«In questo momento il fine vita non è in cima alle nostre priorità». A metà pomeriggio, i vertici di FdI offrono un’anticipazione di quel che potrebbe accadere — un nulla di fatto — alla conferenza dei capigruppo convocata stamattina in Senato per fissare il calendario delle prossime sedute.
A fronte dello stallo che da anni tiene ostaggio il testo in commissione Giustizia, le opposizioni sono infatti decise a dare battaglia: chiederanno di portare subito in aula il disegno di legge sulla morte medicalmente assistita. Anche partendo dalla proposta della destra che ha pesantemente rimaneggiato quella presentata nella scorsa legislatura dal pd Alfredo Bazoli, approvata alla Camera, senza però concludere il suo iter naturale.
«Non servono ambiguità né rinvii: serve coraggio pa…
«In questo momento il fine vita non è in cima alle nostre priorità». A metà pomeriggio, i vertici di FdI offrono un’anticipazione di quel che potrebbe accadere — un nulla di fatto — alla conferenza dei capigruppo convocata stamattina in Senato per fissare il calendario delle prossime sedute.
A fronte dello stallo che da anni tiene ostaggio il testo in commissione Giustizia, le opposizioni sono infatti decise a dare battaglia: chiederanno di portare subito in aula il disegno di legge sulla morte medicalmente assistita. Anche partendo dalla proposta della destra che ha pesantemente rimaneggiato quella presentata nella scorsa legislatura dal pd Alfredo Bazoli, approvata alla Camera, senza però concludere il suo iter naturale.
«Non servono ambiguità né rinvii: serve coraggio parlamentare», ha avvertito ieri il presidente dei senatori dem, Francesco Boccia, dopo aver lanciato un appello con Chiara Braga perché si giunga, entro questa legislatura, a una legge sul fine vita. Tanto più alla luce della disponibilità manifestata dal capogruppo azzurro a Montecitorio Enrico Costa. «Se davvero anche Forza Italia vuole arrivare ad una legge, voti con le opposizioni la calendarizzazione», rilancia Boccia.
Ma, a sentire Stefania Craxi, presidente dei senatori forzisti, questo aiuto in conferenza dei capigruppo non ci sarà. «La via maestra», secondo l’esponente della maggioranza, è «chiedere la riapertura dell’iter in commissione. Il testo Zanettin-Zullo è un buon punto di partenza. Mi permetto di fare io un appello alle opposizioni: non è materia per fare propaganda. Cerchiamo insieme un testo nazionale serio e responsabile». Toni diversi rispetto a quelli più aperturisti di Costa. Come le opposizioni non mancano di rimarcare. «Mi pare che i capigruppo di FI non la pensino alla stessa maniera», segnala Boccia: «Il ddl Bazoli è in commissione da due anni e mezzo e da oltre un anno la proposta alternativa della destra giace lì, ferma. Qui non si tratta di riaprire un iter», come sostiene Craxi, ma «di assumersi le proprie responsabilità davanti alla sofferenza delle persone e a una richiesta chiara della Consulta».
Una linea condivisa da tutta la minoranza, inclusa Azione, che giudica la proposta della maggioranza «regressiva rispetto alla giurisprudenza costituzionale». Anche perché, rincara il M5S, «stabilisce che l’accesso al suicidio assistito va limitato ai casi in cui il paziente è sottoposto a un trattamento sostitutivo di funzioni vitali ed espelle i percorsi di fine vita dal perimetro del Servizio sanitario nazionale». Concetto ripreso da Ilaria Cucchi di Avs: «Basta tergiversare, solo il Ssn può assicurare uniformità di trattamento, tutela della dignità e assenza di discriminazioni economiche o territoriali». Chi invita alla prudenza è +Europa: guai a far approdare in aula un testo addirittura peggiorativo rispetto ai principi già stabiliti dalla Corte Costituzionale, come nel caso del ddl Zullo-Zanettin». Meglio nessuna legge, il senso, che una cattiva legge.