Calenda: “Scommetto sul pareggio, basta parlare di riforma elettorale”
di Giovanna Vitale«Solo dei pazzi discutono di legge elettorale con il Paese in recessione, un’inflazione galoppante e il costo dell’energia fuori controllo», riflette Carlo Calenda, segretario di Azione.
Perché pazzi?
«Già con il referendum è arrivato un messaggio: non vi state occupando delle cose che contano. Se tu rispondi parlando per mesi della modifica del Rosatellum vuol dire che non hai capito niente».
La destra insiste, senatore.
«E fa male. Anche perché sta perdendo tempo: non si farà mai».
Come fa a esserne così sicuro?
«La Lega non la vuole, un pezzo di Forza Italia idem e neanche Meloni ha le idee chiarissime. Per non dire che ha aspetti incostituzionali».
Per questo lei è contro?
«Anche. E per altre due ragioni. Primo: poiché si vince con un solo voto in più, i due poli sono costretti a grandi ammucchiate per recuperare consenso sulle estreme. La destra si deve caricare Vannacci e la sinistra Potere al popolo».
La seconda ragione?
«Oggi si vota sempre meno: se metti un mega premio rischi…
«Solo dei pazzi discutono di legge elettorale con il Paese in recessione, un’inflazione galoppante e il costo dell’energia fuori controllo», riflette Carlo Calenda, segretario di Azione.
Perché pazzi?
«Già con il referendum è arrivato un messaggio: non vi state occupando delle cose che contano. Se tu rispondi parlando per mesi della modifica del Rosatellum vuol dire che non hai capito niente».
La destra insiste, senatore.
«E fa male. Anche perché sta perdendo tempo: non si farà mai».
Come fa a esserne così sicuro?
«La Lega non la vuole, un pezzo di Forza Italia idem e neanche Meloni ha le idee chiarissime. Per non dire che ha aspetti incostituzionali».
Per questo lei è contro?
«Anche. E per altre due ragioni. Primo: poiché si vince con un solo voto in più, i due poli sono costretti a grandi ammucchiate per recuperare consenso sulle estreme. La destra si deve caricare Vannacci e la sinistra Potere al popolo».
La seconda ragione?
«Oggi si vota sempre meno: se metti un mega premio rischi di arrivare al governo con il 25%, di avere cioè una supermaggioranza nelle Camere ma una superminoranza nel Paese. Perciò abbiamo detto: se volete il premio fatelo come suggerì De Gasperi, al 50,01% dei voti reali».
Per Donzelli, però, il Rosatellum porta al pareggio, a maggioranze formate in Parlamento alle spalle dei cittadini, con accordi di palazzo.
«Forse a Donzelli manca un pezzo: noi siamo una democrazia parlamentare, è lì che si formano le maggioranze e quando accade le coalizioni sono più omogenee perché nascono sulla base di un programma di governo».
Che tuttavia i poli già scrivono e depositano prima del voto.
«Peccato siano finti. Guardi questo esecutivo: a forza di compromessi e veti è durato perché non ha fatto nulla. E lo stesso succederà al prossimo giro: vorrei sapere come fanno a stare insieme Tajani che punta sull’Europa e Vannacci che pensa che la Russia sia il posto migliore dove vivere».
Quindi lei tifa per il pareggio?
«Certo. Consente, dopo le elezioni, di costruire la coalizione su alcuni punti concreti da realizzare entro la legislatura, come in Germania».
Quindi Azione andrà da sola? E per far cosa: l’ago della bilancia?
«Sì, correremo fuori dai poli perché penso ci debba essere una forza centrista e liberale in grado di determinare l’agenda di governo».
Lo sbarramento è al 3%, lei nei sondaggi è al limite, non rischia?
«C’è un enorme spazio al centro per un’agenda liberale, la soglia non ci spaventa per nulla. Proporremo un programma molto europeista: abolizione del diritto di veto, piano energetico e di riarmo, smantellamento dei monopoli».
Sembra di sentire Forza Italia. Ha mai incontrato Marina Berlusconi?
«No, mai. Ma con Forza Italia ho un’interlocuzione: abbiamo fatto una battaglia comune per il nucleare. Come l’ho fatta con il Pd sul salario minimo. Non siamo ideologici, se condividiamo una proposta — a destra come a sinistra — noi la votiamo».