington mentre il segretario di Stato Rubio arrivava a Roma. Ci siamo quasi incrociati in aria, viaggiando in direzioni opposte, ma con lo stesso obiettivo, affinché l’amicizia tra Santa Sede e Usa possa crescere e servire il bene di molte persone, specialmente dove ci sono conflitti, tensioni e sofferenze umane». Quindi ha aggiunto: «Nel primo anno di pontificato papa Leone è tornato spesso sul tema della comunione. L’unità della Chiesa è più di una cosa…

WASHINGTON – Il Vaticano non cambia tono, dopo la visita al Papa del segretario di Stato Rubio, insistendo sui valori che da sempre ispirano la sua azione e continueranno a farlo. Si capisce dalle parole pronunciate dal nuovo nunzio negli Stati Uniti, Gabriele Caccia, durante il ricevimento ospitato venerdì per il primo anniversario dell’elezione di Leone: «La mia missione nel paese d’origine del Santo Padre si concentra su due aspetti: comunione e unità della Chiesa, e promozione della pace».

Caccia ha notato che stava «venendo a Washington mentre il segretario di Stato Rubio arrivava a Roma. Ci siamo quasi incrociati in aria, viaggiando in direzioni opposte, ma con lo stesso obiettivo, affinché l’amicizia tra Santa Sede e Usa possa crescere e servire il bene di molte persone, specialmente dove ci sono conflitti, tensioni e sofferenze umane». Quindi ha aggiunto: «Nel primo anno di pontificato papa Leone è tornato spesso sul tema della comunione. L’unità della Chiesa è più di una cosa organizzativa, è il frutto della carità ispirata da Cristo che ci ha uniti, allo scopo di diventare strumento di riconciliazione per l’intero mondo. In questo spirito la Santa Sede incoraggia il dialogo, difende le dignità della persona umana e lavora pazientemente per la pace tra le genti». Perciò il nunzio ha ricordato: «Nelle prime parole pronunciate dal balcone che si affaccia su piazza San Pietro, papa Leone ha parlato della pace di Cristo risorto, una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante. La Chiesa in questo paese ha servito la pace in molti modi concreti. Mentre gli Usa celebrano l’importante anniversario di 250 anni dalla fondazione, sottolineiamo gli ideali di libertà, responsabilità e dignità umana, che hanno forgiato la loro storia e continuano a chiedere i servizi della Chiesa».

Il messaggio è chiaro. La Santa Sede non cerca lo scontro con Trump, ma guarda oltre e non rinuncerà mai ai valori della missione ricevuta da Cristo. È possibile avere divergenze e discuterne, però senza prescindere dalla verità, come ha detto lo stesso Leone quando il capo della Casa Bianca gli ha rimproverato di favorire l’atomica iraniana. Se a Washington interessa l’aiuto del Vaticano a Cuba si può lavorare insieme, ma non se l’obiettivo è ripetere il Venezuela o usare la forza. Questo metterebbe in imbarazzo lo stesso Rubio, perché ha forti legami con la comunità cattolica, come dimostra la recente nomina nella Commissione interamericana per i diritti umani di Rosa Maria Payà, figlia del dissidente Oswaldo fondatore del Movimento Cristiano Liberacion, vicino al Vaticano. La comunità cubana americana vuole il cambio di regime, ma non al prezzo di spargimenti di sangue. Il problema è che lo stesso dialogo si complica, se il presidente smentisce il suo segretario di Stato, come è accaduto sull’Iran.

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