Meloni sfida le opposizioni: “Il quadro è complesso porte aperte a chi dialoga”
di Tommaso CiriacoROMA – Il passaggio politico più delicato del “premier time” al Senato, evento raro e dunque sempre partecipato, è quando Giorgia Meloni apre, a dire il vero in modo assai generico, a un possibile dialogo con le minoranze. Succede quando Carlo Calenda le domanda se sarebbe pronta a lanciare una cabina di regia bipartisan per affrontare le priorità strategiche del Paese. «Sarei anche disponibile – premette la premier – Ma quando abbiamo provato a fare delle proposte di questo tipo, la risposta dalla stragrande maggioranza dei partiti di opposizione non è stata di apertura. Sull’Iran hanno detto che non volevano organizzare una sorta di passerella. Se le posizioni delle minoranze oggi fossero diverse, le mie porte sarebbero ancora aperte. E lo sono in ogni caso per chiunque abbia voglia di mettere da parte l’interesse di partito per quello nazionale».
È un segnale. Innanzitutto a Calenda, posizionato a metà strada tra i due poli. E poi ovviamente a chi, in Parlamento, volesse discutere …
ROMA – Il passaggio politico più delicato del “premier time” al Senato, evento raro e dunque sempre partecipato, è quando Giorgia Meloni apre, a dire il vero in modo assai generico, a un possibile dialogo con le minoranze. Succede quando Carlo Calenda le domanda se sarebbe pronta a lanciare una cabina di regia bipartisan per affrontare le priorità strategiche del Paese. «Sarei anche disponibile – premette la premier – Ma quando abbiamo provato a fare delle proposte di questo tipo, la risposta dalla stragrande maggioranza dei partiti di opposizione non è stata di apertura. Sull’Iran hanno detto che non volevano organizzare una sorta di passerella. Se le posizioni delle minoranze oggi fossero diverse, le mie porte sarebbero ancora aperte. E lo sono in ogni caso per chiunque abbia voglia di mettere da parte l’interesse di partito per quello nazionale».
È un segnale. Innanzitutto a Calenda, posizionato a metà strada tra i due poli. E poi ovviamente a chi, in Parlamento, volesse discutere con l’esecutivo delle prossime mosse. La premier vorrebbe ad esempio farlo sull’energia. Ma è evidente che i ragionamenti si allargano anche all’ipotesi di riforma della legge elettorale: la leader non la evoca, ma resta uno snodo cruciale in vista delle prossime elezioni politiche.
Quando c’è da gestire il messaggio di politica economica, le cose si complicano. La presidente del Consiglio ammette che il «quadro internazionale particolarmente complesso e le tensioni geopolitiche incideranno, come già stanno facendo, sulla crescita, sull’energia, sulla competitività delle imprese e sul potere di acquisto delle famiglie». Subito dopo, però, sostiene che in Italia le cose non vanno poi così male, anche se i dati macroeconomici indicano prospettive fosche. Le famiglie starebbero recuperando potere d’acquisto, «seppur lentamente». «Abbiamo dato risposte lavorando sul taglio del costo del lavoro, soprattutto per i redditi medio bassi». E poi, il governo si appresterebbe a tagliare le tasse: «Non le abbiamo aumentate, ma diminuite». Quanto ai precari, sarebbero calati «di 550 mila unità rispetto ai governi precedenti», mentre gli «occupati stabili sono aumentati di 1,2 milioni».
Le difficoltà dell’economia reale restano il punto sensibile. Il vero buco nero del consenso, assieme all’anno trascorso al fianco di Donald Trump. Meloni ha dunque necessità di mostrarsi sintonizzata con il Paese: per questo va a fare la spesa, assicura, per sentire «l’affetto» della gente. Detto questo, nessun provvedimento a sorpresa è però alle viste: «La novità di questo esecutivo non è solo avere stabilità, ma una visione. Mi chiedono: “Cosa hai in serbo nell’ultimo anno di legislatura?”. Questo è un modo di fare politica non ci riguarda. Abbiamo tre priorità: rafforzare salari e potere d’acquisto, incentivare le aziende che assumono e investono, sostenere famiglie e natalità».
Le domande sono tante, come i dossier da gestire. Ad esempio, quello dell’energia atomica: «Entro l’estate sarà adottata la legge delega e verrà completato il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia». Secondo Meloni, un altro successo riguarderebbe l’estensione della Zes unica del Mezzogiorno, che avrebbe goduto di «investimenti, lavoro, infrastrutture, semplificazione». Rivendica pure il rispetto delle scadenze del Pnrr e la promessa del piano casa (finora, appunto, soltanto una promessa). Resta il peso di dati e numeri, in rapido peggioramento. E montagne da scalare in sede europea, che non inducono però la presidente del Consiglio a ipotizzare il superamento del potere di veto: «Non è questo che può sbloccare la situazione». La penuria di risorse è sempre colpa del superbonus: «Hanno sperperato risorse ipotecando i cinque anni successivi perché sapevano che non avrebbero dovuto prendersi la responsabilità di quelle scelte».