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Hormuz, Crosetto: “Cacciamine pronti ad Augusta, ma non è tempo di un voto in Parlamento”

(lapresse)

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Il ministro della Difesa a Repubblica dopo l’audizione alla Camera: “Tregua più lontana, non prevedo una risoluzione a breve”. In commissione scintille tra Tajani e M5S: “Maleducati”
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“I nostri cacciamine sono pronti, ad Augusta. Ma purtroppo non è tempo per una risoluzione in Parlamento su Hormuz, non mi sembra che la tregua sia più vicina, anzi”, ragiona Guido Crosetto parlando con Repubblica. È da poco terminata l’audizione del ministro della Difesa alla Camera, insieme al vicepremier e titolare degli Esteri, Antonio Tajani. Crosetto si ferma a parlare, per chiarire quali sono i tempi del possibile intervento italiano nello Stretto. “A questo punto non è più una decisione politica – prosegue – ma solamente tecnica. Deciderà lo Stato maggiore”. Il ministro non si sbilancia sui tempi della partenza. E il motivo è drammaticamente semplice: “Non mi sembra che oggi la tregua sia più vicina della settimana scorsa, semmai il contrario”.

Da questo stallo dipende, fa capire, dipende anche il rallentamento di un eventuale voto in Parlamento, per autorizzare la nuova missione tricolore: “Fosse per me, i cacciamine partirebbero subito, perché significherebbe che si è arriva…

“I nostri cacciamine sono pronti, ad Augusta. Ma purtroppo non è tempo per una risoluzione in Parlamento su Hormuz, non mi sembra che la tregua sia più vicina, anzi”, ragiona Guido Crosetto parlando con Repubblica. È da poco terminata l’audizione del ministro della Difesa alla Camera, insieme al vicepremier e titolare degli Esteri, Antonio Tajani. Crosetto si ferma a parlare, per chiarire quali sono i tempi del possibile intervento italiano nello Stretto. “A questo punto non è più una decisione politica – prosegue – ma solamente tecnica. Deciderà lo Stato maggiore”. Il ministro non si sbilancia sui tempi della partenza. E il motivo è drammaticamente semplice: “Non mi sembra che oggi la tregua sia più vicina della settimana scorsa, semmai il contrario”.

Da questo stallo dipende, fa capire, dipende anche il rallentamento di un eventuale voto in Parlamento, per autorizzare la nuova missione tricolore: “Fosse per me, i cacciamine partirebbero subito, perché significherebbe che si è arrivati alla pace”. Ma così, ad oggi, non è. Vedi le ultime dichiarazioni di Donald Trump sui negoziati con Teheran. Per Crosetto, “solo quando si verificheranno le condizioni, sarà il parlamento a valutare, a decidere o meno di contribuire all'iniziativa internazionale”.

Già di prima mattina, dalle 8 in poi, il responsabile della Difesa del governo Meloni illustra insieme a Tajani su quale binario intende muoversi il governo. Crosetto scandisce la cornice del possibile intervento italiano: l’operazione partirebbe “non con un temporaneo cessate il fuoco, ma con una tregua vera, credibile, stabile, meglio ancora se una pace definitiva. Con una legittima cornice giuridica internazionale, l'accordo di tutte le parti interessate. Una missione di qualunque tipo deve prevedere l'accordo di tutti i paesi che ci sono in quella zona, perché se l'Iran non fosse l'accordo non sarebbe una missione che può andare pacificamente, perché rischierebbe di essere bombardata”.

L’Italia spera ancora che possa essere coinvolta l’Onu, come chiede l’opposizione, ma pesa il veto di Cina e Russia. “Speriamo che il viaggio di Trump a Pechino serva anche a sbloccare questa situazione”, confida il ministro della Difesa. La prospettiva più concreta, ad oggi, è una “surroga” delle Nazioni unite impantanate, tramite una coalizione multinazionale larga, non solo europea, ma con dentro anche altri partner, come l’Indonesia.

Quanto ai cacciamine italiani, sostiene, “di per sé non sono navi armate, ma hanno bisogno di una scorta logistica, hanno bisogno di una protezione. Perché anche ipotizzando che tutti gli attori statali siano d'accordo e che la missione di pace venga accettata, basta un attore o un gruppo non statale per mettere in difficoltà chiunque, visto il basso costo di armi come i droni”. I tempi: come detto, le navi potrebbero comunque avvicinarsi all’area, ha confermato Crosetto. Fermandosi a distanza di sicurezza, “nel Mar Rosso”. Perché “laddove scoppiasse la pace servirebbe quasi un mese di navigazione, nell’ambito delle missioni già in corso Mediterraneo sicuro e Aspides”.

Lo stesso ripete Tajani: “Sgombero il campo da equivoci, non vogliamo chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo ma condividere l'impegno del governo per la pace. Impegno, sottolineo, solo dopo la cessazione definitiva delle ostilità”. L’audizione del ministro degli Esteri è segnata dai bisticci con l’opposizione, in particolare con Alessandra Maiorino del M5S, che gli chiede di spiegare cosa comporta in concreto la sospensione dell’accordo di difesa Italia-Israele. “Maleducati”, è la replica del vicepremier, infastidito dalle interruzioni alla sua replica. “Ma siamo pronti a discutere le sanzioni commerciali contro i prodotti dei coloni”.

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