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Quell’ingombrante ombra di FdI sul Collegio romano

Emanuele Merlino

 
Il capo della segretaria tecnica proviene dall’ufficio studi del partito. Il padre Mario ha fondato Avanguardia nazionale
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Longa manus di Giovanbattista Fazzolari al ministero della Cultura. Emanuele Merlino è considerato da tutti, dentro e fuori le stanze del dicastero, la diretta emanazione del potentissimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Insomma, un intoccabile, sopravvissuto anche alla bufera che ha portato alle dimissioni Gennaro Sangiuliano. E invece il capo della segreteria tecnica di via del Collegio romano sta per essere licenziato dal titolare del dicastero Alessandro Giuli con un decreto di revoca dell’incarico.

Figura troppo ingombrante. Tanto che Giuli ha più volte temuto di essere commissariato o, per meglio dire, controllato dal capo della segretaria paracadutato alla Cultura ai tempi di Sangiuliano per riferire ai piani alti di palazzo Chigi tutto ciò c…

Longa manus di Giovanbattista Fazzolari al ministero della Cultura. Emanuele Merlino è considerato da tutti, dentro e fuori le stanze del dicastero, la diretta emanazione del potentissimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Insomma, un intoccabile, sopravvissuto anche alla bufera che ha portato alle dimissioni Gennaro Sangiuliano. E invece il capo della segreteria tecnica di via del Collegio romano sta per essere licenziato dal titolare del dicastero Alessandro Giuli con un decreto di revoca dell’incarico.

Figura troppo ingombrante. Tanto che Giuli ha più volte temuto di essere commissariato o, per meglio dire, controllato dal capo della segretaria paracadutato alla Cultura ai tempi di Sangiuliano per riferire ai piani alti di palazzo Chigi tutto ciò che non andava per il verso giusto nelle stanze del ministero. Per intendersi è stato lui a svelare ai vertici dell’esecutivo la vicenda legata a Maria Rosaria Boccia, che ha poi portato alle dimissioni del ministro.

Uno potente, dunque, a cui Giuli ha puntato il dito contro perché non avrebbe vigilato sulla vicenda del documentario su Giulio Regeni, a cui il ministero ha negato i finanziamenti. Secondo alcune voci interne al ministero ci sarebbe anche qualcosa in più: un regolamento di conti dentro di Fratelli d’Italia riguardo la presenza della Russia alla Biennale. Giuli, che ha sempre detto di non essere stato informato per tempo, sospetta che invece Merlino ne fosse a conoscenza e non abbia agito a dovere.

La goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo. Perché il capo della segreteria tecnica del Mic, da quando in queste stanze c’è Giuli, ha già rischiato di essere cacciato. È successo quando al posto di Francesco Giglioli, il ministro aveva indicato Francesco Spano come capo di gabinetto, poi finito in un’inchiesta di Report per conflitto di interessi che ha portato alle sue dimissioni dopo dieci giorni. Anche in questo caso, il titolare della Cultura ha pensato che dietro ci fosse la mano di Merlino.

Ma mandarlo via non è mai stato semplice. Merlino non è uno qualunque, bensì lo stratega del kulturkampf di Giorgia Meloni, teorizzato in un documento intitolato Controegemonia. Ora farlo fuori non è cosa da poco. Non solo perché ha sempre avuto un grande peso all’interno del ministero, ma anche perché gode di grande considerazione all’interno del partito della premier. È figlio di Mario Merlino, esponente di Avanguardia nazionale e poi fondatore del circolo anarchico XXII marzo dove militava Pietro Valpreda e a cui fanno riferimento le prime istruttorie sulla strage di Piazza Fontana. Ai tempi, il padre di Merlino fu indicato come un neofascista infiltrato e una sorta di agente provocatore: è stato condannato per associazione per delinquere nelle prime due sentenze per l’eccidio e poi assolto con formula definitiva.

Nella scorsa legislatura sedeva nell’ufficio studi di Fratelli d’Italia. Ufficio inventato dal sottosegretario Fazzolari in cui sedevano altri due suoi fedelissimi, Francesco Filini e Sara Kelany. Per lui una carriera lampo. Negli ultimi tempi il suo nome era circolato addirittura come possibile sottosegretario al posto di Gianmarco Mazzi. Adesso invece un foglio di via. Forse.

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