Lunedì 5 maggio Roberto Giachetti, 65 anni, deputato di Italia viva e vecchia scuola radicale, ha cominciato un nuovo sciopero della fame: chiede il termine della paralisi della commissione parlamentare di Vigilanza Rai, bloccata dalla maggioranza da quasi due anni. Come da tradizione pannelliana, tre cappuccini al giorno e acqua. Finora ha perso 4 chili. Ti aspetteresti una voce mogia, invece no. «Intervengo in aula e richiamo...».
Questo sciopero della fame che numero è della sua storia di impegno e militanza?
«Sarà il 30esimo, più altri due della fame e della sete: nei primi anni 2000 perché la Corte costituzionale non si riuniva, la seconda contro il taglio dei fondi a Radio Radicale da parte dei 5 Stelle».
In alcuni se l'è vista proprio brutta di salute.
«A volte si…
Lunedì 5 maggio Roberto Giachetti, 65 anni, deputato di Italia viva e vecchia scuola radicale, ha cominciato un nuovo sciopero della fame: chiede il termine della paralisi della commissione parlamentare di Vigilanza Rai, bloccata dalla maggioranza da quasi due anni. Come da tradizione pannelliana, tre cappuccini al giorno e acqua. Finora ha perso 4 chili. Ti aspetteresti una voce mogia, invece no. «Intervengo in aula e richiamo...».
Questo sciopero della fame che numero è della sua storia di impegno e militanza?
«Sarà il 30esimo, più altri due della fame e della sete: nei primi anni 2000 perché la Corte costituzionale non si riuniva, la seconda contro il taglio dei fondi a Radio Radicale da parte dei 5 Stelle».
In alcuni se l'è vista proprio brutta di salute.
«A volte si finisce in ospedale. Ci fu quello famoso per sollecitare l'approvazione della nuova legge elettorale, 88 giorni nel 2012, mi scrisse il presidente Giorgio Napolitano per chiedermi di interromperlo, impegnandosi a intervenire, come poi fece».
L'ultimo fu sulle carceri, due anni fa.
«Sì, contro il sovraffollamento, per denunciare la drammatica contabilità dei suicidi in cella».
Lo sciopero della fame, diventato metodo di lotta famoso con Marco Pannella, sembra quasi caduto in disuso. A parte lei. L'ultimo...
«L'ultimo mohicano. Ma poi quando parti piano piano le cose si muovono. La nonviolenza è una misura che si mette in campo quando i metodi convenzionali non funzionano».
E quest'ultimo?
«Il tema sembra ridicolo ma è di sostanza, qui c'è in ballo il sangue della democrazia: se vanifichi l'unico organo di garanzia e vigilanza per le opposizioni, è la fine. Il centrodestra sul piano informativo ha Mediaset, ha occupato militarmente la Rai, e stiamo andando verso una campagna elettorale di un anno. Cosa c'è di peggio? Non sono in grado di proporre un nome alternativo per la presidenza Rai e allora sequestrano tutto. Inconcepibile».
A loro lo stallo va benissimo così.
«E certo, neanche il richiamo di Sergio Mattarella è servito. Hanno disertato lo stesso, bloccando ancora i lavori. Stanno sequestrando un presidio democratico».
Ha avuto qualche novità, reazione, indiscrezione?
«Assolutamente nessuna novità, fatto salvo il colloquio avuto con la presidente della commissione Barbara Floridia del M5S che ringrazio. Le opposizioni sono unite in questa battaglia che direi di civiltà. Spero che con un po' di interesse cominci a crescere, ho sentito anche Beppe Giulietti di Articolo 21, ma è necessario che anche a destra comincino a interrogarsi davvero».
Che obiettivi si è posto quindi?
«Lo sblocco della Vigilanza, quindi la nomina del presidente, il riavvio della riforma della governance come prevedono le norme europee del Media Freedom act, che stiamo disattendendo».
Azioni dimostrative in mente?
«Intanto ieri mattina (lunedì, ndr) mi sono messo davanti al palazzo di San Macuto, sede della commissione Vigilanza Rai, con un cartello bianco appeso addosso: rappresentava la resa, la bandiera bianca delle istituzioni davanti a questa situazione di generale illegalità. Ora mi inventerò qualche altra cosa».