Ad annunciarlo sui social è direttamente lei, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni unite sui territori palestinesi occupati: un tribunale del District of Columbia, a Washington, sospende provvisoriamente le sanzioni imposte a suo carico dall’amministrazione Trump. Restrizioni legate all’attivismo in difesa dei diritti del popolo palestinese di Albanese, la quale era stata inscritta in un registro in cui compaiono soggetti accusati di riciclaggio, traffico d’armi e narcotraffico, terrorismo internazionale o di sostegno a regimi sanzionati. All’atto pratico, queste misure internazionali non le permettevano di fare alcun tipo di operazione con il denaro: niente conti correnti, niente accrediti di stipendio, niente acquisti online e così via.
Il giudice ha stabilito che «tutelare la libertà di parola è sempre nell’interesse pubblico» e che lo scopo della designazione di Albanese è stato quello di «punire e di conseguenza reprimere le idee sgradite». La decisione «mi dà un …
Ad annunciarlo sui social è direttamente lei, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni unite sui territori palestinesi occupati: un tribunale del District of Columbia, a Washington, sospende provvisoriamente le sanzioni imposte a suo carico dall’amministrazione Trump. Restrizioni legate all’attivismo in difesa dei diritti del popolo palestinese di Albanese, la quale era stata inscritta in un registro in cui compaiono soggetti accusati di riciclaggio, traffico d’armi e narcotraffico, terrorismo internazionale o di sostegno a regimi sanzionati. All’atto pratico, queste misure internazionali non le permettevano di fare alcun tipo di operazione con il denaro: niente conti correnti, niente accrediti di stipendio, niente acquisti online e così via.
Il giudice ha stabilito che «tutelare la libertà di parola è sempre nell’interesse pubblico» e che lo scopo della designazione di Albanese è stato quello di «punire e di conseguenza reprimere le idee sgradite». La decisione «mi dà un po’ di respiro — ha scritto Albanese — ma la battaglia non è finita. I giudici della Corte penale internazionale e le Ong palestinesi rimangono sanzionati senza alcuna possibilità di ricorrere alla giustizia. Gli interessi in gioco sono altissimi».
Sul piano politico, in questi mesi il governo italiano non ha mai protestato con gli Usa per questa decisione nei confronti di una concittadina, colpita come detto per una sorta di reato d’opinione, in primis la denuncia di un genocidio in corso a Gaza.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, evita ogni commento: «Mica devo esprimersi sulle decisioni di ogni tribunale nel mondo...». L’unico sostegno istituzionale concreto alla giurista era arrivato dai governi di Spagna e Slovenia, che avevano chiesto un intervento alla Ue contro le sanzioni. Il presidente socialista spagnolo Pedro Sanchez la settimana scorsa aveva insignito Albanese con l’Ordine al Merito Civile, per «il suo esteso lavoro nel documentare e denunciare le violazioni del diritto internazionale a Gaza».
In tutto questo tempo, dice il segretario di Si-Avs Nicola Fratoianni, «il governo Meloni non ha trovato la forza, il coraggio, la dignità istituzionale di difendere una cittadina italiana, vittima di un governo straniero». L’ex presidente della Camera Laura Boldrini (Pd) ragiona: «Le sanzioni sono una mannaia non solo sulle persone colpite, ma sulla possibilità della Corte di indagare e perseguire i responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità a tutela delle vittime. La Ue non può rimanere a guardare». Per Alessandra Maiorino, capogruppo M5S nella Commissione Esteri e Difesa al Senato, «Albanese è un esempio di rettitudine etica e dedizione professionale che merita il massimo rispetto, specie in un tempo quale quello che viviamo, in cui sembra che le regole e il rispetto del diritto internazionale siano diventati un optional».