Terremoto alla Cultura. Giuli silura mezzo staff. Tensioni per il caso del docufilm su Regeni
di Serena RiformatoROMA – Scorrono ancora veleni tra i corridoi del Collegio romano. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha licenziato i vertici del suo staff: la segretaria personale Elena Proietti e il capo della segreteria tecnica Emanuele Merlino, occhi e orecchie del plenipotenziario di FdI Giovanbattista Fazzolari al Mic. A quanto si apprende, il decreto di revoca di Proietti sarebbe già stato firmato sabato, mentre quello di Merlino – il più delicato – arriverà sulla scrivania di Giuli questa mattina per essere vidimato. Dal ministero filtra solo un laconico «no comment». Nessuna spiegazione.
Alla base della cacciata di Merlino, ufficiale di collegamento tra Palazzo Chigi e il Collegio romano, ci sarebbe il rapporto di fiducia deteriorato con Giuli. L’ultima goccia: lo scandalo dei fondi negati al documentario su Giulio Regeni. Al capo della segreteria viene imputato di avere avuto informazioni sulla vicenda – ben prima che esplodesse sulle pagine dei giornali – e di non averle condivise …
ROMA – Scorrono ancora veleni tra i corridoi del Collegio romano. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha licenziato i vertici del suo staff: la segretaria personale Elena Proietti e il capo della segreteria tecnica Emanuele Merlino, occhi e orecchie del plenipotenziario di FdI Giovanbattista Fazzolari al Mic. A quanto si apprende, il decreto di revoca di Proietti sarebbe già stato firmato sabato, mentre quello di Merlino – il più delicato – arriverà sulla scrivania di Giuli questa mattina per essere vidimato. Dal ministero filtra solo un laconico «no comment». Nessuna spiegazione.
Alla base della cacciata di Merlino, ufficiale di collegamento tra Palazzo Chigi e il Collegio romano, ci sarebbe il rapporto di fiducia deteriorato con Giuli. L’ultima goccia: lo scandalo dei fondi negati al documentario su Giulio Regeni. Al capo della segreteria viene imputato di avere avuto informazioni sulla vicenda – ben prima che esplodesse sulle pagine dei giornali – e di non averle condivise con il titolare della Cultura. Il quale, assicura chi lo conosce bene, è ancora furioso per il caso sfuggito totalmente al suo controllo: «Hanno prevalso l’opacità o l’imperizia: mai più», ha ripetuto ancora la settimana scorsa alla cerimonia dedicata ai David di Donatello al Quirinale. Merlino, poi, sarebbe anche vicino a Carlo Prosperi, braccio destro del presidente della commissione Cultura Federico Mollicone, in pessimi rapporti tanto con il ministro che con la sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni: un altro elemento di sospetto che avrebbe contribuito a scavare un fossato di diffidenza tra Giuli e il capo della sua segreteria.
Proietti invece, contattata da Repubblica, nega tutto, persino il licenziamento (che invece viene confermato da fonti Mic): «Non mi risulta nessun decreto di revoca, ho sentito il ministro ieri ed era tranquillo, non mi ha detto niente». Alla funzionaria, ex assessora di FdI a Terni, verrebbero contestate alcune «condotte poco professionali»: da ultimo aver disertato una trasferta di Giuli a New York, senza avvisare né lui né lo staff. «Non sono partita per gli Stati Uniti – spiega Proietti – perché sono stata ricoverata in ospedale, ho avuto una colica renale. Non mi pare che possa essere una colpa».
Dentro FdI, l’intenzione del ministero della Cultura era nota da qualche giorno. I dirigenti di via della Scrofa avrebbero tentato fino all’ultimo di far cambiare idea a Giuli. Ora, in chiaro, ostentano calma e gesso: «Il ministro ha ritenuto, come è suo diritto, di modificare l’assetto della sua segreteria», dice il titolare dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Che però loda e difende i due defenestrati: «Emanuele Merlino ed Elena Proietti sapranno essere utili in altri ruoli nell’ambito istituzionale poiché la loro esperienza e capacità è, per quanto mi riguarda, indiscussa».
Le opposizioni si scatenano e chiedono le dimissioni del ministro: «In questa furia distruttiva – pungola il leader di Italia viva Matteo Renzi – a Giuli, cavallo scosso di un palio inutile, rimane solo un ultimo gesto da compiere: licenziare sé stesso, non gli altri». Per il responsabile Cultura del Pd Sandro Ruotolo, «questa destra si sta frantumando sotto il peso delle proprie contraddizioni, delle lotte interne e dell’incapacità di governare il Paese». L’europarlamentare dem evidenzia la lista ormai lunga di teste saltate nell’esecutivo di Giorgia Meloni: Vittorio Sgarbi e Gennaro Sangiuliano dal Mic, Daniela Santanchè dal Turismo, Andrea Delmastro da via Arenula. «Mentre loro si dividono per il potere – sottolinea Ruotolo – l’Italia ha bisogno di una classe dirigente capace di affrontare le disuguaglianze e la crisi sociale». Sulla stessa linea il Movimento 5 stelle per voce del deputato Gaetano Amato: «Sembrano ormai i fuochi d’artificio finali di una lotta senza esclusione di colpi che sta sgretolando la finta compattezza di una maggioranza sempre più divisa».