Patto Ue sulla migrazione e l’asilo: spinto dal governo ma l’Italia non è pronta
di Alessandra ZinitiMigranti
Migranti in Albania
A meno di un mese dall'entrata in vigore di quel Patto europeo per l'asilo e immigrazione che il governo Meloni si vanta di aver spinto portando sulle sue posizioni i 27 stati UE, l'Italia rischia paradossalmente di farsi cogliere del tutto impreparata ad applicare le nuove procedure. Di più: i centri in Albania, che secondo l'interpretazione del governo, saranno ora legittimati a funzionare a pieno ritmo, promettono invece di innescare un nuovo braccio di ferro con i giudici. Vediamo perché.
I centri per le procedure accelerate
Il nuovo Patto UE assegna all'Italia il maggior numero di procedure accelerate di frontiera (quelle riservate ai migranti che arrivano da Paesi sicuri) tra tutti gli Stati membri. Secondo tabella, dovrebbero essere 8932. Ma il ministero dell'Interno non ha ancora attivato sufficienti centri dedicati a queste procedure, centri dove trattenere in stato di detenzione amministrativa i migranti in arrivo. Al momento i posti disponibili sono quelli dei centri di Mod…
A meno di un mese dall'entrata in vigore di quel Patto europeo per l'asilo e immigrazione che il governo Meloni si vanta di aver spinto portando sulle sue posizioni i 27 stati UE, l'Italia rischia paradossalmente di farsi cogliere del tutto impreparata ad applicare le nuove procedure. Di più: i centri in Albania, che secondo l'interpretazione del governo, saranno ora legittimati a funzionare a pieno ritmo, promettono invece di innescare un nuovo braccio di ferro con i giudici. Vediamo perché.
I centri per le procedure accelerate
Il nuovo Patto UE assegna all'Italia il maggior numero di procedure accelerate di frontiera (quelle riservate ai migranti che arrivano da Paesi sicuri) tra tutti gli Stati membri. Secondo tabella, dovrebbero essere 8932. Ma il ministero dell'Interno non ha ancora attivato sufficienti centri dedicati a queste procedure, centri dove trattenere in stato di detenzione amministrativa i migranti in arrivo. Al momento i posti disponibili sono quelli dei centri di Modica e Porto Empedocle, aperti negli anni scorsi ad hoc, ma che hanno girato a scartamento ridotto per le decine di annullamenti dei trattenimenti disposti dai giudici. Adesso restano poche settimane per adibire a questo tipo di procedure altri 4.400 posti tutti in zona di frontiera, così come appunto prevede la legge per l'applicazione delle procedure accelerate di frontiera.
L'Albania non è frontiera Ue
E qui appunto cominciano i problemi per i centri in Albania. L'annuncio intenzione del governo di riprendere a portare a Gjader non solo migranti destinati al rimpatrio da Cpr ma anche richiedenti asilo soccorsi in mare e destinati alle procedure accelerate (dunque il progetto iniziale) si scontra con quanto esplicitamente previsto dal Patto UE Asilo e immigrazione. I centri dovranno trovarsi alla frontiera esterna della UE o in una zona di transito purché su proprio territorio. E i centri in Albania, con tutta evidenza, non si trovano né alla frontiera UE né su territorio italiano visto che il memorandum siglato con Tirana prevede solo la giurisdizione italiana su territorio di uno stato terzo.
Gjader non è un return hub
E neanche il centro in Albania risponde all'identificazione dei cosiddetti return hub, anche questi previsti dal nuovo Patto ma con criteri che Gjader non ha. I return hub sono infatti centri che possono essere istituiti in Paesi terzi (come potrebbe essere l'Albania) con cui stringere accordi per l'espletamento delle procedure di asilo. In questo caso però sarebbero i Paesi terzi a farsi carico di tutte le procedure secondo la loro legislazione. Anche qui non sono le modalità previste dall'accordo Italia-Albania che vuole che tutto sia in capo all'Italia. Per far funzionare Gjader come return hub Tirana dovrebbe assumersi questo onere.
Nelle prossime settimane il consiglio dei ministri dovrà approvare un nuovo decreto attuativo per l'applicazione del nuovo Patto Ue, ma se il governo – come sembra intenzionato a fare - proverà a far ripartire i centri in Albania senza mutare le regole del gioco, è facile prevedere nuovi interventi dei giudici. Per altro ancora in attesa della sentenza della Corte di giustizia europea sulla legittimità dell'uso del centro di Gjader come l'11esimo Cpr italiano.